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A 331,916
GIULIO BERTONI
TESTI ANTICHI FRANCESI
PER USO
DELLE SCUOLE DI FILOLOGIA ROMANZA
EOM A -MILANO
SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI
DI
ALBEIGHI, SEGATI e C.
1908.
Proprietà letteraria
MODENA, G. Ferraguti e C. tipografi, Via Servi, N. 5.
3im
PREFAZIOÌ^E
Questo manualetto vorrebbe propriamente essere
un' introduzione critica allo studio dei più antichi
testi francesi, con particolare riguardo a quelli, che
appartengono al periodo anteriore alla Kotvi^, quando
ancora non prevaleva agli altri il dialetto deirisle
de France. La scelta dei testi è fatta dunque con
intendimento di offrire agli studiosi i primi vetusti
esempi delle antiche parlate, e P introduzione gram-
maticale mette sopra tutto in evidenza i loro tratti
caratteristici di fronte al dialetto che diverrà poi la
lingua letteraria di Francia e ch'io chiamerò, con vo-
cabolo italiano nuovo, " francico „.
Presuppongo nel lettore la conoscenza dei risul-
tati principali, a cui è giunta la grammatica storica
generale delle lingue romanze (^) e sopra tutto la nozione
dei fenomeni prettamente francesi o " francici „ , quali
sono descritti e studiati, a ragion d' esempio, nelle
grammatiche del Darmesteter, di Schwan-Behrens e
(1) Questi risultati trovansi registrati nel manualetto di A.
Zauneb, Glottologia romanza j trad. ital. Torino, Paravia 1904 e so-
pra tutto nel solido libro del Meyer-Luebke, Einfuhrung in das
Stttdium der romcm, Sprachwissenschaftj Heidelberg» 1901.
VI Prefazione,
dèi Nyrop. Muovo spesso, nel mio studio, dall' Isle de
Franco per passare poi, quand'è il caso, sia ai dia-
letti del nord (Normannico W e anglo-normanno),
sia a quelli dell'Est (Vallone, Piccardo, Loreno,
Borgognone), sia a quelli dell' Ovest (Anjou, Tou-
raine, Poitou), aia infine a quelli del Sud -Est o
franco-provenzali, se cosi vogliamo chiamarli con
1' Ascoli. Inutile eh' io dica che una delimitazione de-
finita tra questi dialetti non esisteva nel passato, come
non esiste nel presente ; ma idealmente possiamo con-
cepirli e studiarli a se, grazie a qualche fenomeno
proprio ad imo o a parecchi di essi insieme.
Dopo 1' erudita e ormai classica discussione del-
l' Ascoli e del Meyer sui dialetti, la questione in questi
ultimi anni è entrata in una nuova fase (2), alla quale
io mi mostro consenziente nella mia trattazione. Non
occorrerà eh' io sviluppi qui di nuovo la. vessata que-
stione; mi basterà dire che mi attengo più alle testi-
monianze linguistiche che alle denominazioni locali e
non assegno perciò limiti definiti ai miei territori
dialettali (3), valendomi del nome geografico, come di
(1) Accolgo la denominazione del Suchier, riserbando 1' epiteto
di " normanno ,, ai testi in " f rancico ,, scritti in Normandia.
(2) Cfr. Gauchat, Arch. /. d. Stud. d. neuer. Spr. u. Lit, CXI,
365 sgg.
(3) Non è possibile parlare rigorosamente di limiti geografici
d'un fenomeno, se non in quanto si alluda o a una sola parola o
a una famiglia sola di vocaboli. Si studino, a ragion d' esempio,
le carte 220 {chacun) e 223 (chaleur) deìV Alias linguistique de la
France. Si vedrà il diverso trattamento nella Francia del Nord
di ca iniziale ; trattamento che varia talvolta da parola a parola ;
sicché quando io parlo di dialetti, suppongo sempre che il lettore
m' intenda con discrezione. Io non fìsso limiti precisi geografici ;
Pf fifa zio He, VII
un mezsso indispensabile ad ottenere la necessaria chia*
rezza.
Bisognerà piuttosto eh' io dica su quali fonda-
menta ho edificato. E qui mi corre T obbligo di ricor-
dare anzi tutto il Suchier, il Koschwitz e il Lticking,
i cui lavori di carattere gene^le mi hanno guidato
attraverso a più difficoltà (i). E poi, per la trattazione
particolareggiata dei principali dialetti, avvertirò che
mi sono sopra tutto attenuto per il piccardo al
Tobler, Le dit dou vrai anieP, 1884; al Suchier, Au-
cassin et Nicolette^ trad. fr., 1903; al Poerster {Eichart
li Man 1874, Aiol 1876, Ckevalier as deus espees 1877 )
e al Raynaud, Étude sur le dialede dans le Ponthieu, in
Bibl. de VÉcóle des Chartes, 1876; per il normanni co e
r anglo-normanno ho tratto profitto dal Mail, Curnpot
de Philippe de Thaon (verso il 1113) 1873; dal Koch,
Chardry; Josaphaz^ Set dormanz u. Petit Plet in Alt-
franz, Bibl, I, 1879 e sopra tutto dal Suchier, Ueber
die Matthaeus Paris zugeschriébene Vie de 8,^ Auban,
Halle 1876 e dalle prefazioni ai testi pubblicati nella
Bibliotheca normannica diretta appunto dal Suchier.
perchè già nel medio evo gli scambi e le sovrapposizioni idioma-
tiche, sopratutto nei documenti, trovansi in grande numero ; ma
chiamo peculiare d' una regione un fenomeno che trovo abbon-
dantemente rappresentato nei testi antichi di quella regione.
(1) G-iacchè sono sulla via di confessare ciò che debbo ai miei
predecessori, dirò anche che mentre l'introduzione lingui-
. stica, che segue, è un tentativo mio di coordinare alcuni dati
sparsi qua e là in opere disparate, per i testi invece assai debbo
al Koschwitz, da cui ho preso, salvo qualche modificazione, il testo
del Jonaa. Il glossario è quanto mai semplice; e non ho data
1' etimologia dei vocaboli per lasciare che 1' allievo si eserciti da
solo, sulle opere del Diez e del Koerting.
vili Prefazione,
Fra queste, mi sono riuscite di gran giovamento le
pagine del Suchier, Eeimpredigt n.° 1 e dello Stim-
paing, Boeve de Haumtone, n.° 7. Altre opere saranno
citate a loro luogo W; qui dirò che per il Pico ardo e
il Normanno insieme, la Vita ormai classica di S. A-
lessio di Gr. Paris resta sempre un lavoro fondamen-
tale. Per il Vallone, debbo citare gli studi del Wil-
motte, Romania, XVII-XIX, di 0. Wiese sui dialoghi
di Grregorio papa e V introduzione del Cloétta al Poème
maral (Roman. Forsch,^ HI, 1). Alcune ottime pagine
sono pur dedicate al Vallone nello studio del Suchier
su S. Léger in Zeitschrift f. roman. PhiloL^ IT, 266.
Per il Loreno e il Borgognone mi son giovati,
tra gli altri, V Apfelstedt, Altlothringiscìier PsaUer^ in
Altfram. Bibl. IV, 1882 e il Buscherbruck, Romanische
Forschungen, IX, 662. L' introduzione del Foerster al
Lyoner Yzopet 1882 mi è servita per la Franca-Con-
tea, e quella al Cligés 1884 per la Champagne.
Infine per i dialetti della Francia dell'Ovest, bi-
gnerà eh' io ricordi i due studi del Q-òrlioh, Die Sud-
westlicJien Dialecte der Langus d' òil 1882 e Die Nord-
wesflichen Dialecte der Langtie d'ozi 1886.
Per il franco-provenzale, per adottare sempre V e-
spressione dell' Ascoli, citerò il Philipson, Phonètìque
lyonnaise au XIV^ siècle^ in Romania, XITE, 642 e il De-
(1) Bicordo qui, per Panglo- normanno, alcuni lavori parti-
colari degni di nota: Vising, Elude sur le dialecte cmglo-norm, du
XI I^ «., Upsal 1882; Hammer, Die Sprache der cmglonormcmischen
Brandcmlegendej in Zeitschrift f. romcm, PhiloL, IX, 75 ; Bolfs, Die
Adgarlegendeuy in Romcm, Forschungen, I, 179. Alcune buone pa-
gine in Bédieb, Le roman de Triatan par " Thomas „ , Paris, 1905,
II, p. 11 8gg.
Prefazione, ix
vaux, Essai sur la langue vulgaire du Dauphiné septen-
trional au moyen àge^ 1892.
Inutile poi dire che le forme dialettali moderne
mi sono spesso servite per controllare qualche dubbia
asserzione o per confermare qualche verità. E benché
non lo citi se non di rado, ho ricorso assai di fre-
quente al monumentale Atlas linguistique de la France
del Gilliéron e dell' Edmond. Queste le fonti princi-
pali, a cui ho attinto.
Tralascio poi di ricordare i testi e le monografìe
speciali sopra punti controversi di fonologia o morfo-
logia. Quelli e queste troverà il lettore mentovate a
loro luogo nel corso delle pagine seguenti. Si tratta
spesso di dissertazioni o tesi di dottorato dovute ad
allievi del Forster, del Gròber, dello Stengel e del
Suchier. Alcune di esse rappresentano lo sviluppo di
idee e pensamenti dei maestri e sono frutto del loro
insegnamento; altre poi portano nuovi contributi alla
scienza, e in genere mi sono parse assai utili, se non
altro come metodiche raccolte di materiali.
La mia introduzione non vuole essere una
grammatica dell' antico francese, poiché essa si limita
quasi sempre, come ho detto, a quelle che possono es-
sere chiamate " particolarità o peculiarità dialettali „
e aspira ad essere come una chiave per lo studio degli
antichi testi.
Ho detto " peculiarità dialettali „ , e qui devo an-
cora spiegarmi. Fondandoci sopra tutto sul Voyage de
Charlemagne à Jértcsalem e sul Couronnement de Louis,
nonché su altri testi indicati dal Suchier, Les voyelles
toniques du vieux frangais, trad. fr. di Ch. Guerlin
de Guer, Paris 1906, p. 4, noi possiamo avere un' idea
X Prefazione.
assai chiara del più antico " francico „. Ora, io mi sono
proposto (e mi si scusi, se insisto ) di porre sopratutto
in evidenza nei più vetusti documenti i tratti che si
staccano dalla fonetica e dalla morfologia della parlata
deiris le de Frane e, e qufindo non avevo differenze
più o men sensibili da avvertire, non ho discorso del
fenomeno francico, per non ripetere a sazietà ciò che
si trova in ogni grammatica storica di antico francese.
Ognun comprende perchè non mi sia avventurato oltre
e non abbia, ad esempio, neppur tentato di fissare la
diffusione di codesti tratti peculiari, limitandomi a se-
gnalarli nei miei testi. Altro non è consentito, parmi,
allo stato delle nostre conoscenze, se non vogliam
cadere in ipotesi arrischiate e dannose.
Cosi concepito, io ho fiducia che il mio manua-
letto, che non presume del resto* di mostrarsi esente
d'imperfezioni, recherà qualche giovamento a quanti
vorranno addentrarsi di proposito nello studio della
lingua d' oil.
G. B.
INTRODUZIONE
VOCALISMO TONICO
1. Il mutamento di a libero in e è un tratto
notissimo della fonetica francese. I Giuramenti di
Strasburgo hanno ancora: salvar I, 6, fradre (-a) 4, 6,
retumar II, 4. Tutti gli altri documenti presentano di
già Cy a meno che non si tratti di falli di copisti,
quali un t?6rda^ nella Vie de S.** Marie Egiptienne,
un tpertàt nel Comput ed in altri pochi casi. La pro-
nuncia di a nei Giuram. dovrebbe essere ce secondo
lo Storm, Romania, III, 287, che vorrebbe vedere in
questa pronuncia quasi uno stadio preparativo di e,
che trovasi già nelPEulalia. E anche per il Paris Va
dei Giuramenti non sarebbe che un'espressione gra-
fica d' un suono che non era già più a.
2. Del resto, negli altri testi, a in sillaba aperta
è già diventato e. Nell'Eulalia: presentede 11, virgi-
nitet 17, Jionestet 18, getterent 19, spede 22. Dinanzi ad
n: maent 6 con un a>e assai simile ad ai. Nel JonasW
si ha e: aler r.° 1, laòoret v.° 26, repauser 28, tei 41.
Abbiamo poi mei y/" 66 e mais 80, male 71 (2). Sono
(1) Cito il Jonas (Testo n.** Ili) secondo le linee della mia
stampa. Ciò per maggiore comodità.
(2) Per la soluzione di questo quesito, siamo in presenza di
diverse ipotesi : o mal era usato come aggett. attrib. e mei come
predicato (Lùcking), oTvero Va è dovuto all' efficacia ritardatrice
di l (Bòhmer, Paris), o anche mal fu usato come atono e mei come
tonico (Neumann).
XVI Vocalismo tonico,
forme da attribuirsi al dialetto dell' autore o del co-
pista peer 72 e ireist (o iretst?) 8, 52 (= irez).
Il passaggio di a ad e si crede siasi verificato
alla fine del sec. Vili o durante il sec. IX; certo esso
è posteriore alla trasformazione c(a); carum ha dato
prima di tutto char e poi chier (cher). Se si fosse ot-
tenuto * ce rum prima dell' assibilazione, non si avrebbe
ora cherW.
3. Il valore del suono e non può essere precisa-
mente indicato ; certo sappiamo che non assona né con
e da e, in sili, chiusa, né con l' é da è, ì in sili, chiusa,
tonici. Era forse un e lungo stretto, come già diceva
Gr. Paris nel suo Alexis. Cfr. Zeitschrift f. roman.
PhiloL, III, 137. La rima cruel: crever v.** 163 nel S.^
Léger (Testo n.° IV) cessa di essere inverosimile,
come la credeva il Paris, Rom., I, pag. 279, se am-
mettiamo come base* crudale, anzi che crudele (^),
Il più antico francese distingueva adunque tre
specie di e: l'uno proveniente da a libero, il secondo
(e) da è in sili, chiusa, il terzo da è, ì. Questi due
ultimi e si sono conservati distinti nel Sud e nell' Est
della Francia, ma si sono presto unificati nella Kotvi^.
Così non e' è già più distinzione nel TriMan di Béroul
(ediz. E. Muret, Paris, 1903, p. xxxiii). Ma soltanto
più tardi la fusione fu completa.
Poche parole con e d' altra origine assonano con
(1) Cfr. Nyrop, Gremì, hist. de la langue frangaise, Copenhague ^,
1905, § 191.
(2) SucHiEB, Les voyelles toniques du vieux frcmgaù, Paris, Cham-
pion, 1806, p. 41. —G. Paris, Bom., I, (1872) p. 279, aveva scritto :
« La rime crucis: crever 26, absoliiment impossible en provenga!
« ( criidels, crevar)^ est bien invraisemblable en franpais ; ... je craìns
« avoir été égaré, dans ma collation, par une mauvaise lecture
« du précódent éditeur, et je soupQonne qu' il y a dans le ms.
« quelque autre mot ». Crudele ha perduto presto il suo proprio
suffisso ed oltre ad -ale, gli si è sostituito in qualche testo, -osù.
Vocalismo tonico. xvii
e àa. a libero. E sono : ert e eret e la parola Deus, Infine
neir Alessio, quereiz ( 63** ), trovereiz 63 ) e atendeiz
(100^) hanno lo stesso suono (i).
4. Neir anglo-normanno si conosce un ie per 6,
(piere, miere, nieQ e forse non si tratta di un fatto
grafico, ma sibbene di una modificazione fonetica, come
è mostrato dall' ingl. friar (frère). Cfr. Suchier, *Les
voyelles toniques du vietix frangais, cit., pag. 42. Ve-
nendo a qualche esempio, mi limiterò a dire che si
trova nel cod. D di Boeve un tiél 3464, 3830 e un
escharnier 2587. Sempre in anglo-normanno (Tristan,
S.* Auban, Boeve) trovasi anche la grafia ee. Assai
comune però è ei, ovvero ey. Pare che questo ei fosse
realmente un dittongo e non già un vezzo grafico
(Behrens, Zur Lauthhre, 82, Stimming, Boeve, p. 175).
Un remis re ma su trovasi in più testi anglo-normanni,
nel Boeve, 1384, 2742 ecc. nel Brandan, 1817 ecc.
Stimming, Boeve, p. 176. — ' Si ha sempre mal in
Adgar e una sol volta ker (quare). Cfr. \Rom, Forsch,,
I, 207.
5. Nei dialetti dell'Est (Piccardo (2), Vallone (3),
Loreno, Borgognone) la regola è che a diviene ei, Cfr.
Apfelstedt, Lothringischer Psalt, [Altfranzósische Bibl.
(1) Ecco l'opinione di Gr. Paris, Vie de St. A., p. 120: « Dès
« le milieu du XP siede le travail analogique qui a si profon-
« dément penetrò notre conjugaison avait assimilò les deuxièmes
« personnes plur. des 2®, S® et 4® conjugaisons aux deuxièmes pers.
« plur. de la 1* conjugaison qui sont en è pur (amez), L'ortho-
« graphe en eiz vient très probablement du ms. originai, e' est-à-
« dire de Pauteur ».
(2) Per il piccardo e il vallone, le cose non sono del tutto
chiare. Nel Piccardo del Nord trovasi per regola e. Cfr. W. Eòhrs,
Sprachliche Untersuchung der Dime de Penitence [1288], Erlangen,
1894.
(3) Nel vali, e borg. -àtr- dà er, non eir. Rom., XVII, 554 e
VI, 42.
XVIII Vocalismo tonico,
n. IV) Heilbronn- 1881, p. viii. Cosi nei più antichi
testi loreni, quali i Sermoni di S. Bernardo e le
Prediche, di Gregorio su Ezechiele (1), e cosi
nella nostra versione di Boezio scritta probabilmente
a Metz (2) (certo dovuta a un amanuense delPEst).
Nella Franca Contea a diviene pure regolarmente ey:
hantey 9, plantei 10, bontey 40 ecc. Forster, Lioner
Yzopet, (Altfr. Bibl. V), p. xxvi. Per la 3* plur. del
perf. la forma dialettale è -arent. Nelle parole mono-
sillabiche, si ha a conservato: quar, ja, va, accanto ai
dialettali jaiy. vai. Si ha taluna volta e, tale altra eiy in
parecchi testi, per. es. in Floris et Liriope di Robert
de Blois (ediz. Wolfram v. Zingerle) in Altfranz. Bibl.^
Xn, p. XIV. In siffatti testi Ve è dovuto all'influsso
del francico.
6. Nel vallone del Sud (cfr, Wilmotte, Romania,
XIX, 72 sgg.), a diviene ei e ee: deìnandeer, ecc. a
meno che questo ee, che trovasi in sole due carte, non
sia una pura e semplice geminazione grafica di e,
7, È risaputo che a diventa ie^ per la legge detta
di Bartsch, riassunta con alcune aggiunte personali del
Paris, Vie de St. Alex,, p. 79 nei segg. casi: V sempre
dopo q, eh, g, n, V (chachier, colchier, mangier, moiUier),
2*" dopo s, ss, . t, d, n, r, quando nella sillaba precedente
v'èun i, che sia passato per y, [brisier^ laissier, ecc.),
(1) Due passi dei Sermoni sono dati a pag. 81. Per gli esempi
di ei in questo testo, cfr. Rom, Forach., IX, 678 e per gli esempi
in Ezechiele si veda Gorssen Lautlehre der altfr, Uehersetzung der
Predigten Gregors Uber Ezechiele Bonn 1883. Altri esempi loreni di
ei ai troveranno facilmente in Bonnardot, Ohartea franqaisea de Lor-
vaine et de Metz, Paris 1873, p. es. a p. 33 e Document en patois
lorrain (1337-38) in Romania, I, p. 331. E per il fenomeno in ge-
nere, si cfr. Kesselbing, Die hetonten vocale im Altlohringischen,
Halle 1890, p. 24.
(2) E l'ultimo dei nostri testi più avanti pubblicati, n.** XXII.
^Vocalismo tonico, xix
3° dopo un i e dopo i dittonghi ei, oi: pleìer, ecc.
— Diventa dunque ie sempre dopo una gutturale,
alla quale soltanto (e non al suono che* se ne svi-
luppa regolarmente nella Isle de Franco) si deve Vi.
Infatti, in piccardo (che col normalmo mantiene in-
tatto il e -^ e, ie, i derivati da a, quando però non sia
preceduto da vocale), si ha cerkier, pequié, ecc.
Già nelPEulalia si trova: consellier 6, regiel 8,
chielt 13, cJieef 22, lazsier 24; preier 26 e nel Jonas
comenciest v."* 71. — L' anglo-norm. ha invece e anche
nelle parole sottomesse alla legge del Bartsch (Cfr. § 20),
'8. Il Mystère delTópoux non distingue tra e
da a libero e e proveniente dall' a nella legge di Bartsch:
pechet: net: Itdeet (bateiet)^ vv. 16-18, ecc. Cosi nel-
l'Epitre farcie: contrester: deraisner 21, 23. E un
fenomeno proprio della Francia dell' ovest al nord e al
sud. Cfr. Groerlich, Die nordwestl, Dial., cit. 79, 13 e
Die Sudwestl, Dialekte der langue d' òtl in Franzósische
Stvdien, cit.. Ili, p. 30.
9. -aia. Alla rima nel Mystère trovasi: malau-
reas: liureas: meneias 88-90. Nel sud-ovest si trova et
per a soltanto nella desinenza -aia. Nell'Est abbiamo
-eie (loreno, borgognone, Franca Contea).
Nel Vallone del Sud (Namur) si ha -eie nelle carte
più antiche (1240, 1242, 1263), più tardi la forma
generale è -ee. Cfr. Wilmotte, Romania^ XIX, p. 75.
10. Per la formula j -\- àia, è notevole nel pic-
cardo, nel vallone e nel loreno lo sviluppo di -iee
in -fe, p, es. nel Dime de Penitence: ( 1288) eslongie: folle
16; nel qual testo sono interessanti le rime -ie (jata)
con -ie (jatu, -jati^ -jate) che ricorrono una decina di
volte p. es. pecde: mie 2208. Forster, Vemis la Deesse
d'amor, 51, Suchier, Jen. Liti. 1875, 502.
Questo -èe per -iee trovasi anche nell'anglo-normaimo,
XX Vocalismo tonico.
p. es. nei Quatre livres des Rois (P. Schlosser, Die
Lautverhàltnisse der Q. L, d, R., p. 8). È sempre
attestato dalle rime neìV Yzopet {¥rebnca> Contea) ediz,
Forster, p. xxvii.
11. Notevole nei dialetti nell'est il trattamento
di a-\-L Talvolta alle forme franciche in al risponde
un aul (sopratutto nel Borgognone). Se si esaminano
i preziosi frammenti loreni della Chanson de Roland^
si notano rime in auh Cosi nelF unico ms. del Floovant
( ediz. Guessard e Michelant, Paris 1859), nella Guerre .
de Metz en 1324 (ediz. Bouteiller, Paris 1875) e nei
documenti loreni del sec. XTTT citati e studiati dal
Kesselring nella sua tesi sul loreno del sec. XTTT: Die
ietonten Vocale im Altlothringischen, cit., p. 39,
Nella Franca Contea si ha e in telx, tele, eie; a in
loial, comunalj naturai^ e il dialettale au in maule 179,
azde 2375, loiaul 2045. Cosi in sillaba chiusa: patite
1371, maules 3182. Sono forme dell' Yzopet.
Vi. -alerà. Le forme regolari in -él erano più fre-
quenti nell'antica lingua, che nel francese moderno,
ma ci fu sempre esitazione tra -el e -al. Ai dialetti
del nord -nord-est non è sconosciuta la forma iel (For-
ster, Ghev. OS II espeeSj XLI), che deve essere un tratto
anglo-normanno. Cfr. § 4. Nei testi anglo-norpaanni
Ve di -alis rima con e aperto. Quando alem è prece-
duto da Ij si ottiene per dissimilazione -arerà, donde
regolarmente -er: sengler (singularem), bacheler (bac-
calarem), ecc. Più tardi soltanto la desinenza -er fu sop-
piantata da -ier -arium. Cfr. § 15.
13. -abulu e -abile divengono in loreno e nella
Franca Contea -anòle, àouàe più tardi -ale. Cfr.
Yzopet, p. XXVIII.
14. I sufl&ssi -ianus e anus dinanzi a palatale son
divenuti già nell'Eulalia 4ien e -ien {Maximiien 11,
chrestien 14, pagiens 12, 21).
Vocalismo tonico. . xxi
15. -ariu, I Giuramenti hanno -er, per questa for-
mula tanto discussa (l), nel nome Ltidher I, 7. La Vie
de S/ Léger ha invece Lothiers, 20. La forma -er tro-
vasi di rado negli antichi testi francesi, sopra tutto nella
Normandia (2) e nelPanglo-norm., ove ie doveva del resto
ridursi a e. Per il Piccardo, Raynaud, Éttcde sur le
dialecte pie, dans le Ponthieu 1204-1333^ già citato,
ha trovato frequentemente manere a lato a maniere e
Suchier cita in Auc. cevalers e levrer e in altri testi
piccar di monster, quisiner (Robert de Clari). Nel f ran-
cico pochi sono i casi di -er. Il Metzge cita appunto
manere (3), a cui si può aggiungere ijpremer, OMwrer, osteler,
taverner, murtrer, premsremant, E certo che il primo
sviluppo regolare fu -er. Nel nord-ovest la forma co-
mune è pure 'ter; tuttavia nei sec. XII e XIII non
sono rari i casi in -er nella Bretagna, in Anjou,
Maine, Touraine W. Invece nel sud-ovest (Sain-
tonge, Aunis, Poitou) -arius diviene -er persino
nei testi ove Ve largo si dittonga (5). Nei dialetti del-
l'est si ha -er e -eir: manere^ maneire^ ryveirek^)^ ecc.
Quanto alF origine della forma francica Aer^ parmi
che il Morf sia nel vero quando pensa {Arch. f. d,
Stttd. d, w. Spr. u, Lit CXIV, p. 346 sgg.) col Paris
che si abbia avuto -er e -ier, a seconda che -arius era
(1) E. Staaf, Le suffixe ariu8 dcms les Icmgues romcmes, Upsal 1896.
(2) e, invece di ie, trovasi quasi esclusivamente dinanzi ad r.
Cfr. EaaEBT, Entwickelung der norm. Mundart in dép, de la Mcmche,
in Ztf., XIII, 357.
(3) Metzge, Der Dialekt von lale de Frcmce im XIII u, XIV
Jahr, in Arch, /. d, Stud. d. n. Spr, u, Lit, LXV, p. 72.
(4) GoERLiCH, Di nordweatlichen Dialekte cit., in Frcmz, Stvn
dieuj V, p. 22.
(5) G-OERLiCH, Die sUdwestlichen Dialecte cit., in Franz, JStu-
dien, III, p. 35.
(6) GoERLiCH, Der burgundische Dialekt im XIII u. XIV Jahr-
hundert, in Franz, Studien, VIII, 37.
XXII , Vocalismo tonico.
preceduto da una consonante semplice o da una pala-
tale, e poi -ter abbia finito col sostituirsi a -er. Forme
di a. frane, come cJievaler, destrer, ecc. sarebbero dun-
que delle tracce della condizione primitiva di cose W,
16. In sillaba chiusa, nel Loreno diviene ai^ ei,
e, p. e. abaitre^ perle (parie) ecc. Cfr. Apfelstedt, p. xiii.
Sempre in sillaba chiusa, nella Franca Contea (Yzopet)
diviene ai o e quando segue una muta: lais (lassù)
829, pais (passu), es (habes), o una palatale: saiche
(sapiam), vaiche (vacca)-^'aigr^ (sapidu, Schuchardt,
Bom. Etym.j I, Vien 1898, p. 3 sgg.). Il suff. -aige da
aticu è proprio anche al Nord della Francia.
e largo.
•
' 17. In Francico diviene te e poi ben presto ié.
Secondo il Suchier, Op. cit.^ p. 89*, questo spostamento
d'accento è anteriore allo scorcio del sec. IX, poiché nel-
PEulalia si trova già il nostro monodittongo in rima
con ié proveniente da a [§ 7], p. es. del: preier 26-26.
Il Suchier può, nel fatto, avere ragione, ma la prova
su cui si fonda, non mi pare resistente ; infatti non è .
dimostrato che ie da a abbia veramente avuto V accento
su e (2). Io penso per contro che per lo 'meno nell'Est
e nel Nord la pronuncia sia stata dapprima ie e non ié.
Come si spiegherebbero altrimenti i casi -ie da 4ee
[ § 10 ], senza ammettere la pronuncia -iee f — In Eu-
lalia abbiamo dunque ie: del 26, menestier 10. Eret 12
(1) Il Morf, sulla guida dell' Ascoli e dello Schuchardt, pone
a base delle forme romanze, nel suo ingegnoso articolo, il suffisso
-aerius,
(2) Cloetta, Roman. Forschtcngen, III, 52.
Vocalismo tonico. xxiii
presenta il solito e di suono lungo e stretto [ cfr. § 3 ] '
— il che par dovuto alla necessità di tener separato
l'imperfetto dal futuro, o anche all'influsso degli a
del pp. f. — e mei 16 non ha il dittongo forse per
influsso del suono seguente. Cfr. G. Paris, Rom,j VII,
120. — Così in S.* Léger, p. es. piez 224.
18. Non si dittonga nel My stèro, coverti 79, Deu
73 e 75, d'accordo in ciò con i testi del Sud-Ovest.
19. In S/ Etienne si ha ie: hien 5, 3 e e: ed 7, 3.
20. Al suono ie francico (anche se non prove-
niente da e largo, cfr. § 7 in fine ) corrisponde in anglo-
normanno e. Questa è anzi una caratteristica di quel
dialetto, ove non era distinzione tra e e ie nella fine
del sec. XII, come è provato dalle rime. Nelle Le-
gendes di Adgar il fenomeno è comunissimo. Cfr. Rolfs,
Die Adg,4egenden, in Rom, Forsch, I, p. 213-216. Ol-
tre che nell'angle normanno, il fenomeno si presenta
anche nel franco-normanno; ma le rime mostrano che
i poeti cercavano di evitarlo, conformandosi alla pro-
nuncia francica. In anglo-normanno, normanno e val-
lone e' è qualche volta i per ie. Il Rolfs pone in evidenza
casi come milz, volontirSy entirer, ecc., e il Wiese trova
nei Dialoghi di G-regorio: pirre, vinent, ecc. W
21. In posizione. Nelle Fiandre e in Artois si
sviluppa ie. Cfr. Forster, Richart li hiaus, cit., p, vii.
e stretto.
22. I Griuram. hanno i: savir I, 3, podir 3, mi 6,
6, dift 6, sit 3, se quest'ultimo non è un lati-
(1) L. Wiese, Die Sjyrache der Dial. des Fapstea Gregor,
Halle 1899, p. 15.
XXIV Vocalismo tonico.
nismo. Piuttosto che pensare a un vero e proprio i, me-
glio è considerare quest' i come un' inesatta trascrizione
di ei, che non è ignota alle carte merovingi che W. I
Giuram. hanno ancora un dreit 4, ma Vi deve qui
essere considerato come un suono destinato a sosti-
tuire la spirante palatale, ed e, in luogo di i, devesi
alla dissimilazione. Si può dunque pensare che il suono
e o ei sia proprio ai Griuram. come ei alP antico fran-
cico: mei me j nieis mense, vdt videt, peis irlaov, ecc.
23. I regolari preys (pre(n)su), meys, peys tro-
vansi in Fragm/ d'Alexandre vv. 58-69. Anche nel-
l'Eulalia si ha regolarmente ei: sostendreiet 16, con-
creidre 21; ma preceduto da palat. di già i: mercit 27.
In S.* Etienne si ha sempre ei: sei 10, 3; mei 11, 5;
feseit 11, 3. Enel Cantico (Testo n.^ V) md 22.
24. Uno stadio più avanzato è oi, che condurrà
alla pronuncia odierna (wa). Come è noto, il più an-
tico esempio di oi trovasi nelP atona e precisamente
nella parola noiedz, r.° 12 di Jonas. La pronuncia aperta
dell' di oi mutò in e Vi, e si ebbe oe, che trovasi
già nell'Ezechiele. Le preferenze normanne sono
per ei, di fronte al francico oi. Nel Tristan di Béroul
(Normandia) trovasi quasi sempre oi, spesso e e rara-
mente ei. Qui pure un ro 600, ros 767, 1890. Ediz.
Muret, p. XXXVII. Li anglo-normanno trovasi anche ai
(e) per ei, oi: arvaire (arbitriu), ecc. Suchier, op. cit.,
pp. 91-92.
25. L' i breve latino accentato più l « mouillé »
dà e nel My stèro cosel 73, ove il « mòuillement » di
l non è espresso nella scrittura.
(1) Meyer-Luebke, Grammaire dea langues romanes^ I, § 72 :
« Pour les trois sons e, e ou ei, i, V on ne disposait que de deux
signes : e et i, V un reprósentant avant tout *, V autre e » .
Vocalismo tonico. xxv
26. In posizione. Considero insieme, iu questo
paragrafo, e largo ed e stretto. Mentre in francico si
ha un e aperto (cfr. bète, mèsse) in borgognone si ot-
tiene a, dinanzi a l, nei parossitoni bales, sale, the-
male, Ronr. VI, p. 41. Nel frammento dei Macabei
Riv. di filol. rom,, II, 82 si ba falle 2, e a assai
spesso neir unico ms. di Floovant.
O largo.
27. Di già in lat. erasi dittongato. Almeno si hanno
buone ragioni per credere che cosi sia avvenuto (Schu-
chard, Vokalismm, I, 324) W, Trovasi in Eul. uo (buona
1, rtiovet (rogat) 24 e in St. Léger: btion, duol. Le tre
paia di assonanze messe in evidenza da Q-. Paris nel
St. Léger {Rom, I, p. 282) bon: pod 39-40, dol: poth
63-4, om: dom 197-8) hanno tutte un o breve, il che
vuol dire che questa vocale aveva già un suono spe-
ciale che non le permetteva di " assonare „ con altro
o di diversa origine. Può dunque credersi che anche
qui si abbia la stessa condizione di cose che abbiamo
in btwn e dzcol col dittongo. Per questo il Paris, nella
sua edizione, lo ha reintegrato. Il ditt. uo diviene al
principio del sec. XI: tee. Si trova in S. Alessio:
avuec, dttél, ptiet, ecc., e pare che si trattasse di un
dittongo crescente, perchè lo si rinviene in rima con è.
Ma parallelamente a, ie dsb e largo [§ 17], si deve
avere avuto in principio éo àsi o largo (Zeitschr. f,
roman. PhiloL, II, 533).
(1) Converrà eh' io rimandi ora al recentissimo volume di P. G.
GoroANiCH, jL' origine e le forme della dittongazione romanza, Halle,
1907.
XXVI Vocalismo tonico,
28. Generalmente tio è passato ad o nel sud-ovest,
per es. nel Mystère: òli 66, pot 74; ma si badi che
oli si presenta in note condizioni particolari.
Nel Cantico si .ha ìw in iluoc 80, q uè in puet
31, pued 17, ma u in vult 90.
A lato a uè si ha anche oe, p. es., nel cod. d'Ox-
ford della Chans. de Rol. Alcuni mss. anglo-normanni
hanno anche eo^ p. es. i Quatre Uwes des Bois, Il ms.
d* Oxford di Rol. l'ha una sol volta: deal, 929. L'uso
di u per uè è pure anglo-normanno e e per u£, assai
raro, è franco-norm. e anglo-norm. In anglo-normanno
trovasi anche spesso o, specialmente nel cod. B del
Boeve, ove ricorrono anche le due grafie u ed eo..
J89. Il suono diviene in Lo reno nei testi meno
antichi generalmente uè, p. es. duel, Boezio 1', ma i
Sermons di S. Bernardo hanno o con qualche altro
ms. Cfr. Kesselring, op. cit., 22.
30. Nel Borgognone il ditt. uè diviene talora:
e, p. es., in pet (puet) e vet (vuet). Romania VI, 41.
O stretto.
31. Le Grlosse di Ròichenau hanno u dinanzi a
sillaba uscente in n: mansiunculas, impruntare; negli
altri casi hanno o: vos 129, 98; meliores^ ecc. E la
stessa condizione di cose che si trova nel Cantico
(Testo n,° V).
I Giuramenti danno u: amur I, 1, dunat 3, nun
(non n, 3 è dovuto al copista e prò I, 1 è un lati-
nismo).
Invece Eulalia e Jonas vanno assieme; hanno
ora e ora ou: Eul. ha nos 20, 21; por; paro 11, 18,
20; nom e non (tutte forme che non dicono molto,
Vocalismo tonico. xxvii
perchè protoniche ) vos, lor, por^ accanto a bellezour 2,
e Jonas: nos, poro, laboret, mostret accanto a cm^ecious
v.° 7. Anche S. Léger hsb o o ou.
Insieme a bellezour S. Eulalia presenta un altro
caso di stretto: sovve 29, a meno che non si legga
sowe^ con w vallone o tedesco (Diez e Bartsch). In soure
12 r è trattato come nella proclisi (Koschwitz, Com-
mentar zu den altesten Sprachdenkmàlern, Heilbronn
1886, 62).
Abbiamo tuit in Eul., S. Léger e Alexis. Tre-
stui(t) suona con cetui, lui nelFEpìtre farcie 11-13.
3S. Il Mystère, come tutti i testi dell'Ovest
sino alla fine del secolo XII per lo meno, non ha il
dittongo: seros, glorios, espos 74, 75, 77 e 16, 23.
33. Q-ià nel sec. XII, nel francico ogni ou tende
a divenire eu. Di più o libero dinanzi a r si muta in
eù (cosi per lo meno nel sec. XIII) a Beaugency, Or-
léans, Montargis, Chàuteau-Landon, C^hartres, Dreùx,
Evreux, Vemon, Beauvaisis, Amiens e Le Tréport.
34. n normanno e l' anglo-norm. rendono il nostro
stretto libero per o e bene spesso per u, che l' anglo-
normanno preferisce. — Nel Loreno, si ha ou: flour,
Boeci, e. 1' doulourouse 1" ecc.
35. In posizione. Nulla da osservare: o resta.
U e I stretti.
36. U resta. Si vedano, ad es., nel Jonas venu 2%
salut 5, perdut 18, 21, tu 20. Anche fu(t) 11', 32^^, 3,
16 deve essere ricordato qui poiché una delle fonti
del suono u è appunto ui lat, mediale. Seguito da pa-
latale, diviene ui nel Jonas cond]uire 33.
37. In anglo-norm. u prende talora il suono di
o stretto. Per es, nel Ciimpot (ms. L) murs, mors. Sui
XXVIII Vocalismo tonico.
limiti di questo fenomeno, si veda Litteraturblatt far
germ, u. rom. Phil,, 1888, col. 176.
88. Nei dialetti dell'Est (sopra tutto nel loreno)
diviene td. Q-ià nell'Ezechiele e nei Sermoni di
S. Bernardo i casi sono numerosissimi. Si hsi virtuit,
venuit, tenuU, ecc.
89. Quanto a i, un posto particolare spetta al
Vallone, ove -inum diviene -ien e i-\-l o l ^^ mouillée „
tende all'è.- corteil (cortUh).
Nota sul monodittongo le,
40. Come risulta dai §§ 7 e 17, ei proviene da e
libero e da a in condizioni particolari. Fondandosi
sugli esiti ulteriori di questo monodittongo, si può
tentare la seguente partizione dialettale, che non ha
che un valore pratico e vuol concorrere anch'essa a
fornire un aiuto per localizzare, nei limiti del possi-
bile, i più antichi testi francesi.
I. Dominio del Nord (anglo-normanno): ie di-
viene e. Cfr. §§ 7 e 20.
n. Francia centrale (francico): ie resta. Basteranno
pochi esempi: del, quiert, list, ecc. Cfr. Schwan-
Behrens,- § 46, 1.
III. Francia dell'Est. L'antica pronuncia ie con-
tinua più a lungo che altrove, onde si hanno
in alcuni testi (p. es. nel Poème moral) gli
esiti i: volentirs, derrir, bin; trenchir, laissir, ecc.,
e 4e per -^e e in altri (p. es. nel Boezio) ié^
come nel francico, e -44 per iee. L'i appartiene
al Nord-Est.
IV. Francia dell'Ovest. Al francico ie corrisponde
e, come nel Mystère. Vedine gli esempi al
§ 18.
Vocalismo tonico. xix
o e e larghi seguiti da j W.
41. Nei Griuramenti pois (*posco) II, 4, (^)
nell'Eulalia coist (coxit) 20 e nel Jonas oi (ho-
die). Nella vita di S. Léger: doist (doxit), doit
(doctu). Nel S.* Alexis si ha qualche volta oi, e tale
altra ui; oi, poi accanto a puis, nuit, e cosi nel Ro-
land. Nel Voyage de Oarlemagne si ha per la
prima volta un ui = u (hui 670: vertut). Qui siano
subito avvertiti gli esiti che sono importanti per la
partizione dialettale della Francia. Il mutamento fran-
cico di oi in ui ha avuto luogo per via del dittonga-
mento di o in ou -{- i e tee -\- i^ ui. Invero, a questa
opinione porta un forte sostegno il fatto che all' atona
oi resta. (Foerster, Schicksale des lat, o im Franzósi-
scJien, in Rom, Stttdien ITI, 180). — Nel Normanno,
sopra tutto in quello del sud, da ùei si ottiene d, forse
perchè F accento passò prima da ilei a uéi^ ma sempre
nel normanno si trova nel secolo XII di già ui col
suono di u, Schulzke, Betontes e -\-i und o -^ i in der
riormannischen Mundartj Halle 1879.
Un trattamento particolare mostrano il Vallone e
il Loreno-borgognone. Qui non avviene il dittonga-
mento di o (cioè uo, uè) e allora resta oi. Vedine
esempi in Schultze, 37 ( Eulalia, Grregoire li pape, Do-
cum. di Metz e prediche di S. Bernardo).
(1) Questo j può essere primario o secondario, cioè può tro-
varsi già in latino {mei, o per propagginazione: evangeljum, inye-
njum, oljurrij ecc., o per altro fatto fonetico, p. es. pretium = * preis)
o può esservi sviluppato dopo (p. es. precat, noctem eoo. diventano
prejatj nojtem, eoe). Sia quest'^ primario o secondario, il risul-
tato è il medesimo.
(2) Ph. Kossmann, Franzosisches oi, in Momanische Forschumjcn,
I, pp. 153-4.
XXX Vocalismo tonico.
Dopo di che, acquista grande importanza il coÌ8t
20 di Eulalia. Questa conosce il dittongo o largo
(buonay rtiovet) e dovrebbe dunque avere cuist. Invece
si ha coist: tosi. Siamo dunque verosimilmeute con
r Eulalia nel dominio del Vallone,
42. E largo + j, passando per id, giunge a i in
Peler. Charl. Ut 621, gistm), 750 e nel Couronn.
de Louis, cioè nel f rancico. Nel normanno del Sud
si ha pure i. Il dittongamento non ha luogo in Val-
lone, Loreno e Borgognone, ove si è avuto soltanto ei.
ei non è conservato che nelF Ovest di Beaugency,
Orléans Landon, Pontoise, Clermont, Beaupré, Amiens,
Abbeville. Diviene i, per ieij all' est di Caen, Almené-
ches, Saint-Evroult, Chàrtres, Le Mans e Blois {Grun-
dris di Gròber, carta I di Suchier).
In S.* Etienne talvolta abbiamo i = (iei) prie
10, 4; talvolta ei, mele 11, 3; e alla finale e: enme (in
medium).
Influsiso di 1.
[ In francico, e chiuso + l chiusa diviene eu (ieeuxj cheveu),
e largo + l chiusa diviene eau, passando per éa con vocalizza-
mento della consonante liquida (beau, peau), a -{- 1 chiusa diviene
au, che assonò nei primi tempi con a (p. es. cevàus: mas). Il dit-
tongo era dunque decrescente. Le prime tracce dì au = o trovansi
nel sec. XIII. Si noti ancora che o largo + l chiusa diviene ou
(moudre, coup) e o chiuso 4- l chiusa diviene m, scritto ou (foudrcy
poudre). Qualche caso isolato costituisce un'eccezione apparente,
p. es. meunier per mounier è dovuto all'analogia della forma to-
nica meut; orme (ulmu) è dovuto a un mutamento ài l in r an-
teriore al vocalizzamento di Z, ecc.).
43. -ellum ^ -eoi è proprio al vallone di Liegi e
alla regione orientale. Anche illum ha lo stesso tratta-
mento, -ellum a Namur (Vallone del sud) dà -ial e iau;
mentre a Liegi VI non si vocalizza, ma cade.
Vocalisìiio tonico. xxxi
il + cons. In piccardo iau (tal, idi, iau); e lo stesso
suono è presentato anche in pi<ìc. da el + cons.: biaus
(bellos) come ciaus (ecce illos).
44. i« + Z + cons., «^ + Z 4- cons. Nella Cham-
pagne dell'Ovest danno] insieme iau: uiaut (*'volit),
diaut (dólet), diatis (*dolu8), iauz (oculos), miauz
(melius), daus, cielo.
H^asallzzameiito.
[ Già nel sec. XI a ed e dinanzi a nasale, con la quale facoian
sillaba, sono nasalizzati; verso la fine dello stesso secolo inco-
mincia a nasalizzarsi anche o e si confondono insieme a ed e na-
salizzati (1). Circa allo stesso tempo va ricondotto il nasalizza*
mento dei dittonghi ai, ei, oij che incominciò a farsi sentire
nella prima vocale, come appare manifesto dalle, assonanze.
L' ultimo dittongo a nasalizzarsi fu té. Più tardi ancora si na-
salizzarono le due vocali resistenti più d' ogni altra i e u lunghi.
Da principio, la nasale mantenne accanto alla vocale nasaliz-
zata il suo suono consonantico, poi scomparve nella pronuncia
(éfàt) quando seguiva una consonante; quando invece seguiva una
vocale, a poco a poco ( dopo il sec. XVI ) la vocale perdette il suo
nasalizzamento e la nasale fu reintegrata del tutto (honne, /emme)].
45. e chiuso din. a nasale diviene in '* francico ,,
ein e etm. Sino dalla metà del sec. XII ein rima con
ain (plein: plain; sein: sain). Soltanto nell'Est laj pro-
nuncia antica -ein si conservò, si che -ein^ divenne
'Oin, vcome in poine, ecc. Nel Sud-Ovest e rimane in-
tatto. — e largo diviene ien, che ancora nel sec. XIII
(p. es. neW Aiol) assona con ie orale. Dunque il dit-
tongo, se era nasalizzato, non lo era fortemente —
a -\' nasale *^ entravée „ si nasalizza e V an, (am) che
ne proviene non assona, neppure nei più antichi docu-
(1) Uscirei dai limiti, entro cui mi sono imposto di tenermi,
se studiassi la via seguita dalle vocali durante il loro nasalizza-
mento. Rimando per le indicazioni necessarie al Nybop, Grcunmaire
hiatorique de la langue fram,qaiaey I, p. 216 sgg.
XXXII Vocalismo tonico.
menti con a orale, a-^-nas, libera fin, diviene e: (ain)
(aim) e preceduta da palatale -ien. Originariamente que-
sto -am designava un dittongo nasale decrescente, che
assonava con an: p. es. sainz: aanz in St. Léger,
V. 3 e nel Roland v. 559: cumpainz: tant e v. 2316
plaindre: bianche, — o. Nel più antico periodo della
lingua, ogni o dinanzi a nasale era chiuso e orale.
Ofr. hom: maison: dolor in St. Alexis, 44. La nasa-
lizzazione comincia nel sec. XIII.
46. In angle- normanno a -\- nas, diviene au: per
es. maunde, ecc. Cfr. E. Mail, Li Cumpoz Philipe de
Thaiin, Strasburg 1873, p. 36. Si vedano anche i no-
stri testi anglo-norm. a p. 97, vv. 26, 37, 38, 39, ecc.
e p. 109, V. 59.
47, Il mutamento di en in an è proprio al fran-
cicOy al loreno ecc., ma non al piccardo, all' angle-,
norm. al vallone, che hanno mantenuto il suono in-
tatto W. Negli stessi dialetti si ha cionostante qualche
caso di an per en: Auc. et Nicol, ha i seguenti
esempi : ensamble, asanlent, sambloit^ tans, sans, santi. Su
tans (2), aveva già richiamato V attenzione il Eaynaud,
Étude sur le dialecte picard dans le Ponthieu, in Bìbl,
de Véc. de Chartes, XXXVII (1876), p. 34. La lista
(1) Basta qiiesta constatazione per affermare che il Pèlerinage
de Charlemagney trasmessoci sotto forma anglo-normanna, è stato
scritto in nn dialetto del continente che è dimostrato ora essere
il francico. Si veda J. Coulet, Étudea sur V cmcien poème franqais
du voyage de Charlemagne en Orient, Montpellier 1907, p. 51.
(2) Il Eaynand dicova qne lampa {toma) « de tonte antiquité
« semble avoir été derive de tampua, » Per me, in questi casi si
tratta di forme dovute al copista ( o anche alP autore ) per influsso
del francico. Non può ammettersi facilmente ohe il suono e na-
salizzato sia divenuto an per ridiventare nel dialetto odierno en,
Vedesi H. Hase, Daa Verhalten der pik, und wall, Denkm, in Bezug
auf a und e vor gedecktem n. Halle 1880.
Vocalismo tonico. xxxni
delle altre parole che fanno eccezione è data dal Su-
chier, Beimpredigt p. 69 per Fanglo-norm. e da G.
Steffens, Perrin von Angicourt, Halle 1905, p. 149 per
il piccardo, ove si hanno casi di en per an latino così
alla tonica, come alF atona, per es^ nelle carte di
Ponthieu: en (annum), Jenvier, pitenchiers, ecc. Il
Suchier ha raccolto alcuni casi in Aucassin, p. es.
enfent^ ecc.
en non resta distinto da an che all' ovest di Or-
léans, Paris e Soissons.
Nella maggior parte dell' ovest an non si è confuso
con en. La distinzione è mantenuta dal Mystère, ma
non dall' Epìtre farcie.
Oy seguito da nasale, diviene oi in più testi ap-
partenenti al dominio nord e nord-est : vallone, loreno,
borgognone W. Mi limiterò qui a ricordare che bcdn
(bonu) è diffusissimo negli antichi testi. Si trova
già nel nostro Boezio (testo XXI) eboine si rinviene
in Richart li hiaus^ nell' Aiol, nel Chev. as d, espees,
ecc. ecc. Anche nel Roman de Sept Sages, dovuto a
scriba piccardo, si ha hoins v. 10, ecc. o-f-n mouillé
finale diviene oin accentato su o come è mostrato dalle
rime emperedor: doinst (Al-exis 82); barun: loinz{Rol,,
2418).
U lungo ton. più n. — Nel Calendrier borgognone,
edito dal Meyer, Rom.y VI, pag. 1 sgg. trovasi sempre
lene per luna.
(1) BoNNARDOT, Trois textes en patois de Metz, in Études ro^
manca dédiéea h G. Paris, Paris 1891, p. 345.
l
VOCALISMO ATONO
Vocalismo atono. xxxvii
[Riassumo qui i principali tratti della fonetica del franoico,
prima di indicare le caratteristiche da studiare nei testi che se-
guono. Finali: a diviene e (terre, porte); mentre le altre vocali
cadono, ma se sono precedute da un gruppo consonantico termi-'
nante in liquida o nasale (eccettuati i nessi kl, gr, gn, rm, rn) si
sviluppa il suono d'appoggio e. Questo suono si sviluppa anche
nei gruppi secondari non facilmente pronunciabili, come gendre,
asne, ecc. e dopo lab + i cons. (oche, ainge). Protoniche:. si com-
portanOj quando non hanno 1' accento secondario (semipostoni-
che) come le finali (legge del Darmesteter); in sillaba iniziale,
e e o larghi divengono stretti, e il primo resta (lever), a meno
che non si nasalizzi (temprer) o non si combini con un i conso-
nante (pleiier, leiair); mentre il secondo volge a w, a meno che
non sia dinanzi a un gruppo cominciante per orale (fortune) o
non si nasalizzi (conterj donner) o non si combini con un i con-
sonantico seguente (foiier] poison). a resta generalmente; diviene
tuttavia e in jato secondario dinanzi a u: meur, seilt, ecc. e dopo
palatale in sillaba libera (cheval). Con un i consonantico si lega
(laiasier) e dinanzi a nasale si nasalizza in «].
48. Finali. La caduta delle atone finali, salvo a,
era già avvenuta al tempo dei Giuramenti: afnur
I, 1, Christian 1, commun 1, salvar 6, ecc. Fazet 7, ha
un e dovuto al suono palatale precedente e suo II, 3
ha un che potrebbe anche essere un errore del co-
pista (Diez). — La pronuncia di -a conservato nei
G-iuramenti, è dubbia, perchè lo troviamo non solo
in parole che lo hanno etimologicamente {dunat 3,
adiuda 4, cadhuna 5, cosa 6, conservai II, 2), ma
anche in parole ove non è etimologicamente, quali
fradra e sendra I, 6, II, 2. Nel poema di S. Alexis
abbiamo un'oscillazione tra -a e -e compia: (comitem),
esira^ pedra^ medra, accanto a nostre, estre, pedre, me-
dre, ecc. Cfr. Paris, Róle de V acceni latin, p. 24.
XXXVIII Vocalismo atono.
La conservazione di -a in Eulalia {buona, pul-
ceUa, 1) è stata giustamente dichiarata dal Diez come
un latinismo.
Jonas presenta già il mutamento di -a in e: ore
3% IS"", 22, 28 e cosi in avartevet 8, eret 10, saveiet 4.
a finale si mantiene in terra 16, ora 29, scrip-
tura 27, se non è un pretto latinismo, nel Mystère
de rÉpoux. Questo è un tratto proprio dei dialetti
del sud-ovest, sopra tutto a Angouléme, ove però Va
diviene e nella finale -as. Nel Mystère invece abbiamo:
dólentas 35, 58, chaitivas 35, 88, malaureas 88, penas
89, livreas 89, meneias 90 e neppure una sol volta
abbiamo in questo caso e,
49. Il frammento di Alessandro presenta uno
dei principali tratti caratteristici delle parlate franco-
provenzali : la conservazione di -a in tanta 15 terra 15
tota 22, ecc. e il suo aflSevolirsi in -e e -i per effetto
della palatile che precede : hatalle 13, ensignes 47, e
lanci 96 fayllenti 97 ; nei quali ultimi due casi sarebbe
lecito fors' anche, contro l'Ascoli {Arch, glott,, HI, 64,
n. 1), vedere l'elisione di un -a o -e dinanzi a vocale (i).
50. Mentre, nei versi delV Alexis, -et (at) conserva
il valore di sillaba, quando sia seguito da vocale, nel
Roland avviene già l'elisione, come anche nel Pe-
lerinage, salvo tre casi che resistono, parmi, ad ogni
tentativo di correzione: vv. 566, 569, 941.
51. Deve essere richiamata l' attenzione sulla con-
servazione di -e in alcuni vocaboli dell' Eulalia; de-
gnet 26, raneiet 6, perdesse 17, auuisset 27. Si tratterà
di latinismi? Freund, Ueber die Verbalflexion der ài-
testen franz. Sprakdenkmàler, Marburg 1878, p. 16 vor-
(1) Per questa ragione, ho stampato con I'Appel, Prov. Ohrest,
n.® 3: lanci 'en loyn iausir (v, 96), e fayllenti' altet ferir (v. 97).
Vocalismo atoiio. xxxix
rebbe vedere in raneiet un indicativo : ma la sua sup-
posizione è inaccettabile, poiché la sintassi domanda
imperiosamente un soggiuntivo. Si veda, più avanti,
la " nota al testo „ a p, 9.
Un -e che non deve avere altro valore che quello
di indicare che l'-w che lo precede è consonante (da
pronunciarsi f) è in cheue (caput) del Jonas.
52. I Q-iuramenti mostrano l'-o finale: nostro,
poblo, Karlo W, Se non si dovesse considerare suo
come un errore del copista, dovrebbesi credere quest' o
un'altra notazione di e muto. Abbiamo pure, nello
stesso testo, V-o(u) conservato nei casi in iato cioè
deOf deos, eo e io. Cosi pure meos e meon. Anche nel
Jonas si ha io 21.
53. Protoniche, Si ha e per a in getterent Eul.
19, se è Jactdverunt, corae io penso. Ma vi avremo
l'influsso palatale.
e proton. in jato. In Eulalia diviene i in niicle
9 per neule,
L' e chiuso protonico libero diviene presto fem-
minile : per lo meno ciò pare si debba desumere dalla
firma di Anna di Russia in un diploma di Filippo I
( 1063 ) : Ana rèina in caratteri cirillici. La lettera per
indicare V e h quella che usa vasi per registrare un suono
oscuro simile assai al mod. e francese. Cfr. Thomas,
Essais de philoL frangaise, 159.
protonico. Nel Jonas : o: sovier 11^ poro 27, ecc.
(1) Questo tratto può far pensare al Sud-Est della Francia.
Nei testi antichi del Delfìnato settentrionale il Devaux ha trovato
P-o conservato nei verbi e nei parossitoni dopo un gruppo com-
posto di muta più liquida (si cfr. nostro e maytroa Devaux, p. 228),
nei proparossitoni divenuti parossitoni air epoca romanza e nei
nomi terminati in -culum quando questo suffisso f^ra preceduto da
una consonante (p. es. cerclos).
XL VoccUismo atono.
NelPEulalia abbiamo o: poro 11, 18, 20; oram 26;
condredist 23. In Borgogna si riduce ad e talvolta se-
rar, seloil, ecc. e talvolta anche a: dalans, Ma e ab e i
Riv. fa. Rom., n, 82.
Un fenomeno peculiare del Vallone, loreno e pie-
cardo è il mutamento ài oi e ei in i dinanzi a -ss p.
es. pUson^ conissiéè, ecc. Nei Sermons di S. Bernardo
trovasi anche e: conessons 109, 12, conessiz 120, 4
{Roman. Forsch., IX, 696).
au, — Nel Mystere, in combinazione con un i
semivocalico, si ottiene oi: oiet 11; o altrimenti au:
claufiget 22, entrepauset 23.
Epentesi.
54. Le note epentesi franciche e normanne d e
b tra l, n e r, e m e l non si trovano in piccardo e
in vallone. Romania, XVII, 566 (Wilmotte) NelPEu-
lalia si ha però voldret. Anche la prostesi di e dinanzi
a 8-\'Con8. manca al vallone. Cfr. Rom,, XVIII, 564.
CONSONANTISMO
i
Consonantismo .
[ Bicordo qui brevemente i tratti principali della fonetica '* fran-
cica,,; Iniziali. È chiaro che quando si dice, ad es., ohe il w
^^ermanico è reso in francese per gu, si parla di preferenza del
dialetto delP I si e de France. In Piccardo, in Wallone e in
Loreno si diceva e si dice anche oggidì warder, warcmtir: I
ms. appartenenti a queste regioni dell'Est, che furono in maggior
contatto coi G-ermani, hanno sempre w. Del resto, i fenomeni che
occorrono per le iniziali in francese non possono dirsi ignoti alle
altre lingue romanze.
Consonanti intervocaliche. O e g, dinanzi ad a, o, Uj vanno con-
siderati insieme, perchè il primo digrada facendosi sonoro. Essi
scompaiono sempre dinanzi ad o e m (1), e anche davanti ad o, se
son preceduti da o e u (2) ; sempre davanti ad a, se precede un' al-
tra vocale, sviluppano un j (3) — e e g — e e i diventano is e j. (4)
— d cade alla fine del sec. XI, passando per th dolce inglese, il
che non toglie che non compaia nelle scritture. Cosi il t. Alla lor
volta p Q b divengono v, e subiscono il trattamento di questa
consonante : cioè scompaiono davanti ad o, u. -x era un puro segno
grafico, che serviva a rappresentare -m».
Consonanti finali. Delle finali originarie restano l, r, s, q m q n
in qualche monosillabo {rien, iwn). Il t cade alla fine del secolo
XI quando è scoperto. Le finali sonore romanze, in seguito alla,
caduta della vocale atona, divengono sorde.
Il fenomeno più importante del sec. XII è la vocalizzazione
ài l in u dopo le vocali, salvo è e m, e i dittonghi ie q uè; m o 1 1 >
mout, chevals > chevaua, ecc. Ma quando la vocalizzazione ha
avuto luogo dopo un e breve latino, tra P è e T m si è interposta
la vocale intermediaria a, dando luogo a un trittongo ridottosi
poi, come negli altri casi, a una semplice (5) : heU > béaua >
bedu > bù.
(1) seiir (securu).
(2) rue (ruga).
(3) baie (baca).
(4) paix (pacem), pais (pagensem).
(5) Qui va considerata anche 1' ^ " mouillóe ,, perchè essa di-
veniva per regola una l semplice dinanzi a consonante.
XLiv Coìisonaìitismo. •
Alla pronuncia odierna assibilata di e dinanzi ad e, i, e di z,
come a quella di c^ e ^ (^ dinanzi ad e, i) si è giunti passando
attraverso un suono che conteneva un elemento dentale t o d: ts,
tch, dj. Soltanto durante il sec. XIII quest' elemento dentale è
scomparso, e la nostra pronuncia risale adunque a quel tempo].
Iniziali.
(Due sono le consonanti di cui occorre tener parola: e e g\.
55. c, non preceduto da vocale, più a latino, sia
che questa rimanga, sia che essa divenga e, ie^ %
mantiene in normanno e in piccardo il suono duro :
cerquier, keval^ Mef, ecc. Nella prima di queste parole
il e iniziale è dovuto al fatto che seguiva in latino
non un a^ ma un i.
Un testo notevolissimo,' per questo rispetto, è
l'Eulalia. I casi, in cui trovasi questa combinazione,
sono: cose 9, hose 23, chielt 13, cJiieef 22. Siccome
abbiamo anche chi (qui) 6, 12 e corps 2, cohmb 26,
ecc., così possiamo inferire che Vh di chielt e chief
altro non sia che un segno indicante che il e non ha
la pronuncia che trovasi in pulcella 1, del 6, ecc.
Resta dunque che eh e e, seguiti da vocale latina non
sottile, hanno nelFEulalia la pronuncia di A*.
In S.* Léger troviamo e quando a è invariato
(cantomps caritet ecc.) e quando a è divenuto e q te
si ha la grafia qu^ p. es. evesqtcet, queu 229. Troviamo
anche paschaz 80 e pecJiiez 37, ma nel primo caso il
Paris considera ch = e o nel secondo eh = qu. Suchier
(Zeitschrift f, roman. Philol,, ET, 296) pensa tuttavia
che sia lecito chiederci se la pronùncia di ca in S.*
Léger sia Ica ovvero kya e in qu vorrebbe vedere la
Consonantismo. xlv
rappresentazione di ky dinanzi a, e e ie W, Ca è con-
servato anche nel Cantico: ccisteed 38, cadeit 66. Ab-
biamo ihoU (càlidn) in Jonas 26,37 e ianget per
canget nel fram. d'Alessandro, 62 (2).
In anglo- normanno e dnro appare nei più antichi
documenti, per es. nel cod. L di S. Brandano. Nel Rol.
di Oxford 80j>ra 16 ca nei primi 100 w. si trova un
cha; negli ultimi 100 w. nessun dia su nove ca (8).
5ft. Apro ima parentesi per parlare del tratta-
mento àic-^ e^ iìsì. piccardo (^). La questione è ancora,
parmi, sotto discussione, benché l' opinione che la pro-
nuncia sia palatale, come è mostrato dalla grafia eh,
sia la più probabile. Con ciò non si esclude un influsso
del francico: quell'influsso che si fa sentire nei testi
piecardi anche per il ca iniziale (&). Venendo ai casi
particolari, la pronuncia palatale di e si ottiene quando
(1) KoscHwiTZy Ueberlieferung 134 pensa che nei testi ove si ha
e e eh {& accanto chi per qui) il suono dell'originale sia stato k,
Forster, ZeiUchrift /. rom. PhiL, II, 164 ha scritto : **^ Es ist nn-
« denkbar, dass derselbe Mann zngleìch ccmip xmd ehamp gespro-
« chen habe. „ Ma il Bebtz, C und eh vor lateinisehem a in alt-
frcmz. Texten, Darmstadt 1887, p. 3, ha fatto giustamente osser-
vare che le parole del Forster si possono si applicare a una lingua
parlata^ ma non a una lingua letteraria.
(2) Per V uso di questo j e i in testi provenzali, cfr. Bora.,
I, p. 408.
(3) LuECKiNG, Die altesten franzdsischen Mwndarten cit., p. 132
sgg. divide, circa il trattamento di e e ^ dinanzi ad a, i nostri an-
tichi testi in due gruppi, di cui l'uno (Serments, Eulalia,
Alezis) mantiene e q g duro dinanzi ad a. Per PAlexis anche
lo Joret rivendica il e duro " normanno, ,, ma il Paris, non a torto,
ne dubita {Rom,, VII, p. 128).
(4) Ne parlo di proposito qui, sebbene non si tratti di *^ tnt-
ziali. ,,
(5) Il suono francico rappresenterebbe, secondo il Joret, un
ulteriore sviluppo di eh e ne sarebbe quasi una semplificazione.
Si veda O. Siemt, Ueher Lateinitches e vor e uiid i im Pikardiachen,
Halle, 1881.
XLVi Consonantismo.
ci è seguito da vocale (faces, France) e quando ce e ci
sono iniziali o preceduti da consonante (dly dotice).
Anche ti + voc, preceduto da una consonante, cade
sotto la regola precedente (can&on), I suoni e e ti tra
vocali e la finale -cem divengono -i«- e -fe (plaist,
nuis) W.
57. ©. In normanno e in piccardo, quando g, uon
preceduto da vocale, è seguito da a latino, resta inal-
terato, mentre nel francico e generalmente negli altri
dialetti suona J (dzh). Avviene dunque per g ciò che
accade per e. Ma la legge non vale assolutamente
quando g è intervocalico, per cui pagiens 12, 21 e regid
8 di Eulalia non possono valere paguiem, reguiél,
come pretendeva erroneamente il Lùcking, op. cit,,
138 (2). Traggo qualche esempio di suono velare con-
servato da Auc. et Nicolette, gambes 2, lì ; gardin
4, 21 e da Ph. Mousket ^oè'^ 3429, gam 21280, ecp. (3).
Mediali.
58. D mediale intervocalico diviene presto spi-
rante dentale, (come del resto t in uguali condizioni), e
scompare del tutto al principio del sec. XII W. "I Griu-
r amen ti scrivono dh {Lvdhuvig II, 6) e gli altri testi
(1) Gli esempi sono tratti dal Suchibb, Auc. et Nicol!, cit.,
p. 69.
(2) Anche il Paris, Bom,, VII, 128, si lasciò trarre in inganno
dalle affermazioni del Liicking. Diremo anche noi, col Koschwitz,
Commentar, p. 76: « er hat sich dnrch die Energie von Liickings
« Behauptiing in die Falle locken lasseni ».
(3) Per altri esempi, Th. Link, Ueher die Sprache der Chro-
nique rimée von Philippe Mouaket, Erlangen 1882, p. 26.
(4) Già ai tempi di Maria di Francia la caduta aveva avuto
luogo del tutto. Cfr. Warnke, Die Fabel der Marie de France,
Halle 1898, p. lxxxvi.
Coìisoìiantismo. xlvii
antichi hanno 1** d: adunet (Eulalia); lauder (S/ La-
ger); fiddlz (S.* Alexis) e 2^ ih: lethece (S/ Alexis).
Lo stesso avviene per t: aiudha, cadhuna (G-inrà-
inenti); espede (Eulalia); contrede (S/ Alexis),
vUhe e vide (S.* Alexis). Qui si noti ancora che d
pare mutarsi in v nella parola glaive. Questa è la so-
luzione che ne dà il Paris, Les plus andens mots d' em-
pruni du francais, p. 22, n. 2 ; il quale si oppone cosi
all'etimologia dell'Ascoli gladiu 4- celt. e la devo
{Arch. gloU. ital., I, 260). Nel S.* Léger si ha gladies,
che non sarà un puro latinismo. Altri casi di -rf- in v
sono parevis da paradisu, avoltre da adulteru e
emblaver, ove non si può vedere un derivato di blef
per ragione dell' a. Paris, op. cit., p. 22.*
59* li. Vocalizzazione di Z nel Mystère e in
genere nell'ovest. Li Piccardo si vocalizza sempre
quando è seguita dall' s di flessione; persiste quando
è finale: costei^ castiaus. la Vallone l cade: eaz, ceaz,
beaZj ecc.
L'Z cade talvolta in loreno e in borgognone,
sopra tutto dopo i. Nella Consolation (Metz) si
ha morteis (frane, mortels) e altre forme del genere.
Lo stesso fenomeno s'incontra in Ezechiele, p. es.
spiriteis, 105, 32, ecc.
60. n semplice prende spesso in piccardo e an-
che in loreno il suono " mouillé „ nei casi in cui
resta intatta in francico. Cosi abbiamo: cognut^ pu-
gnitj ecc*
61. V. Circa il valore di z; in S.* Léger, si noti
che suona v quando comincia una sillaba uos, douemps 1,
ecc. e ha valore di f alla fine sene 180. Cfr. Havet,
Bom., Vili, p. 417.
XLViii Consonantismo,
Trattamento del tedeseo W.
6J8. Nessun esempio nei Giuramenti e in Eu-
lalia. Jonas ha avardevet 21 e S.* Léger, devastar
132 e garda 201 che dev' essere un provenzalismo. Nel
S. Alessio non trovasi w,. ma soltanto gu^ mentre in
genere nei documenti dell'Est ì\ w e mantenuto.. Cito
per il Loreno alcune forme rilevate già dal Lùcking,
op. cit., p. 185 rewardeir, aswarde, waires. In questo
dial. trovasi anche w per qu: eioalment, awesW. Nella
Gonsolation de Boéce ììwè usato sempre (fine del
sec. Xin o principio del XIV).
Finali.
63. T. Si noti che in normanno e anglo-norm.
( già nel principio del sec. XIII ) bisogna tener distinti
tre casi: 1.® quanto -é è preceduto, da vocale, come in
venut, nevot, amet, seit (sitim), feit (fidem), non è
pronunciato (2); 2.° si conserva invece quando è pre-
ceduto da consonante: tot, set (sapit), deit (debet),
dreit (directum); 3.° cade o resta indifferentemente
nei perf. in -at -it, in fut, in at (habet) e quindi nei
futuri in a^. Mail, Comput, p. 21-22 opinava che la
pronuncia del -t nei primi due casi fosse la medesima;
(1) In Ezechiele il doppio w è scritto quasi sempre diviso:
V V, In un docum. di Metz del 1347 ed. in Schulte, Gachichte de»
mittelalterlichen HandeU u. Verkehrsj II, Leipzig 1900, p. 12 trovasi
per w un' altra forma grafica ^6; yolbe, 1. IO e a ulbaige (gage) 1. 6.
(2) Si pensi alle rime come tei, sei 1601 nel Comp. di Phil. de
Thaun.
Consonantismo, xlix
ma il Suchier V ha contradetto giustamente Reimpredigt
cit., pp. XIV -XX, fondandosi sulle rime. Quanto al
terzo caso, si noti che at e fut potevano trovarsi in
combinazione sintattica (e allora cadevano sotto il
primo caso ) o anche potevano trovarsi in pausa. At
attrasse i perf. in at e questi attrassero quelli in -it
Nella Champagne e nell'Isle -t scoperto cadde
già nel sec. Xm e coperto durò ancora nel secolo
seguente (Meyer-Lùbke, Gram.^ I, § 567).
't persiste più lungamente in piccardo, vallone e
loreno. La Piccardia invero conserva il -U, anche
scoperto, per tutto il sec. XIV. I poeti fanno rimare
indifferentemente amet con set (sapit); oit (auditum)
con dit (dictum), ecc. Ma nel Loreno il -t scoperto
era già caduto, se anche si può trovar scritto, nel
sec. xm.
Trovasi -f talvolta, in luogo di -d, nel loreno, per
es. pechief (Altlothr. Psalter) e nella Guerre de
Metz: marchief 4 d, cfievalchief, ecc. Cfr. Meyer-
Lùbke, Gram., Il, 470.
Un 't rappresenta un -e fin. romanzo in crot 22
(cruce) nel Mystère.
E curioso mettere a confronto il Mystère con
l'Epìtre farcie. Benché i due testi appartengano en-
trambi al Sud, mostrano un diverso trattamento del -t,
NelFEpitre e nel Mystère cade quand'è finale la-
tino, ma resta quand' è finale romanzo, eccettuato dopo
n: dormit 36, pot 73, fost 76. Così è caduto in dii 27,
fo ecc. dello stesso Mystère. E nell'Epìtre farcie
pre (* precet) 69.
64. -t(d) -{- s, — In piccardo si ha « ( dis, ecc.)
mentre negli altri dialetti si ottiene z {tz); per es., in
francico, in vallone (Wilmotte, Rom, XVII, 644), ecc.
Nei seguenti casi, dove il francese ha -z, il My-
L Coìison an ti»mo,
stère ha un semplice -tW: 1.*" nella 2.'' pi. pres. ind.
atendet 16, qtierei 56, 74, veet 68 : 2."* 2.* pers. pi. pres.
sogg. oiet 11; 3.^ dell' imperativo : atendet 13, 28,
dormet U,' queret 73, alet 67, 76, 93; 4.° del futuro:
atyret 67, seret 96; 6.° part. pass. nom. : net 17, lavet 18,
fto^w^ 21 ecc. ; 6.'' caso obi. del plur. pechet 16, tot 04.
Questo fenomeno trovasi anche nell' E pi tre farcie
e non è ignoto persino all'angle - norm. Suchier,
S, Auhan^ 48. È però proprio sopra tutto del limosino
e anche del dialetto di Perigord.
Gruppi di eonsonanti.
65. l + cons. — Cade nel vallone. Forme come
autre, cheauz, ecc. sono prodotte dall' influsso piccardo.
Cosi per V l " mouillée „ .
06. Mìda + ^. — Questa ultima consonante di-
spare già in antiche carte per dissimilazione: prope,
priestes, ecc.
Caduta di r nella combinazione rs nel My stère:
seros: [glorios) 74. Anche nella Touraine r cade di-
nanzi a «; saignos, ecc,
67. Il gruppo bl in vallone, piccardo e loreno di-
venta vi e V può anche scomparire.
68. V^ocale + di. — Un certo numero di vocaboli,
che presentano questa combinazione, mostra in luogo di
d un r: envire = invidiam; estuire = studium; ho-
mecire = homicidium; remire = remedium; (me-
dicum = mire) ecc. Cfr. C. Roeth, Ueher den Ausfall
des intervocalem d in normannischen^ (diss. di Halle),
Halle 1882, p. 21.
(1) W. Cloetta, Romania, XXII, p. 207.
MORFOLOGIA
Morfologia. lui
Declinazione nei più antielii documenti W.
Maschile.
A. Parisillabi. (2)
I. (Parisilf. sigillatici II, III, IV).
Nom. deus, Jonas (latinismo?); tiranZy Léger 152; edrers,
Alexis 38, ecc.
Obi. poblo, salvament, savir, podir, (G-iuramenti).
del Eul. 6; or (id. 7); argent (ibid.); nom, id. 14;
chieef 22; cheue Jonas 27; verme id. 35; repausement
id. 31; tirant Léger 191, ecc.
Plur.
Nom. inimi Eul. 3; parent Léger 14, ecc.
Obi. paramenz Eul. 7: empedementz 1^\ penserz Léger 170;
aveirs Alexis 105, ecc.
(1) Cfr. Lebinski, Die Declination der Substantii^ in der o'il-
éfprache, Posen 1878. Già il Dikz, Zwei altromanische Gedichte^ Bonn
1852, p. 52 aveva dato uno specchio della morfologia di S. Le ger
e della Passion du Ohrist. Io faccio del tutto astrazione da
quest' ultimo poemetto ( intomo al quale rimando a Dbeyeb, Zur
Clermonter Passion, Erlangen 1895), perché non l'ho dato — parmi,
non a torto — tra i miei testi. Per la declinazione di S. Léger
si veda anche il Pabis, Rom.j I, 287. I fatti principali ohe si veri-
ficano in questo prezioso testo sono i seguenti : il ms. ha soli tre
casi in cui la regola della flessione sia errata. Lothier 49, Lau-
debert 197, consilier 92. In tutti e tre questi casi il Paris ha ag-
giunto a ragione 1' s finale. Nella 3* deci, il nom. sing. non ha
« ( su Guenes 175, cfr. Paris, p. 313 ); il plur. masch. non ha «. Il
vocabolo roors 203, ohe sarebbe un caso di fem. sing. della 3* con
«, è un errore del copista.
(2) Parisillabi, s'intende, nella forma romanza e nel senso
ohe hanno ugual numero di sillabe al nom. e all'obliquo.
Liv Morfologia.
n. (Parisillabi in -er).
Nom. Pedre Alexis 4.
Obi. f'radre Griur., fredre Léger 68.
Plurale.
Obi. Peres Eoi. 1421; freres 2420, ecc.
B. Imparisillabi.
I. (Impar. sigillatici).
Nom. cons Alexis 5; enfes Alexis 7; nies Eoi. 384.
Obi. compie Léger 56; nevult Eoi. 171.
Plur.
Nom. cumpte Eoi. 378.
Obi. contes Eoi. 14; nevols Eoi. 2424.
II. (Impar. asiginatici).
Nom. om Giur.; sendra Giur., II, 2.
Obi. homne Léger 207.
Plur.
Nom. haron Léger 52; homne Léger 211.
Obi. senniors Léger 8; omnes Léger 221.
Femminili.
I. Terminati in vocale.
Nom. pulcella Eul. 1; jwlle id. 10; cose 9; eedre Jonas 36, eco;
Obi. cosa Giuram.; spede Eul. 22; kose id. 23; umbre Jo-
nas; edre id. 35; manatce Eul. 8.
Plur.
Nom. —
Obi. colpes Eul. 20; almosnes Jonas 75; peines Léger
151, ecc.
Cosi i nomi masch. in -a.-
Morfologia. lv
IL Termin. in consonante. /
Nom. — In S. Alexis 10 nom. senza s: feit, nef, enfermetet,
genty dolor, salvo fins 58.
Obi. virginitet Eul. 17; honestet id. 18; mori id. 28; pavor
Léger 76; lei Léger 71.
/ Plurale.
Nom. hereditez Alexis 81.
Obi. raizons Léger 35; Tionors 7, 120.
69. Pre8|;o si aggiunse un -s inorganico a voca-
boli come pere, sire, pretre, ecc. I poemi, che non
presentano questo 8 mai, come il Couronn. de Louis,
appari-^ngono alla 1.* metà del sec. XII.
yO» Neil' anglo-norm. la declinazione muta assai
durante il sec. XTT. Negli scritti appartenenti al primo
ventennio di questo secolo, la flessione è regolare: -s
al nom. sing. e obi. plur. ; mentre già nel secondo ven-
tennio il soggetto singolare comincia a mancare del
suo '8. Verso la fine del secolo, la confusione dei casi
è completa (i). Il Rolando di Oxford adopera le forme
deir obi. per il nominativo e talvolta le forme del nom.
sing. per 1' obi. Per Y obi. plurale, sono eccezionali i
casi senza -s. Questo stato di cose è presentato da tutti
i monumenti anglo-normanni della metà del sec. XTT (2).
Pronomi.
71, ego, I più antichi documenti mostrano le forme
eo, io, eu (jo già nell' Alessio ) e poi jou. La forma ant.
e moderna je si spiega per via della proclisi.
(1) VisiNG, Elude sur le dialecte anglo-^ormand du XII aiècle,
Upsala 1832.
(2) G-. Eknst, La flexion des subatcmtifs, dea ctdjectifs et dea pctr^
ticipes dona le BoUmd d' Oxford j Lund 1897, pp. 3 e 85.
Lvi Morfologia.
I Giuramenti hanno eo e io, — Marie de France,
Wace, ecc. hanno le varianti jo^ jou, ju, jeo. Al prin-
cipio del sec. XII io divenne ^e. Nel Roland l'elisione
di jo è facoltativa. Neil' antica lingua je si poteva in-
corporare con il verbo precedente, se questo finiva
per i: saie, aie, uie, ecc. sono forme dell' Ai ol.
me atono enclitico è adoperato nell'Alexis 439:
teim.
te atono enclitico è pure adoperato in antico fran-
cese. Cfr. per es. Alexis 453: Por qtiem fuisf jat
portai en mon ventre, cit. in Nyrop, Gram. II, p. 526.
vos. Accanto a votcs negli antichi testi trovasi la
forma ous {otis, ou) adoperata dopo qiie, si, de, Je e
nelle frasi interrogative. Per es. S' otts me volés rien
comander, Roman de la Rose, 15731 W.
758. Illum, Nel Jonas abbiamo lo 82, e le; il
primo dinanzi a consonante, il secondo dinanzi a vocale.
Cfr. p. 16, n, 1. E usato encliticamente in S. Léger:
semprel misi v. 22; en terrei metent (S. Alexis, v. 488).
Si ha eu nel Mystère 11, 27, e tutte le due volte
dinanzi a parola cominciante per consonante. Per una
forma neutrale el, rispondente a illud si veda G. Paris,
Romania, XXIII, p. 164.
Illui, Usato come complemento diretto tonico, tro-
vasi in S.* Léger 12 : Qui lui a grand torment occist (2).
(1) Nyrop, Oranti, cit., II, p. 371.
(2) Il Nyrop (II, 374) cita ancora altri esempi: CU ama li et
§le lui (Lai de l'espervier, 92) ; Ne me conoist, ne je lui (Ohev.
au lion, 5990); Si la salue, et eie lui (id., v. 6677). — In S.*
Alexis V. 43 si dovrà leggere lei vuelt^ come ho stampato nel
testo (p. 56), ovvero li vuelt, o anche lui vuelt con il ms. L (Hil-
desheim)? In quest' ultimo caso, si avrebbe lui masch. sostituitosi
al femminile (come avviene in qualche altro testo). Il Nyrop
legge una volta lui ( p. 875 ) e un* altra volta, citando il medesimo
verso, li vuelt (p. 377). Il ood. P (sec. XIII) legge la vout.
Morfologia. Lvn
lUi. Diviene Zi, usato ai due generi come comple-
mento indiretto: li rovèret Eul. 22, li donai nel Jo-
nas 30.
Illi. H masch. plurale per il femminile trovasi nel-
r angle -norm. dapprima e poi anche in altri dialetti W,
Illos, Abbiamo los da illòs in S.* Léger, 226:
Il los absoU (2), divenuto les già nell' Alessio 195 : les
portet. Nel Vallone trovasi les nel senso di " loro „ ,
per es. " il ne sevent ke a venir les est „ ( Jb6, For-
ster, Dial. Greg.f p. 326) (3). Da illos si ha els (eux),
per es. co peiset els (/S.* Alexis, 500). Enclitico, si ri-
duce a, s: se Jos en creit {Alexis, 205). Nyrop Gram.,
n«, p. 376.
Illa diviene elle (Eul ali a 5) e eie negli altri an-
tichi testi.
Illam diviene la e ausato anche come enclitico
(l) in Piccardia (^).
Illaei. Notevole il trattamento di illaei per gli
antichi dialetti. In francico e norm. abbiamo li; nel
Nord e nell'Est: lei; nell'Ovest: He, NelP Eulalia:
Dont lei nonqe chielt. S.* Alexis: li vtielt moli onorer.
78, Hoc trovasi nei Giuramenti: In o quid il
mi altresi fazei, in Eul. 11 poro, in S.* Léger 4tO fisi
bien que el pod, nel Mystère 79 Faites^ o tosi.
La forma citata poro non si trova che nei più an-
tichi testi (Eulalia, Jonas, S.' Léger); ma o isolato
si rinviene spesso in Joufroi (p. es., w. 1433, 2504,
4333 ecc.) nella Vie de Sainte Cathe^'ine, nei Sermons
(1) SucHiEB, Beimpredigt (Bibl. norm. I), p. xliii stampa,
come ha osservato il Nyrop, II?, p. 370 una strofe ove è un bel-
l'esempio del maschile per il femminile : " yl tienent en amours „ .
(2) Paris cambia los in les, Cfr. più avanti p. 33, v. 226.
(3) Bomcmia, XV, 130.
(4) Nyrop, Gram. cit., II, p. 377.
liViii Morfologia.
poitevins e in carte di Poìtou, Aunis, Saintonge. O è
pure usato come particella affirmativa o-il {oui il, To-
bler) e nei composti avtcec, sentiec, poruec.
Ipse si trova unicamente nei più antichi docu-
menti: CU eps S.* Léger 66; in epa cel di, id., 80.
n femm. esse trovasi in Ph. de Thaun, Comput e Bes-
tìaire. Cfr. Nyrop, Gram., IP, p. 382.
Iste trovasi nei- Giuramenti sotto la forma ist:
D'isi di in avant, Nell'Alexis 203: d*este terre. Dopo il
sec. Xn, questo pronome non trovasi che nei composti.
Ecce -]- ille (illum), ecc. Nel Jonas: àlg^ in
S.* Léger 80 en eps cel di, nell' Alexis 140 Puis cel
jour. Per i casi obliqui, ricordo celui nell'Alexis 66
e nel Roland 1620. Il plur. masch. in S.* Léger
13, 32 {cels Eul. 12).
Notevolissima per il femminile plur. obi. la forma
cels (eleemosynas) nello Jonas 82.
Il neutro cel (ecce + illum per ecce + iH^d)
trovasi sopratutto nella formula |W6^ cel estre (Cunpoz
111, e in altri testi).
Ecce + istum. La forma ce trovasi per la prima
volta neir Epìtre 4: a ce ior.
Ecce + hoc. Abbiamo 90 (do), p. es. S.* Léger
16. E da osservare che questo 50 è un pronome di-
mostrativo, mentre (da hoc) non può mai servire da
soggetto (1).
74. Relativi, Qui diviene qui (Griuram. qui meon
vói ecc.) scritto chi in Eulalia 6 chi maent stis en
del e in Jonas chi sii feent, e ki e qui in S.* Alexis.
L' accus. è que, davanti vocale qu^d; cui si adopera
come dativo e anche come genitivo. S.* Léger 164:
Non aut od se cui en calsist e 176: cuil comandai.
(1) Cfr. Romania, XXIII, p. 176.
Morfologia. Lix
La forma femminile quae si continua nell'Est,
per es. nei Sermons di S. Bernardo, e talvolta si
rinviene nei testi normanni. Nei Sermoni la forma
Tee è più frequente di hi. Cfr. Buscherbruck, Roma-
nische Forschungen XI, p. 704.
La forma neutra è quei (tonica) 8/ Alexis 131
e que (qued) atona.
75. Indefiniti. Nec + uUus-trovasi nei Giura-
menti: ne io ne neuls e nell'Eulalià 9: niule cose,
76. Possessivi, Meus è conservato nei Giuramenti
meos sendra. Il cantico ha mieus: Li miens amis v. 65.
Suus. È conservato in 8.* Léger 10: li stcos corps;
suum diviene Stion in Eul. 16; 8ui dà soi in 8.* Lé-
ger 14.
77. Forme deboli. Abbiamo tos in 8.* Léger
92. L'accus. ton in francico; ma tun in angle -norm.
e ten in vallone e piccar do. Cosi per sum (suum).
Per il femminile si noti che Fuso di adoperare la
forma maschile, quando segua parola incominciante
per vocale, risale al sec. XII nei dialetti del Nord e
dell'Est, p. es. nei 8ermons di 8. Bernardo.
L' enclisi dei pronomi me, te, se, le, les trovasi già
a cominciare dal sec, IX: poro-s Eul. 18, sii Jon.,
nols Léger 11, 4(1). E nel Piccardo anche la si rac-
corciò essendo divenuto colà le. Cfr. Meyer - Lùbke,
Gram., Il, § 84.
Propri al piccardo sono non soltanto gli accusativi:
ìnen, ten, sen; ma pure i femminili : me, te, se, e V Obi.
mi per mei, se per sa. Cfr. Lapid. est. (Testo n. XX)
w. 33, 41.
(1) Gengnagel, Die Kilrzung des Pronomina hinter vokalischen
Auslaut im altfrcmz.y Halle 1882.
Lx Morfologia
Forme monosillabiche per il possessivo della plu-
ralità. Notevole sopra tutto nel Piccardo la forma bre-
ve no8, no e voSy vo per no8tre(8), vo8tre{s), per es. Auc.
e Nic. Vo vair oid 23, 13; vo lit 6, 21.
No e vo si trovano nel Vallone (a Namur, Rom.j
XVn, p: 83 ) e anche in Loreno ( p. es. nei Fragments
della Chans. d. R.),
m
Numerali.
78. La forma femm. duas (does) si trova sol-
tanto nell' Est, come nelF Yzopet 262, 1774 e nel Floo-
vani 260.
Il francico ha nel nom. masch. la forma irei (troi)
senza -s, p. es. tout troi (Chev. au lyon, 3764).
Espressioni numeriche con et nei testi più antichi :
Dix e 8et Alexis 161 ; dis et kuit, 39.
Al suffisso francico -ieme, corrisponde in piccardo
-isme, 'ime.
Articolo.
79. L'articolo manca nei Serme nts e compare
per la prima volta nelPEulalia:
Masch. li 21 Fem. la 10, 23
^ lo 10, 14, 16, 22, 24, ^ la 28
» li 3 manca
» le8 6, 16 »
Le antiche forme per il masch. sono : li ( da illi ),
acc. lo; plur. Zi, les. Con le preposizioni: don (deu, du\
au, ou; deSj as, es. Lo dell' acc. diventò presto nell' O-
vest, nel Nord e nel Centro le; ma sotto forma di lu
rimane, a ragion d'esempio, nel Bourbonnais e nel
Nivernais e la vince anche in Aunis e Poitou. Cfr.
Meyer-Luebke, Gram II, § 104.
Morfologia. lxi
Nel Loreno (i): Sing. Maschile: N. IL Obi. Zo, V
(frane, le) del, al, eh Plurale N. Zi, 0. les, des, as, ens.
Femminile: N. li. Obi. la, de la, a la, en la. Obi. les,
des, as, ens.
Sing. lo. Questa forma trovasi ancora nel Roland;
dopo il sec. XI diventa le.
Plur. les. Le forme originarie furono Ics e las.
Per lo menoj ciò parrebbe doversi desumere dal My-
stère, che ha ancora Ics.
li. Non si elide ancora nel S.* Alexis, ma si trova
già l'elisione nel Roland.
80. ^Femminile. Nel Vallone e nel Piccardo il fem.
la diventò le, e si ebbe cosi una forma identica all' ac-
cusativo maschile. In seguito a questa confusione, pe-
netrò anche nel nominativo la forma li per il fem.
Cosi nei documenti di Aire, Vermandois, Ponthieu,
Namur, Lùttich ( Meyer - Luebke, Gram. Il § 104. )
Forse dal Picccardo la forma li ( cosi pensa il
Meyer -Lùbke) si trasmise al loreno (Psalterio, Ber-
nardo, Ezechiele, ecc. ), ove però non abbiamo le per
la. E la forma, correndo attraverso il borgognone e
la Franca- Contea, si fece sentire sino nell' ant. lionese
e nel franco -provenzale di Estavayer (1360) e di
Neuchàtel ( 1343 ).
Anche al Borgognone non è ignoto li per il
femminile.
81. Composizione a + Zes. Trovasi als in S. Lé-
ger, 206, ma S. Alexis ha soltanto as.
de + les. In S. Léger: dels sanz 3; ma prestissimo
si ebbe des,
en-\-lo. Abbiamo " Enz enl fon,, Eul. 19; in
(1) Questo schema è quello delle Prediche o Sermoni di S. Ber-
nardo.
LXii Morfologia,
S. Alexis già el paradis 644. On trovasi nei testi del-
l' Est; negli altri ou, eu e anche u,
En + le8. Si ha ens, nei Sermoni di S. Bernardo;
els nel Fragment d'Alexandre: Els porz de mar;
es in S/ Alexis e nel Roland.
S(uperlatlTO assoluto.
82. Jonas ha, grantesmes 16 (ms. grancesmes) e
S.* Alexis ha pesmes 480, saintìsmes 268 Roland:
pesmes 2650, àltisme 2708.
Auc. e Nic. grandisme 24, 18.
Trovo poi un maletìsme in Chardry, JosaphcLZ^
V. 996.
CONIUGAZIONE
Morfologia. lxv
Scambio di coniugazione.
8S« Infiniti. Parecchie forme delle altre coniu-
gazioni si sono modellate su quelle della coniuga-
zione in -er. Abbiamo, a ragion d' esempio, un baterent
in St. Etienne 37, un secourast in Ph. de Mou-
sket, V. 31224, ecc. Si ha anche un perf, in -ai per i
verbi delle altre coniug. che si rinviene sopra tutto
nel Nord e nel Nord-Est. In anglo-norm. trovasi -er
sostituito a eir ( cfr. Chardry, Josaphat, 88 aver, 1072
sauer ). Il fenomeno si estende in alcuni testi ai verbi
in -re e -ir^ per es. nei Contes de Bozon: acqueller
(accueillir), assailer, cheer, choiser, ecc. Cfr. Nyrop,
IP, p. 60.
Verbi in -ere. L'influsso dei verbi in -ir si fa
sentire in forme come suffir, occir, confir, ecc. Già nel
frammento di Alessandro si ha dir 39 per dire.
Accanto agli inf. in -oir, trovansi infiniti in -re
o ir: ardre, doudre (doloir), muevre, (mouvoir); chetr,
8e%r, velr, che è la forma piccarda. Tobler, Dis dou
vrai anielj p. xxv. Quanto a tenir e tenoir, sia notato
che si ha tenir in assonanza nell'Alessio (v. 161, 696);
nel S.* Léger invece: tener (v. 99): [aver]. Parecchi
testi più tardi mostrano Puna e l'altra forma.
Passato definito. Il pass, definito in -is ha
soppiantato qualche volta -ai e -us per es. nel Bor-
gognone del sec. XIV P. Meyer ha trovato aresti(s),
morit ( Bom. VI, 46 ). Più tardi, nei seco. XV e XVI,
Lxvi Morfologia,
trovansi non di rado forme come f acceptis, f engagis,
frappiti (1) ecc.
Tenalnazloni.
84. In Loreno, nella 1.* pers. ind. pres., trovasi
la finale -e, per analogia dei verbi, ove -e era rego-
lare. Cfr. Altloth. Ps. LY. Nella 3.* -e e raramente -et.
-amus è stato soppiantato da -"^umus già prima
del X secolo. In S.* Léger trovasi cardumps.
-imus. Questa terminazione trovasi confermata in
ant. frane, in faìmes^ dimes, ermes (erimus).
-emus. Questa terminazione non trovasi nel fran-
cico e neppure negli altri dialetti, salvo un devemps
in S.* Léger 1 e avem, poem nel Mystère 36, 73.
La forma di 1.* pers. plurale nell'Isle e in Nor-
mandia è -ons (-uns). La forma -omes trovasi nella
Champagne, e in Belgio, nell'Artois, e sopra tutto
nella Piccardia.
In Borgogna e Lorena si ha anche -ons; in Nor-
mandia -um; in Touraine -om.
Ma nel Piccardo, Vallone, Loreno e nella Cham-
pagne trovasi anche la forma in -iens (4emes), nella
1* plur. dell' imperf. indie, e condizionale e anche
nella 1* plur. del sogg. pres. e imperfetto. Cfr. § 87
in fine.
Può anzi dirsi che nei dialetti nell'Est e del
Nord, e anche in alcuni del centro, ma non in quelli
dell' Ovest, questa desinenza -iens sia un tratto carat-
teristico dialettale.
Terminazione -itis. — Si trovano alcune tracce di
questa terminazione nei dialetti dell'Est, sopratutto
(1) Si veda per queste forme, Nyrop, Grcmi^., II, p. 56.
Morfologia, lxvii
nel Loreno. Per i testi antichi di questa regione, si ha
la forma in -iz sempre nell'Ezechiele: departiz, veniz,
ecc. ; nei Sermoni di S. Bem. sentiz, deveniz, ecc. Nel-
1' Ezechiele anche la seconda pers. dei verbi in -re
è talvolta in -iz.
L' Yzopet ha soffriz e offriz. Cfr. Nyrop, II, 43.
In Borgogna si ha -eiz^ in Piccardia -es, in Nor-
mandia -ez. Si trova anche nel sec. XIII nell'Isle de
Prance e nel Sud della Piccardia e Nord-Ovest della
Champagne: oiz, ois.
Itis è conservato anche oggidì in dites, faites. Fu
del resto soppiantato da -etis con e lungo, che a sua
volta cedette il passo alle forme derivate da -atis.
ent. Già nel sec. XIII si perde la nasale e l'E-
legia ebraica ci dà forme come poetj furet, oret (Ro-
mania, III, 461 ). Il Psalterio loreno : cesse, monte, ecc.
85, Imperf. indie. Forma in -ève. Si ha -ève
per -aba nel Nord-Est, ove anche perdurò certo tempo
un -ive = iba. (Ezechiele e S. Bernardo). Ma già
nei Serm. di S. Bern. abbiamo le forme oe, ole, e
cosi neW Altloth, Psalter, Nella Touraine si usava so-
pratutto oe e cosi nell' Anjou e nel Sud-Est di Maine;
-aie è piccardo ; -eie normanno e francico. -ève trovasi
nelle carte di Liége e Namur pubblicate nella Rom.
XVII, 567 e XVIII, 218 (i).
Jonas ha avardevet 21 e S. Léger regnevet 16.
In Loreno abbiamo anche -eive, per es. esteivent,
secondo la fonetica di quel dialetto.
Forma in -eie. Nei giuramenti non abbiamo
l'impf., ma in Eulalia si ha sostendreiet 16. Il Jonas
ci mostra -eie, ma anche una forma in -ie. saveiet, 10,
(1) -ève trovasi ancora in vallone, ove è divenuto ef, cefj sop-
piantando le altre forme.
-». w i-ifeiT. p, IS. i- i^ ^ Lrr^*r
;ì^v>*7%: <j<>ie, OK^WiJt. rttÀBUst^ iaxt^
-^»5^, '»<4#. iiA »»',': :i.piirrer: *:»rz: zt^bstc-. Sì nova anoon
Ku yjtMjfpc^ \i^ -:: i>r::L=:.er.to di Itr^iz del 1221 edito
Cy. y^ y.^'/Hz. bi-À. <fc ìé^y:* d^ CKoji ^ XXIH^ 136.
Y'jr'^jx ir. -Otti?. Q:i*j=r:a -fcrziinazfcne apparnene ai
':,>?i,^vt, d^! Xcri deli 'C»vest i anglo-norm., norm.,
f*, V*: rr.fr %*: ) OTe troT5tói già in ec'ucorrenza prima del
^'/*/f,^f XIII con la forcia -«^ che sì drffase a tutte
J/5 a, tre ^y^r-rrir^azioni.
^Ml# F-itaro. Xei Serments sì trovano già le
f^rti d^I'a corr^pc^èizione congiunie : $alrarm I, 3, jprtn-
^ai II, 8. Jonas preirets 78.
In Lorena, in Borgogna e nel Sud-Est della
Champagne la 2/ e la 3/ sing. suonano -«» -ott.
Nel lierry, neirOrleanese e in una parte dell'Isle
^5 della Champagne usasi anche -€t, -e, in luogo di
-£tó. Xeirisle e nel Nord-Ovest della Champagne e
liei Hud della Piccardia nel sec. Xm usasi la forma
-rAff fx;r la 2.* plurale.
C'è in Alexis (L, 316) un futuro guardarai
con la coriHervazione dell' a infin. propria dei Ser-
ia eri in; ma deve essere emendato in guarderai, Paris,
Alex., VII.
1.* pers. plur. Nel Mystère de Tépoux abbiamo,
Honza H linaio, dirum, comandarum (vv. 11, 12). Cosi
puro nella Epitre farcie de S.* Etienne: arrum
IT), K (juoHto un fenomeno proprio ai testi dell'Ovest.
Notevole ò il fut. in 4t (forse it di ire), che si trova
ncill' K/ochiole, noi Sermoni di S. Bernardo e in
Morfologia. lxix
tre documenti (s, XIH) di Metz indicati da K. Bu-
scherbrnk, Rom. Forsch,, IX, 666 (D.
Presenti.
87. Nei testi Pi ce ardi la 1/ pers. sing. dell'indie,
pres. ha sovente una gutturale finale — tratto carat-
teristico dialettale, — come: commanch, promech, re-
tieng, preng, ecc.
Nel più antico Loreno (e precisamente nell'Eze-
chiele) si ha un pres. sogg. di formazione analogica
assibilata: commoscet (commovoir), arcet (ardoir), rencet
( rendre ), percet ( perdre ), warcet ( warder ), ecc.
arde Eul. 19 proviene da un analogico *ardat.
1.* pers. plur. cong. -iens, -iems ■= ions si trova
in tutto il Nord e il Nord-Est della Francia.
Perfetto debole.
88. Mentre l'Isle de France e la Piccardia
vanno d'accordo, nella Lorena e nel Borgognone
dell'Est si ha: ai, ais, ait; in Normandia ai, as,
ad. H d normanno durò oltre il secolo XTTT. Nella
1.* pers. sing. trovasi anche ei (Berry, Orleanese, Ni-
venese, Sud dell' Isle). Questo ei non è ignoto ai più
antichi testi loreni, per es. all'Ezechiele, che ha: ei,
es, et, emes, estes, ererìt, e ha -^t alla B.** sing. anche per
i verbi deboli delle altre coniugazioni. Per la 3.*" pers.
plur. nel sec. XII la Borgogna aveva -areni, che per-
dette terreno di fronte a -erent. I dialetti loreni hanno
regolarmente -eirent, ma anche erent (S. Bern.)o
-airent, o anche irent, Cfr. la nota di Apfelsted, Altloth.
Ps.j p. IX, che spiega questo i per l'influsso di i ri-
(1) Si veda per questo futuro un mio opuscoletto La versione
frcmceae delle Fr ediche di S. Gregorio 8U Ezechiele, Modena 1908, p. 8.
dotto da ier nei verbi che cadevano sotto la legge di
Barti$cb« Nella 3.* pers. piar, della I conìng. il vallone
conosce la terminazione -arent^ p. es. donarent^ afai-
tarerà f enz<nareni^ ecc. ^esempi raccolti dal Wihnotte,
Romama^ XVm, 567 ;.
Una forma -o»rf, -airf, per la 3.* pi. trovasi nel
Vallone e in Loreno ^h.
Notevoli infine i perfetti borgognoni in -i in
verbi appartenenti a diverse classi: ntorif, marirent,
ajjparit, ecc.
P. perfetto.
89# Da notarsi nell' a. frane, la conservazione del
p. perf. indicativo nei più vetusti documenti: furet
(fueratj Eulalia 18; avrei (habnerat) id. 2; ro-
veret 22; pouret 9; voldret (voluerat) 21; Alessio:
firet (fecerat) 25.
Facere presenta per il p. pf. le forme fisdre (Léger),
findra, fi«tdra e fire {Alexis 124 firet. Cfr. Romania,
XXII, 574. Ma la forma primitiva sarà stata feire (da
fé ira), poi fire. Fisdre è dovuto alP influsso di misdre.
Perfetti forti.
90. Tre tipi di perfetti forti sono stati conser-
vati in francese (2): I -si; H 4; IH -ui (•^). Quest' ul-
(1) Por i perfetti valloni in -ons (1.* plur.) e ont (3.* plur. ), si
voda llontsoho, Zeitschrift f. roman. PhiloL, Vili, 122 e Rom.,
XVII, 667.
(2) Il latino possedeva quattro tipi, poiché aveva anche i per-
fetti raddoppiati (cecidi, ecc.), dei quali il solo dedi, pur essendo
scomparso in francese, ha lasciato sue tracce nel trattamento dei
verbi in -didi, Cfr. Nyrop, Gram,, II, p. 132.
(8) Esempi per lai.» classe: ars (arsi), clos (clausi), plains
(planxi), ria (risi), ecc. Per la II non si hanno che tre verbi:
JÌ8 (foci), vin (mod. vins) da veni, vi (mod. vis) da vidi.
Morfologia, Lxxi
timo merita una particolare trattazione per l'impor-
tanza ch'esso ha nella determinazione degli antichi
dialetti. Trascuriamo delle tre classi, in cui il tipo in
'Ui si suddivide (cioè: I clasjse haòui, che comprende
pavi, placui, potui, sapui, tacui; Il classe debui,
in classe valui (16 verbi), e infine due verbi per se
stanti: fui e vólui\ la prima e la UE, e fissiamoci
sulla n.
Il Suchier, Ztf, II, 273 ha mostrato V importanza
che ha, per la localizzazione degli antichi testi, la for-
mazione iu della classe forte débui (1).
Codesta formazione iu, in luogo di ui (2), trovasi
in testi del Nord : nella Chron. di Philipp Mousket che
fa scritta a Tournai: perciut 1194, diut 1817, ci*ut:
giut 20585, ecc. e in altri testi, che partono dal Nord
di Metz e di Reims, e comprendono S. Quintino,
Cambrai, Arras e Montreuil. E una formazione che
permette adunque una partizione geografica degli an-
tichi documenti.
Nel Loreno i perf. della classe di habui (e cioè
pavi, placui, potui, sapui, tacui) conservano la
(1) Alla classe dehui appartengono i sgg. verbi: bibi {bui),
[relce^i ([rel^ui, credidi (crui) orevi (crui)^ [ debui (cZmì)], jacui
{jui)j legi (lui), licuit {lm)j movi (mm), nocui (ìiui), cognovi
( conni) j pini {plui)^ steti (estui),
(2) Dò qui i due paradigmi paralleli, togliendoli dal Suchier,
Zeitschrift cit., pp. 256 e 259. A sinistra le forme della Normandia
e dell' Isle. A destra le forme del Nord.
dui
dOTÌS
dut
doùmes
doiistes
durent
Sogg. do fisse
Part. doiit.
diu
dewis
diut
*dewins, dewimes
dewistes
diurent
Sogg. dewisse
Part. diut.
LXX0 Morfoiogia.
Tocale del radicale: tauf (S. Bern. b^\ plauty austj
HoQMegf ecc. Ciò differenzia il Loreno dal Francico e
dal Xormauno. In parte, il territorio ove abbiamo au
(babai) è lo stesso di quello di diu. Si avverta però
che qnest' ultima formazione ha una maggiore esten-
sione verso l'Ovest, che ebbe anche per habui: euc\
euij eurefit.
In S. Léger trovansi forme come aìd 25, ecc.,
aurent 225, reciut 21, ecc. ma accanto a queste troviamo
le forme normanne oth 36, od G&ySot (sapuit) 77, ecc.
La seconda persona delle classi hebui e debui è
ofls e doiis in franc-norm. ; ma a Lùttich e altrove
nel Nord-est si ha ewis detcis. Più al Sud : eiist, deiist,
WL Perfetti forti sigmatici. Per questi per-
fetti, che costituiscono il tipo I forte, basterà qui no-
tare che le forme arizotoniche senza s ( come defó, feìs )
trovansi già in Roland 1708, 1723. In St. Léger
abbiamo un fétssent 54, che può dirsi enigmatico in
questo testo e che non può spiegarsi sull'analogia di
véissent^ forma che non poteva esistere al tempo del
celebre monumento francese. Nel sec. XTTT, in fran-
cico, si hanno esclusivamente le forme asigmatiche;
nella Champagne dell'Ovest (Chrétien): firerd^
prirent, ecc.
Imperf. del sog^g^antiTO.
92. Le forme in -iss- per la 1.* e 2.* plur. (per
es. chantÌ88ons, chantisseiz ) della I coniug. durano lun-
gamente. Cito dal Roland 267 mesUssiez e dai Quatre
Livres: recordisson, Auc. e Nicolette ha, per regola,
gardissiens, gardissies, ecc. ecc.
Quanto alla 1.* plurale, la finale primitiva è -ons
per tutte le coniugazioni: per es. doussons (Alexis,
Morfologia, LXxm
V. 620); ma presto trovasi -iens. Inutile dire che Aons
soppiantò -ons e -iens.
Nella 2.* coniug. alla finale primitiva -eiz si so-
stituì -ez (p. es. doussez Eoi., 456) e infine 4ez,
Nei più antichi testi; nessun esempio nei Q-iu-
ramenti e nel Jonas; mentre Eulalia ha auuisset
(auvisset) e S.* Léger ovist: (revenist). Nel S. Alessio
abbiamo invece la forma -usse. Si ha ancora: fesist
Jonas 11, S.* Léger 33, 4, Alessandro, 14, e 6
feissent (S/ Lég^r 9 f). Notevole nel Nord-Ovest la
forma feissùnt per feissent (S. Martin, 147, 2).
Ondeggiamento tra forme forti
e forme deboli.
93. Merita un' esame particolare TEziechiele, in
quanto presenta insieme perfetti forti e deboli, quali :
arsi e ardét, misi e matét, quist e quarét. Nello stesso
testo si rinvengono perfetti forti e imperfetti sogg.
deboli : clost e encUdest, prist e prennest^ conuit e conissest^
receut e recevest^ geut e gesest e viceversa: adassét e
repàtist. Cfr. Tobler, Deutsche Litteraturzeitung 1881,
n. 51, col. 1963 e Mussafia, Litteraturblatt f. germ. u.
rom. Phil., 1882, n. 3, col. 104.
Paradigma di faeere negli antielii testi.
94. Già in S. Eulalia e nello Jonas si trova
faire W. Cosi nel franco -prov., nel Borgognone e in
(1) L' opinione dell' Ascoli Arch, gì. I, 80 che faeere passi per
fagere, fayere è contradetta sopratutto dalle ortografie latine ( Eid-
berg, op. cit. nella nota seguente, p. 15). Si deve essere passati
per facre, fo^re, fayre faire. È l'opinione del Diez (I^, 210) e del
Joret, Da e, p. 323. Le obbiezioni a questa teorica non sono forti,
normanno ^ Altsà», l(f ). Nel Psantìer dì Cambridge sì
troTa già l'ortogr. /ire. Il Pìccardo ha faire e ^rc,
per 68. ilicr. e /Viool. 2, 32, 17 ).
Presente nei più antichi docnmenti ihi
l. faz ^RoL 515, 678: Q. L. d. E. 10, 20: Cambr.
ps. 31, 1 — nel cod- B. fmz,
L faifi (Orf. ps. 16, 8; 76, 13; faiz lOB, 5; Ch. de
E. 2582; Q. L. d. E. 53, 16 (faiz 109, 13).
3. fai f 3/ I^r 36; 26 d; 27 aV
4. /aiiwe» (Jon. ; 3/ Etienne. 2.^; Alex., 23 b.; 37 a;
47, b; 52, b; 60, a; 112, e. ecc.).
faimiTM (Q. L. d. E. 372, 4).
5. /iiéfe* (Oxf. ps. 102, 21; Ch. d. Eoi. 1360; Q. L.
d. E. 8, 13; Cambr. ps. 148, 8).
6. feent (Jon. 27) funt (Charl. Q. L. d. E. ecc.).
((/ni (Alexis, ecc.).
Presente di facere nei dial. durante il sec.
XIII:
Lorena
Fr, Gomté
Piccardo
1. faiz
fai8
fach, faich
2. fai$
fais
fais
3. faU
fait
fait
4. faisona
—
faisons
6. faites
—
faites
6. font
font
font
o sono lo seguenti: il Koschwitz, Commentcn', 71 sostiene che il
digradamento del e in ^ deve essersi operato prima della caduta
di e; sicché abbiamo fagere, che presenta le condizioni di legere.
Altri pensano che il riflesso sia stato * faisre e che poi la
lingua siasi liberata di 8 nella combinazione 8r. Ma allora si
dovrebbe avere * faise in piccardo, ove si ha — ad es. — prisent
per jtriarent.
(1) Questa tabella è tolta dal Eydbebg, Le développement de
•*' facere „ , p. 93. Adotto le sigle dello stesso Eydberg.
Morfologia . LX x v
Nella Vita di Caterina (Poitou) si ha 4, faisem,
5. faises e faides,
Imperf. indie. Nei più antichi testi compare già
il tipo -éje. Neil' Epìtre de St. Et. si ha feséit In
certi dialetti, nell'Est e nel Sud, si trovano tracce di
un imperfetto in 'ibam: faisivet, soffeisimt. Cfr. Ryd-
berg, p. 162.
Futuro. Nel Piccardo trovasi talvolta il ftit.
frai (Aiol, 1000) accanto al francico feraL Nel dial.
dell'Est spesso c'è farai con a. Nei Quatre Livres
des Rois il futuro è il seg. frai, fras, frad; frums,
frez, frani. (Eydberg, p. 69). E /ra.v, frai trovansi
nel Psautier di Cambridge e nel ms. anglo-norm. del
Pèlerinage de Charlemagne.
Condizionale. H più antico esempio di condi-
zionale di facereh dato da Jon. fereiet 22.
Congiuntivo. Nei Serments abbiamo la forma
fazetl^ 6. In Jonas faciest^ in Sponsus 6 fasen (Pàs-
sion 6 fa^sen 121^).
Perfetto. St. Léger: fisi 4 e, 7 d. ecc. — fisdrent
.11 b. Per il p. perf. si veda il § 89.
Neil' anglo-normanno (docum. dei sec. XI-XII )
il perfetto di facere è, secondo il Rydberg: 1. /is;
2. fesiSf fisis, few; 3. fisi; 4. fesimes, feì'mes; 6. fei-
stes; 6. firent Nei composti si ha la forma fistrent,
come defistrent, suffistrentj ecc. Rydberg, p. 186.
Nell'Octavian, un testo di origine probabilmente
piccarda, ma copiato da un amanuense anglo-normanno
(s. XIII) si trova due volte la 3.* plur. fisent che è
propria al piccardo (4 volte in Auc. e Nic.) e ad altri
dial. deU'Est.
Participio passato: fait si trova già in Jonas,
66, 79.
Lxxvi Morfologia,
lìsse.
95. La forma picc. dell' inf. è iesire, che nel sec.
Xm passò anche nella Champagne e nella Lorena.
Nel Borgognone in luogo dell' imp. estoie trovasi
anche astoie. La forma dell'imperfetto eram è ere in
Borgogna, Lorena, Norm., Isle; iere, in Pie-
cardia W.
(1) Si veda K. Koqh, Die Entvoicklung des lat. Esse in den
altfr. Mundckrten. Marburg 1902.
TRATTI PRINCIPALI CARATTERISTICI
DEGLI ANTICHI DIALETTI
€«rmttorlstiehè dell'Ida de Fnrnee.
1. cha = ca 55.
2. i = e largo -|- i 42.
3. eu = ó stretto 33.
4. ot (già nel sec. XIU) = ei.
Cfr. Suchier, Grundriss, P, 764 (i).
DUrerenxe tra il Franeleo e il Normanno.
1. Il francico dittonga ei e ou parallelamente da
e e stretti; mentre il normanno dittonga soltanto
ei e non o. Il francico ha poi mutato ou in eu. H
normanno scrive spesso questo suono per u.
2. Conservazione nel norm. di ca-ga- 55 {Alias 223).
Caratteri del Piecardo.
1. Notazione di -s per -z 64.
2. Conservazione di ca- e ga- (caritè^ kien, gardin).
Va col normanno 55.
(1) A Orléans il dialetto si differenzia dal " Francico ,, por
avere talvolta l'accento nella desinenza della 3.' plur. p. e per
non avere oi dinanzi ad r; (poeir, poer = fr. pouvoir).
Lxxviii Tratti caratteristici degli antichi dialetti.
3. c + e, i e <-f-^ + ^^^' diviene eh, che appare
soltanto sporadicamente in vallone 66.
4. Conservazione del suono e nasalizzato 47.
Caratteri del Vallone.
1. Si accorda col Loreno e la Champagne e la
Franca Contea nel trattamento di a per ei 5.
2. ie da e largo tonico in 'posizione. Cfr. Atlas
carta fer. e Grundriss, I, 764.
3. Imperf. -ève (ameve), che non si trova in Pie-
cardo ove si ha col Normanno oe (amoe) e -oie (da
-ebani) 85.
4. Col Loreno pf. in -arent -erent.
6. ei e oi per 2 + i, o-\^i (deis, coist) 42.
6. Preferenza per a e o protonici (sanior, donier).
7. Caduta di l dinanzi a una consonante.
8. Grafia lh = l mouillé.
9. Conservazione tarda di -t,
10. Conservazione di e nasalizzato 47.
DIfferenxe tra 11 Franeieo e 11 Plecardo,
Lat.
VM.t
Frane.
M.%^\W '
17 M.M. M. A%y^/«»ji. ma.^F»
Pieeardo.
1. ant, ent,
int
= ant
= ent
2. ellos
= eaus
= iaus
3. en
= ein
= ain
4. ol
= ou
= au
6. ca
= cha, che,
chié
= ka, ke, kié
6. ga
= ja, gè
= ga, ghe
7. ce, ci
= ce
= che
8. abilis
= ables
= avles
Tratti caratteristici degli antichi dialetti. lxxix
Caratteri eomuni al Plecardo e al Tallone.
1. ivum in -m.
2. ou in au (voluit = t?aw^).
3. ea sviluppato da illos (picc. iaus, vali. eaz).
4. Conservazione di e nasalizzato 47.
Caratteri eomuni al Pieeardo, al Tallone
e al lioreno.
1. Conservazione del tedesco w (warder) 62.
2. Conservazione di -t non appoggiato: {vertuit^
o verttd) 63.
3. hi in vi, per es. rainavle 13.
4. -iee in -i« 10.
5. Caduta di r nella 3/ plur. perf . dei verbi forti :
fisent, ecc.
Angle - normanno,
1. Caduta rapida della declinazione 70.
2. La sostituzione ài e a, ie 40. Questo tratto è
anglo-normanno, « et si bien anglo-normand — dice
« Q-. Paris, Alex,, p. 80 — que dès les plus anciens
< ouvrages composés par des angle - normands nous
< voyons ié rimer avec é, ce qui n' a pas lieu en fran-
-« 9ais ».
Caratteri Borgognoni.
1. u seguito da nasale può volgere ad e.
2. In luogo di e largo romanzo si ha spesso a.
Lxxx Tratti earatterigtici degli antichi dialettL
3. àtr dà in borgognone air (paire, maire, fraire)^
mentre in loreno: eir. P. xvn, n. 3,
4. Al francico oi risponde talvolta nei testi borg.
o: vidor, povoTy vor, ecc.
Dialetti del Sitd-Est.
1. Il carattere principale è costituito da quella
che può dirsi la legge dell'Ascoli: affievolimento di a
dopo palatale sino a giungere ad t. Si veda per l'a
postonico il § 40 e per Va tonico Philipon, Romania^
XVI, 263.
2. Conservazione negli antichi documenti di -o(u)^
Cfr. Devaux, Op. cit., p. 232. Si veda il § 52.
TESTI
X^toiSiipwr ^4Wft^|>i4>lo Antv«^^ittf^
ftnAitA iXUtar dift • ] ti^ i3|uui itmObre
fV fSvt^ • ErablwdWr mil jrUwt tvùofJiX
prtrulnii qiumecnt aol ci|% tneotifiiulre^
^qdplc^* kArotttTa^dtra^tlitwuA fic^
^ àcnknvwi auf'cfa uctxn^ui^. po|>olur
ii%r«ti^cnYHntAr* ftrkArU^m«€>fìl*ii4«
UnrfKn^' n^to neneulrctu w recwtwif^
iii^|[^<'tf- tn nuU^ ^ittbAr ixnnrx icéì^^
ùui^ twnU Duei^# ^X^ìxA^iAi M»\uì^^^ià^
Giuramenti di Strasburgo.
I.
Giuramenti di Strasburgo. (^)
(Bibl. Naz. di Parigi, f. lat. 9768, e. 13, col. ^).
I. Giuramento di Lodovico il Germanico.
Pro deo amur et prò Christian poblo et
1 nostro commun | saluament d' ist di in auant,
2 in quant deus | sauir et podir me dunat, si
3 saluarai eo | cist meon fradre Karlo et in
4 aiudha | et in cadhuna cosa, si cum om per
5 dreit son | fradra saluar dift, in o quid il mi
6 altre|si fazet, et ab Ludher nul plaid nun-
7 quam | prindrai qui meon uol cist meon fra-
8 dre I Karle in damno sit.
n. Giuramento dell'esercito di Carlo il Calvo.
Si Lodliu|uigs sagrament que son fradre
1 Karlo I jurat, conseruat, et Karlus méos sen-
(1) Questi giuramenti furono prestati il 14 febbraio 842 fra
Carlo il Calvo e Luigi il Germanico con l'intento di stringersi
insieme contro Lotario. I due re scambiarono la loro lingua per
farsi comprendere dall' esercito alleato, mentre i soldati si servi-
rono della loro favella. Nyrop, Grammaire historique de la langue
frcmqaisé^j Copenhague 1904, I, p. 25. Dobbiamo allo storico Ni-
tardo, nipote di Carlo il Grosso, la conservazione dei due brani
preziosi francesi (Baina, Romania XXI, p. 53) entro l'opera Histo-
riarum libri IV, conservata in un solo cod. della Nazionale di
Parigi della fine del sec. X o del principio del secolo seguente.
Cfr. Bbakelmann, Zeitschrift f, deutsche Philol., Ili, 85 e E. Ko-
scHWiTZ, Commentar zu den àltesten franzdaiachen Sprachdenkmalem
( Altfranzi>8Ì8che Bihliothek hgg. v. W. Foerster) Heilbronn 1886,
4 Giuramenti di Strasburgo,
2 dra I de suo part (non) lo [suon] franit, si io
3 returnar non | l'int pois ne io ne neuls, cui
4 eo returnar | int pois, in nulla aiudha centra
6 Lodhulwig nun li iu er.
Nota al testo.
Baynouard credeva che i " Giuramenti „ fossero provenzali
(cioè, per lui, in lingua romana)] ma Diez dimostrò che 'ap-
partengono invece al dominio francese (Altfranz, Sprachdenk-
male, Bonn 1846, p. 8). Sono forme innegabilmente francesi:
savir I, 3 (prov. saòer), sogg. pres. fazet I, 6 (prov. faza), perf.
ind. jurat II, 2 (prov. juret). Il disaccordo tra gli eruditi ha
principio, quando si tratta di determinare il dialetto, nel quale
il testo è dettato, sopra tutto perchè mancano veri e propri
tratti caratteristici. Può tuttavia affermarsi, senza tema di er-
rare di troppo, che la regione a cui si debbono ascrivere i nostri
giuramenti sia al Sud della Loire e che il dialetto sia quello
di Poitier (Lùcking, Koschwitz) o di Lyon. Fazet, col suo e
dovuto al suono palatile precedente, pare invero condurci verso
il territorio franco -provenzale. Si vedano, per la, questione,
LuBCKiNG, op. cit,, 188; Paris, Bomania, VII, 137; Koschwitz,
Commentar, p. 35; Suchier, Die Mundart der Strassburger
Eide, in Beitràge z. romaìi, PhiloL Festgabe f. W. Foerster,
pp. 1-2. Diedero una riproduzione dei nostri giuramenti G. Paris,
Album de la Società dea anciens textes frcmqais, Paris 1875, pL X;
Gasté, Ijes aermenta de Strcubourg, Paris 1888 ; Petit de Julleville,
Hiatoire de la kmgue et de la littérature fran^aiae, I, Paris 1896,
LXXVI ; Ennbcbbus, Die cllteaten deutachen Sprachdenkm&ler, Franc-
fort S. M. 1897, pi. 85; Koschwitz, Lea plua anciena monumenta de
la langue frcm<;aÌ8efi, Leipzig 1902.
Per le edizioni, ricordo le ultime: Stengel, Die àlteaten fran-
zdaiaehen Sprachdenkmàler, Marburg 1884 e 1901, p. 7 ; W. Foebstbb
e E. Koschwitz, Altfranz&aiachea Uebungabuch, (Heilbronn 1884)
Leipzig 1901, p. 45; Mokaci, / pili antichi monumenti della lingua
franceae, Boma 1894, p. 8 e Koschwitz, Lea plua anciena monumenta
de la lamgue fran^cnaef Leipzig 1802, p. 2.
Alcune indicazioni bibliografiche sulla letteratura critica dei
giuramenti trovansi anche nella parte grammaticale dì questo
manualetto. Cfr. anche Koschwitz, op, cit,^, p. 2.
Giurctmenti di Strasburgo, 5
Halle 1902, p. 199. — Sopra tre punti, quanto mai delicati e
controversi, sia richiamata l'attenzione dello studioso: I, 6:
dift. Il Diez lesse invece disi, vedendovi un presente debet
con l'interpunzione di un * inammissibile, combattuta già fe-
licemente dal BuRGY, Gram, de la langue d' dil^, Berlin 1882,
I, p. 20, n. 1. Per avvalorare il disi del manoscritto (poiché
pare che cosi abbia scritto l'amanuense) si è pensato a^che a
decet (Storm, Romania, III, 288; Salvionì, Arch. glott., XII,
401); ma il senso del passo non riesce chiaro. Meglio, panni,
atteiiersi a (dift- debet). — II, 3 (non) lo [suon] franit. Nel
ms. si legge soltanto: noti (o nun) lostanit. È impossibile ve-
dere in tanit una forma di tenere, sia in riguardo all' a, sia
per la finale, sia infine per la sintassi. ÌEo accolto nella mia
trascrizione la lettura proposta da G. Paris, Romania, XV,
444. — n, 6 nun li in er. Nel cod. nun li iuer, senza il punto
sugli i naturalmente. Secondo il Diez iuer dovrebbe leggersi
per tu er (ibi ero) ma iv presenta troppe difficoltà per essere
accolto, e poi, anche sintatticamente, lascia molto a desiderare.
Non merita neppur d'esser presa in considerazione la lettura
li iver di Baynouard e Reiffenberg, che vedrebbero in iver il
lat. ivero. Contro la lettura nun lui ier si veda Paris, Ro-
mania, XV, 445.
MiiiUc^#. ii«itLf««f*# gi0iy^flK#K l^fétt#t>>pyf i ' nmmmli U4»
1 IL Hi ^f^è^ JLtrr L§% mmrnmÀuL'^^^^M^fUiéti'i^Wm^Jl^iin.
^«»l4Uv|^ J«fyV fm.H%fy%n%'90m S^rùf f^t&r m&ty§^ ^grwM^ ^•^fxti
C i*«i ^uuftHfW Àè^^jBff mortài, lofm L^m^rr l^^tu ft^T U^p iMr
Sequenza di S Eulalia..
n.
Sequenza di S. Eulalia.c^)
(Bibl. de Valenciennes, n,° 143, e. 141).
Buona pnlcella fut Enlalia,
Bel avrei oorps bellezour anima.
Voldrent la veintre li deo inimi
^Idrent la faire diaule servir.
5 Elle non eskoltet les mais conselliers,
Qu' elle deo raneiet, cdii maent sus en ciel,
(1) Questo testo fu scoperto da Hoffmann v. Fallebslebbn,
ElnoThenaioi, Monumena dea Icmguea romcmea et teutonique du IX siècle^
avec une introductìon et des notes par J. F. Willems, Gand 1837;
opera che riapparve col titolo Monumenta de la langue romane et
de la Icmgue tudeaque, 1845. Il ms., che appartenne all'abbazia di
S.'Amand (B. 5, 15), è della fine del seo. IX. Per la letteratura
dell'argomento Koschwitz, Lea plua anc. monumenta eoc.^ Leipzig
1902, p. 4. Qui mi limito alle indicazioni principali. Il facsimile
migliore è dato da.ìV Album de la Société dea ancienà textea cit., pi. 2
e dal Monaci, Facaimili di antichi manoacrittij £oma 1891, n.° 86.
Assai chiara la riproduzione di, Suchier e Bibsch-Hirschpeld,
Geachichte der frcmzdaiachen Litteratur, Leipzig 1900, p. 98. Oltre
alle edizioni nelle crestomazie di Bartsch e di Gonstans, sian
ricordati P. Meyeb, Recueil d^anciena textea franqaia, Paris, 1872,
II, 193 e Stbnoel, Op. cit., p. 8. Per la versificazione, ricordo
P. Meyeb, Bibl. de V École dea Chartea, V, 2 (1861), p. 237; Babtsch,
Die lateiniaehen Sequenzen dea mittelaltera, Bostock 1868, p. 166;
Beceeb, Uéber den Uraprung der lateiniaehen Veramaaae, Strassburg,
1894, p. 52; Suchieb, Zeitachrift /. roman, PhiloL, XV (1891), p. 43;
Ehhecebus, Verabau u. geaanglicher Vortrag dea alteaten franzòaiachen
lAedea, Frankfurt a. M. 1901. Eccellente, sotto ogni riguardo, lo
studio dedicato alla versificazione di Eulalia dal Koschwitz, Kom-
mentar cit., pp. 101-120. ,
Sequenza di S. Eulalia,
Ne por or ned argent ne paramenz
Por manatce regiel ne preiement.
Niule cose non la ponret " <Hnqe pleier
10 La polle sempre non amasi lo deo menestier.
E poro fut presentede Maximii^i
Chi rex eret a cels dis sovre pagiens
H li enortet, dont lei nonqe chielt^
Qued elle fuiet lo nom christiien.
15 Eir ent adunet lo suon element :
Melz sostendreiet les empedementz,
Qu'elle perdesse sa virginitet:
Poros furet morte a grand honestet.
Enz enl fou la getterent com arde tost.
20 Elle colpes non auret, poro nos* coist.
Aczo nos voldret concreidre li rex pagiens;
Ad une spedo li roveret tolir lo chieef.
La domnizelle celle kose non contredist,
Volt lo seule lazsier si ruoVet Krist.
25 Li figure de colomb volat a elei.
Tuit oram que por nos degnet preier,
Qued auuissent de nos Christus mercit,
Post la mort et a lui nos laist venir
Par souve clementia.
Seqtienza di S, Eulalia, 9
Nota al testo.
Il ms. ha separati i vocaboli: con selliers 6, ar geni 7, ni
ule 9, en ortet 13. Le proclitiche sono unite alla voce, su cui
si appoggiano : laveintre 8, lafaire 4, neparamenz 7, ecc. Dub-
biosa la lettura il 13. — Il Willems credeva che la sequenza
francese fosse di mano di Hucbald (fine del s. IX) a cui si
deve una poesia tedesca " Ludwigslied „ nello stesso foglio ;
ma ormai gli eruditi ritengono che la prosa d'Eulalia sia di
un altro copista, che ha lasciato' correre alquanti latinismi,
come Eulalia 1, rex 12, post 28, clementia 29 e anche molto
probabilmente raneiet 6, perdesse 17, degnet 26, auuisset 27, col
loro e postonico conservato. — Quanto alla composizione della
prosa, il SuCHiBK, Der Inhalt und die Quelle des àlteaten
franzosischen Gedichtes in Ztf. cit., XV, p. 24 nota che nel-
r87d si scoperse a Barcellona il corpo della s^nta e crede che
a questo avvenimento si colleghi l'origine della sequenza fran-
cese, poiché la sequenza latina, nello stesso ms., è certo ante-
riore. La sequenza ha avuto per fonte l' inno di Prudenzio su
Eulalia e il martirologio di Beda, benché l' uno si riferisse ad
Eulalia di Merida e l'altro ad Eulalia di Barcellona. I cataloghi
della Bibl. di S. Amand indicano appunto come esistenti colà
il Peristephanon di Prudenzio e il martirologio di Beda. Per
il culto di S. Eulalia, si veda E. Bitter, Zeitsehrift f. franz.
Sprache u, Liberatur, XXII (1900), p. 30. — Il testo, che é
quasi certamente vallone (si noti sopra tutto l' oi di coist 20),
non presenta grandi difficoltà, quanto alla sua intelligenza.
Sia tuttavia richiamata l'attenzione sopra due passi dubbi:
V. 19 com arde tosi, ove com può avere il senso di « in modo
che, affinché » piuttosto che « come se » e v. 24 si ruovet, ove
si può interpretarsi per si (rogai) ovvero sic, G. Paris. Ro-
mania, XV,' 446.
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3.
^"d'è I >' ^ I i
V
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VV
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GD
m.
Jonas.W
(Manoscritto di Valenciennes, n.** 475).
(Recto).
1 dicit si... me rogai aler in Niniven . . . | . . . p . . .
^ sì est venude cise tres dies super ... me e si\.,. eisi . . .
dicit ore nos ... aire | ..end., me sit ... tU
me ... vivamus . . . licerent revenir al | . . nini mou . .
quia mare ibat et intumescebat super eos .. d .. e ai 6
distrent : quaesumus, domine, ne pereamus in anima \
6 viri istius et ne des super nos sanguinem innocen-
tem ... cistn ... | que par 1 .or savent
... il quaut . • . [ quet oire e por
9 mare ne ... | ... . maiss j | io
12 euis I ... t lat. le
eu ... et ... m ... de [ . . cel pescion . . ne fait . . et
... fu.*... et ... [ noieds co dixit f ... o
15 damavi de tribulatione \ mea ad dominum et exaudivU
me \ de ciosm . ualgent . . . cum 15
co I car reu — quet . . | net ivers
(1) Il testo è, salvo qualche modificazione consigliatami sopra
tutto dallo stndio di W. Schhitz; Momcm. Studien, V, 297, quello
del KoscHwiTz, Le% pitia cmc. jnonumenta cit. p. 6. Il ms. è del se-
colo X. Si vedano i facsimili di Bethmann e Goussemakeb, Voyctge
historique dcms le nord de la France, Paris 1849; Génin, Chcmson
de Rolomdy Paris 1850, p. 466 e V Album de la Société dea gmciena
textes franqais, Paris 1875, pi. 10. Cfr. anche le tavole esplicative
dello ScHMiTz, Moman. Studien cit. V, in fine. Il testo è stato mi-
nutamente esaminato dal Koschwitz, Commentar cit., 121-167.
12 Jonas,
18 . . . , ei la mare e si . ; chi . d | 1 . . . lonas
profeta de ... et ... et precepit — lonam super \ . .
el .... Detts j totam Niniven civitatem
21 .... eis sub peccatorum .... et serr .. \ et clamavit 20
et dixit: adhuc quadraginta dies et Ninive stcòverte-
tur I postea | et vestiti
sunt sacds a maioribus usque ad minores .. postea \
24 peccator . . que cil . .*. et ... : iet e ^i er . . . | vesti-
rent . . . haires a maiore usque ad minorem \ ..et 25
indutus est sacco et sedit in dnere n . : | ..de
27 nt a perils . . . | e . . reied e si tult
si este e^n|.... seit niuls dixit chi e . . , .
80 dixit . e ... I de en cist tres dies dixit .....|
'. dominum magna si fisient in | 80
33 hoi . . lan e sant .. e si ... | on .. ent , e
si fu co fructus vos \ .... postea per mersionem
Ione profete si debetis inidligere . . adversus domi-
36 num . . I — mer^onem Ione si ... se
. . I . . . nfmgn . . dominum 35
(Verso).
1 haòuit misericordiam si cum il semper solt
h&YeÌT de peccatore . e sic liberat de ce ... e de cel
perii quet il habebat discretum \ que super els metreiet
. et afflictus est lonas afflictione magna . et iratus est .
et oravit ad dominum et dixit: domine, tolle, quasso^ 5
3 animam meam a me, \ quia melior est mihi mors
quam vita . dune, co dixit y si fut lonas profeta mult
correcious e mult ireist; quia Deus de Ninivitis \
misericordiam Tiabuit, e lor peccatum lor dimisit ;
8. ireist J II Baist legge iretst. Cfr. Roman Forsch., Vili,
p. 116,
JoTUta. 18
saveiet co que li celor saluz astreiet ruina ludech io
rum^ e ne dòleiet tant de . . . | lor salut ctim il fa-
ciébat de perditione ludeorum, ensi cum legimtcs e le
evangélio que dominus noster flevit super Hierusalem,
6 et noluit toUere paném filiorum et dare eum \ canibtts.
Paultis aposidtts eUam optabat esse anathema prò 15
frcUribus suis qui sunf Israelite. Et egresstcs est lonas
de dvitate, et sedit contra orientem dvitatis, \ doTiec
mderet quid accideret civitaii, dune, co dicit^ cum
lonas profeta cel populum hàbuit pretiet e convers
et en cele . . . | iet, si escit foers de la dvitate e si 20
sist contra orientem dvitatis e si avardevet cum Deus
9 per sèren ... astreiet u ne fereiet. Etpreparavit dominus
. ederam super kaput Ione, tU faceret ei unibram . lobo-
raverat enim . . dune, | lona^ profeta habébat mult
laboret e mult penet a cel populum co dicit; e fa* 25
debat grant iholt, et eret mult las | et preparava
dominus un edre sere sen cheve, quet umbre li fe-
sist e repauset s'i podist. Et letatus est lonas super
12 ederam letitia magna . dune fut lonas | mult letatus,
co didt, por que Deus cel edre li donat a sun soveir, 30
et a sun repausement li donat, et precepU dominus
vermi ut percuteret ederam, \ et exaruit et paravit
Deus ventum calidum super kaput Ione, \ et dixit:
melius est mihi mori quam vivere, \ dune, co didt, si
rogat Deus ad un verme que percussist cel edre sost 35
^^ que cil sedébat, e cum | cilg eedre fu seche si vint
grancesmes iholt super kaput Ione et dixit: melius est
mihi mori qu^am vivere. Et dixit dominus ad lonam:
putasne bene \ irasceris tu super ederam'? et dixit: bene
irascor ego usque ad mortem . postea per cel edre dunt 40
10. Nel ms. pare si legga sub co astreiet eis ruina. —
11. doleiet] ms. doceiet. — 15. ms. esse anathema esse.
14 JofUM.
cil tei dolor ave|iet, si debetis intelligere per IvdeoSj
chi sicci et axiài permanent negantes filium dei,., e e por
18 els (fut or)|es doliants, car co videbant per spiritum
profetie, que, cum gentes vemrent ad fidem, si astre-
ient li ludei perdut , si cum il ore sunt . et dixit 45
dominus: \ tu doles super ederam in qua non lobo-
Tasti, neque fedsti ut cresceret; et ego non parcam
Ninive dvitati magne, in qua sunt plus quam centum
viginti milia hominum qui nesdunt quid \ sit inter
dextram et sinistrami dune si dicit Deus ad lonam §0
profetam: tu douls mult ad icel edre, e. si por icel
21 edre es mult irei|st, dixit, in qua non laborasti neque
fedsti ut cresceret dixit: e io ne dolreie de tanta milia
hominum si perdut erent dixit f.,. dixit, Postea en .
ceste causa ore potestis videre quanta est misericordia 55
et pietas Dei super peccatores homines : cil homines de
cele dvitate . [tant l' aveient ojfendud que tost le[s] vo-
lèbat . . . delir . e tote la dvitate volebat comburir et ad
24 nihilum redigere . postea per cel triduum contriti |on
fisient, e si communement fisient, si achederent ve- eo
niam et resolutionem peccatorum suorum. Detis om-
nipotens qui pius et misericors et clemens [est], et qui
vult quod peccatores vitam a^ternam \ mereantur et
vivent, cum co ^ndit quet il se erent convers de via
sua mala, e si s penteiet de cel mei que fait hàbe- 66
hant ,.,8ic liberavìt de cel perii, quet il habeòai discre-
tum que super els mettreiet . cum potestis ore videre
27 et entelgir . . . | sit . . chi si 1 feent cum faire lo
deent, e cum cil lo fisient dunt ore aveist odit, e
por o si vos avient ... | [que vos bie]n faciest cest 70
triduum ... quet oi comenciest, ne aiet niuls male
58. tote] me. vola. — 69. triduum J ms. terriculum. — 66.
Ms. sic liberi. — 71. triduum] ternculum.
Jonas. 15
voluntatem contra sem peer . ne habeatis inimicitiam,
mais I aiest cherte inter vos quia karitas operit mul-
30 titudinem peccatorum . seietst unanimes in Dei ser-
vicio [por en ciel e]stre remunerati . faites vost al- 75
smones, ensi cum faire debetis, e faites vost elee-
mosynas, cert co sapietis .. | .. acheder co que li
preirets . preiest li que de cest periculo nos liberei
chi tanta mala nos habemus fait et ut protegat nos |
de paganis e de mais christianis poscite li que cest 80
fructum que mostret nos habety que 1 nos conservet
33 et ad maturitatem \ conduire lo posciomes, e cels
éleemosynas ent possumus facere, que lui ent possur-
mvs piacere. Poscite li que resolutionem omnium pec-
catorum nostrorum nos prasbere dignetur et ut \ faciat 85
nos ad gaudia eterna pervenire. Ibi vaUmus gaudere
et exsultare sine fine cum omnibus sanctis per eterna
86 secula seculorum, (i)
Nota al testo.
Il testo, scritto in gran parte in note tironiane, è di diffi-
cilissima lettura, sopra tutto in causa dei reagenti usati dal
Génin sul manoscritto. La lingua appartiene al tipo vallone.
Notevoli sono V ei (non del tutto certo) di ireist, y,^ 8, 52, Va
di astreie(n)t 22, 44 Vi di iholt 26 e 37 e anche V oe di foers.
La forma feent vive ancora in territorio vallone. Cfr. Zeitschrift
f, roman. PhiloL, XXII, 401.
75. por enciel estre] ms. et en tot...\sii'e.
(1) Seguono nel testo le seg. linee che paiono doversi aggiun-
gere dopo JudeoSf 1. 41 : '* por quet il en cele duretie et en cele
encredulitet permessient et etiam plora... si cum dist e le evcm-
gélio,,. I heum de avant dist. ,,
IV.
Saint Léger. (i)
Testo originale (Ms. di Clermond-Ferrand, 189).
1. Domine deu devemps lauder
et a SOS sancz honor porter;
3 in su' amor cantomps del sanz.
quae por lui augrent granz aanz.
et or es temps et si est biens es[t] M.
6 quae nos cantumps de sant Lethgier. quae M,
2. Primos didrai vos dels honors Primes M.
quae il awret ab duos seniors;
9 apres ditrai vos dels aanz
que li suos corps susting si granz,
et Ewruins, cil Deu mentiz, [d'] E. ciel M.
12 que lui a grand torment occist.
(1) L'unico ms. si trova nella Bibl. di Clermont-Ferrand, n." 189
e fu scritto, al più tardi, al principio del sec. XI. Il testo è sicu-
ramente francese, benché il copista vi abbia introdotto un numero
rilevante di provenzfilismi. Cfr. Q-. Paris, ha vie de S, Léger, in
Momania, I, p. 273, sgg. Il testo è riprodotto per intero néìV Album
de la Société dea anciens textes, pi. 7-9. Allato al nostro " testo ori-
ginale ,, (ed. Kosohwitz), trovansi le varianti dal testo dato dal
Meyeb, Hecueil, II, p. 194, che si è attenuto strettamente al ms.
Nelle lezioni a pie di pagina il Meyer registra però qualohe lieve
menda. Per il rispetto paleografico, si noti che il ms. mostra,
com' è naturale, data la sua antichità, V 8 lungo finale ; spesso
P 71 è maiuscola ; àànz ( v. 9 ) ha i due a accentati ; P e ha un se-
micerchio sotto al V. 31 (juuent) e al v. 203 (cel).
Saint Légbr.
Domwérieà déuempr
bcmQLpcn:ccr". infEomoi CAnaytrmf
ddfitir.ciiae'pOLlui auwmt
cdìc^ bieriCcjtujenof cxticumpf
Entnof cklraituTrclelf Kwicjif
^u£nL Attorce Ahdaof Qmadp
ltftic7r<:oipr(a(rtnj' (i2;rJkw«?.
<^cuamtin^ ctl diteti, tttfintiar
(Ms. di Clermont-Ferrand, n.o 189)
Stt. 1-5.
i Jvuxtc tn^tìC ^lA (ione vaAf
xcmpCaLreiloctóifÌTtttr fòt
t>xrtrtc^c\tttAonc najncucc AxteL
^Xcxtnxc deu.lo counrrotuca,
Ut^cenT Aprefift- .
j Jjdun l^jfqjdcpCiCTewf. UuLcoTwxrt
dar cteLrexricrfcierT- ilio trtaixc
femprdmiftr. amllodoiftrbien
decid fjuner dondeu fermcr
porbonxficd :
/C^ r cum ilUur dairdcci^ Arr.
^^iTTidd qutiutlo comAncLtc: tL
lo rcda ben lo non rtt »CLo fud
IV.
Saint Léger. W
Testo di G. Paris, Romania, I, 273.
1. Domine Dieu devems loder,
Et a SOS sahz honor porter;
3 En soe amor cantoms dels sanz
Qui por lui avrent granz aanz. ahanz Z>.
Et or est temps et si est biens
6 Que nos cantoms de sant Ledgier.
. 2. Primes dirai vos dels honors* ditrai (cfr. v. 9) i>.
Que il avret od dous seinors;
9 Apres dirai vos dels aanz
Que li SOS corps sostint si granz,
Et d'Evruin, cel dieumentit,
12 Qui lui a grand torment ocist.
(1) L' edizione di Q-. Paris può dirsi un forte e ardito tenta-
tivo di ricostruzione critica. Oggidì si potrebbero ritoccare più
passi del testo, quale fu dato dal Paris. Lo lascio intatto, ma
raddrizzo qualche menda di lettura e. aggiungo alcune corre-
zioni (quelle ohe a me paiono le migliori) proposte dal Diez,
Zwei altrom, Ged,, Bonn 1852 (Z>); dal Luecking, Die àltesten franz,
Mundarten, cit, p. 17 (i»); dal Suchier, Literarisches Centralhlatt
1879, p. 117 (ò'); dallo Stengel, Ausg. u, Ahhandl., I, p. Vili, e
Vie alt, frctnz. Sprachdenkm. cit. p. 23 (St.) e dal Groeber, Ztf.y
VI, 470 (Gr), e Spenz, Die ayntaktische^ Behandlung dea achtsilbigen
Veraea in der Paaaion Chriati und im Leodegarliede, Marburg 1877,
p. 77 (Sp,). Tengo anche conto della lezione del Bartsch sia nelle
varie edizioni della Crestomazia, sia nella Lcmgue et litterat. franq,
deputa le JX« aiècle juaqu' au XI V^ aiècle, Paris 1887, col. 7 (B).
18 Saint Léger. #
3. Quant infans fud donc a ciels temps,
al rei lo duistrent soi parent
15 qui donc regnevet a ciel di:
ciò fud Lothiers, fils Baldequi.
il le amat, Deu lo covit, re[n]amat M.
18 rovat que litteras àpresist.
4. Didun Tebisque de Peitieus,
lui 1 comandat ciel reis Lotliiers.
21 il lo reciut, tam ben en fist:
ab u magistre semprel mist, u[n] Jf.
qui Ilo doist bien de ciel savier,
24 don Deu servier por bona fied. don[t]. serviet M,
6. Et cum il l' aut doit de cieP art, ciel M.
rende 1 qui lui lo comandat, RendetloquiluilM.
27 il lo reciu, bien lo nonrit; nodrit M.
ciò fud lonx tiemps ob se lo s ting.
Deus l'exaltat cui el servid,
80 de Sanct Maxenz abbas divint.
6. Ne fud nuls om del son juvent
qui mieldre fust donc a ciels tiemps;
33 perfectus fud in caritet, caritat M.
fid aut il grand et veritiet,
et in raizons bels oth sermons ;
36 humilitiet oth per trestoz. trestot M.
7, Ciò sempre fud et ja si er:
qui fai lo bien, laudaz enn er.
39 et sanz Letgiers sempre fud bons,
sempre fist bien o que el pod.
davant lo rei en fud laudiez;
42 cum il l'audit fu li'n amet. audid fu lui a. M.
Saint Léger. . 19
3. Quant enfes fut, dono a cels temps
Al rei lo duistrent sui parent
15 Qui dono regnevet a cel di:
pò fut Lodiers fils Baldequi.
H V enamat, Dieu lo covit,
18 Eovat que letres apresist.
4. Didon Tevesque de Peitieus,
Lui l'comandat cil reis Lodiers:
21 B lo re9ut, tant bien en fìst:
Od un magistre' sempre l' mist, a bo S.
Qui lo duist bien de cel saveir q^'il ^^ D,
24 Dont Dieu serveit par buone feit.
5. Et com il Paut duit de cele art,
Eendit lo qui lui l'comandat.
27 n lo re9ut, bien lo nodrit:
9o fut loncs temps od sei lo tint. lo ting D,
Dieus l'exaltat cui il servit:
30 De sant Maxenz abes devint.
6. Ne fut nuls huom del son jovent
Qui mieldre fust dono a cels temps:
33 Perfiz esteit en caritet, Perfeiz fut il L.
Feit aut il grant et veritet,
Et en raisons bels aut sermons;
86 Humilitet aut par trestot.
7. (^o sempre fut et ja si iert:
Qui fait lo bien lodez ent iert.
39 Et sanz Ledgiers sempre fut buons,
Sempre fìst. bien o que il puot:
Davant lo rei ent fut lodez; fust P.
42 Com il l'odit fut lui amet. fu li namet B.
41. fust di G. Paris {Bom., I, 305) è certamente errore di stampa.
20 Saint Léger,
8. li. se 1 mandat et ciò li dist:
a curt fast, sempre lui servisi. fugt P.
45 il l'exaltat e l'onorat,
sa gratia li perdonat, [et] sa g. M^
et hunc tam bien que il en fist, dist M.
48 de Hostedun evesque en fist.
9. Quandius visquet ciel reis Lothier, Lothier[s] M.
bien honorez fud sancz Lethgiers.
51 il se fud morz, damz i fud granz:
ciò controverent baron frane,
por ciò que fud de bona fiet,
54 *de Chielperig feìssent rei.
10. Un compte i oth, pres en Testrit,
ciel eps num auret Evrui.
57 ne voi reciwre Chielperin,
mais li seu fredre Theoiri;
ne 1 condignet nuls de sos piers,
60 re volunt fair estro so gred.
11. Il lo presdrent tuit a conseil,
estro so gret en fìsdren rei ;
68 et Ewruins oct en gran dol,
porro que ventre no Is en poth;
por ciel tiel duol rova s clergier,
66 si s'en intrat in im monstier.
mors M.
pres[tj M.
Evrui[n] M.
Theodri M.
Bei M. so[n] M.
so[n]. fisdren[t] M.
ott Kosckw.
12. Reis Chielperics tam bien en fist,
de sanct Lethgier consilier fist.
69 quandius al suo consiel edrat,
. incontra Deu ben si garda,
lei consentit et observat,
72 et son regnet ben dominat.
Samt Léger. 21
8. A sei l'mandat et 90 li dist:
A cort fast, sempre lui servist. sempr' e Sp,
45 n Pexaltat et Thonorat,
Et sa gracie li pardonat, ( et doncques il tant b. e f. L.
Et ano tant bi^n que il ent fist ( et home tam b. ne f. St,
48 De Ostedun evesque en Crist.
9. Quandis vesquit cil reis Lodiers,
Bien honorez fut sanz Ledgiers.
51 II se fut morz, danz i fut granz:
Qo controverent baron frane,
Por 90 que fut de buone feit,
54 De Chelperin feissent rei.
10. Un comte i aut, prist ent Pestrit:
Cil eps nom avret Evruin.
57 Ne volst receivre Chelperin,
Mais lo son fredre Theodri;
Ne l'condignat nuls de sos pers,
60 Rei vuolent faire estro son gret.
11. Il lo prisdrent toit a conseil:
Estre son gret ent fisdrent rei;
63 Et Evruins aut ent grant duol,
Por © que veintre ne Ts ent puot;
Por cel tei duol rovat clergiet,
66 Si s'ent entrat en un monstier.
12. Reis Chelperis tant bien ent fist:
De sant Ledgier consilier fist.
69 Quandis al son conseil edrat,
Encontre Dieu bien se guardat;
Lei consentit et observat,
72 Et son regnet bien dominat.
22 Saint Légtr.
13. Ja fad tels om, Deu inimix,
qui Tencusat ab Chielpering. a M.
75 l'ira fud granz cum de senior,
et sanct Lethgier oc s'ent pavor.
ja lo sot bien, il le celat,
78 a nuil omne no 1 demonstrat.
14. Quant cieF irae tels esdevent, ira M. esdevint Af.
Paschas furent in eps cel di.
81 et sanct Lethgier fist son mistier,
missae cantat, fist lo mnl ben; mul[t] b[i]en M.
poblen lo rei communiet, por bien M.
84 et sens cumgiet si s' en ralet.
15. Reis Chielperics cum il l'audit,
presdra sos meis, a lui s tramist;
87 ciò li mandat que revenist,
sa gratia por tot ouist; [Et] sa M.
et sanct Lethgier ne s soth mesfait,
90 cum vit les meis, a lui ralat.
16. H ciò li dist et adunat:
tos consilier ja non estrai, consilier[s] M.
93 meu' evesquet ne m lez tener
por te, qui sempre vols aver; te[i]. sempre[m] M.
en u monstier me laisse intrer; u[n] M.
96 pos ci non pose, lai voi ester.
17. Enviz lo fist, non volunti^rs:
laisse 1 intrar in u monstier. u[n] M.
99 ciò fud Lisos ut il intrat u[n]t M.
clerj' Ewrui ille trovat. Clero Evvrui[n] illoc M.
cil Ewruins molt li voi miei,
102 toth per enveia, non per el.
Saint Léger. - ' 23
13. Ja fut tels huom, Dieu enemis,
Qui l'encusat a Chelperin: ab. B.
75 L'ire fut granz com de seinorj
Et sanz Ledgiers aut ent pavor: aut s'ent L.
Ja lo sout bien, il lo celat; ili e[n] celat Z).
78 A uul lionme- ne V demonstrat.
14. Quant cele ire tels esdevint,
Pasques-furent én eps cel di.
81 Et sanz Ledgiers fist son mestier:
Messe cantat, fist lo molt bien;
Poblent lo rei communiat, Puople et L. Pobl'et B.
84 Et sens comgiet si s'ent ralat.
15. Reis Ohelperis, com il l'odit,
Prisdret sos mes, a lui' s tramist :
87 Qo li mandat que revenist,
Et sa gracie par tot oyist;
Et sanz Ledgiers ne s' sout mesfait:
90 Com vit les mes, a lui ralat.
16. Il 90 li dist et adunat:
Tos consiliers ja non estrai.
93 Meie evesquiet ne m' leist teneir tenir nem leist SL Sp,
Por tei, qui sempre m' vols aveir;
En un monstier me laisse entrer.
96 Pois que nen pois lau vuoil ester.
17. Enviz lo fist, non volontiers:
Laisset T entrer en un monstier.
99 Qo fut Lusos o il entrat,
Clèrc Evruin iluoc trovat. ilio D, B.
Cil Evruins molt li volst mei,
102 Tot par envidie, non por el.
24 Saint Léger,
18. Et sanct Lethgier fiat so mistier
Ewrui prist a castier; Evvrui[n] M,
105 ciel' ira grand et ciel corropt,
ciò li preia, laissas lo toth. laissas[t] M.
fus li por Deu, ne 1 fus por lui, fist lo M. fist p. M.
108 ciò li preia, paias ab lui. paias[t' s']ab 1. M.
19. Et Ewruins fist fincta pais:
ciò 1 demonstrat que si paias. paias[t] M.
Ili quandius in ciel monstier instud, estud M.
ciò 1 demonstrat amix li fust. demonstrad M.
mais en avant vos ciò aurez,
114 com ili edrat por mala fid.
20 Rex Ohielperings il se fud mors;
por lo regnet lo sowrent toit; Per M. tost M.
117 vindrent parent e lor amie,
li sanct Lethgier, li Ewrui; Evrui[n] M.
ciò confortent ad ambes duos,
120 que s'ent ralgent in lor honors.
21. Et sanct Lethgier den fistdra bien,
quae s'en ralat en s'evesquet,
128 et Ewruins den fisdra miei,
quae dono deveng anatemaz.
son quev, que il a coronat,
126 toth lo laisera recimer.
22. Dominedeu il ciò laissat,
et a diable comandat. diable[s] M.
129 quar dono fud miels et a lui vint, Qui M.
il voluntiers semper recivt; semprel retint M.
cum fulc en aut grand adunat
132 lo regne prest a devastar.
Saimi Léyer. 25
18. Et sanz Ledgiers fist son mistìer:
Evroìn prist a castiìer.
106 Cele ire* grand et cel corropt
Qo li preiat laissast lo tot;
Fist lo por Dieu, ne Tfist por lui:
106 Qo li preiat, paiast s'od lai. paias s* X>.
19. Et Evroins fist feinte pais:
9o l' demonstrat que se paiast.
Ili Qnandis en cel monstier estnt ins fud Z>. istud B.
(^o l' demonstrat amis li fast;
Mais en avant vo 90 odreiz
114 Com il edrat par mele feid. * fied Z>. B.
20. Eeis Ohelperis il se fdt mora: Chielperigs B.
Par lo regnet lo sovrent tost. Per 2>. B.
117 Vindrent parent et lòr ami,
Li sant Ledgier, li Evruin;
pò confortent ad ambes deus
120 Que s' ent ralgent en lor honors.
21. Et sanz Ledgiers dono firet bien,
Que s'ent ralat en s'evesquiet;
123 Et Evruins dono firet mei,
Que dono devint anatemez:
Son quieu que il at coronet a ooronet B.
126 Tot lo laiseret recimer.
22. Domine Dieu iluoc laissat, in ciò jB.
Et s'a diable comandat.
129 Qui dono fut mels et a lui vint
H volontiers sempre retint: semprel Z».
Com fole en aut grand adunet,
132 Lo rogne prist a devastar.
26 Saint Léyer,
23. A foc a fiamma vai ardant
et a gladies percutan;
135 por quant il pot tant fai de miei,
por Deu ne 1 volt il observer.
ciel ne fud nez de medre vivs
138 qui tal exercite vidist.
24. Ad Ostedun, a cilla civ,
dom sanct Lethgier vai asalier»
141 ne pot intrer en la civtat,
defors Tasist, fìst i gran miei,
et sanct Lethgier mul en fud trist
144 por ciel tiel miei quae defors vid.
26. Sos clerjes pres, revestiz,
et ob ses croix fors s' en exit. .
147 porro' n exit, voi li preier
quae tot ciel miei laisses por Deu.
ciel Ewruins qual hora 1 vid
150 penre 1 rovat, lier lo fist.
per[se]cutan A/.
asàlir if.
mul[t] M.
pres[dra] M,
26. Hor en aurez las poenas granz Hor* M.
quae il en fisdra, li tiranz.
153 li perfides tam fud cruels, fut M.
lis ols del cap li fai crever,
cum si r aut fait, mis 1 en reclus,
156 ne soth nuls om qu' es devengunz. devenguz M,
27. Am las lawras li fai talier;
hanc la lingua quae aut in quevv
159 cum si Faut toth vituperet,
dist Ewruins, qui tan fud miels:
hor a pordud dom Deu parlier,
162 ja non podra mais Deu laudier.
Ambas 1. M.
Hor' M. perdud M.
Saint Léger. 27
23. A fou a flamine vait ardant,
Et a glavies persecutant: a gladies les percutant L,
135 Por quant il puot tant fait de mei,
Por Dieu ne V vuolt il observer. ne volt lei St. (Sj>.).
Gii ne fut nez de medre vifs
438 Qui tei exercite vedist.
24. A Ostedun, a celle cit,
Dom sant Ledgier vait asalir. •
141 Ne puot entrer en la citet:
Defors Pasist, fist i grant mei;
Et sanz Ledgiers molt en fut trists
144 Por cel tei mei que defors vit.
25. Sos clercs a pris et revestiz, prist il r L,
Et od ses crois fors s'ent eissit.
147 Por o ent eist, volst li preiér n'exit B, 'nt eissit i.
Que tot cel mei laissast por Dieu:
Cil Evruins quel hore Fvit,
150 Prendre Trovat, liier lo fist.
26. Hore en odreiz les peines granz
Que il ent firet, li tiranz.
153 Li perfides tant fufc crudels,
Les uoils del quieu li fait crever.
Com si l'aut fait, mist l'en reclus:
156 Ne sout nuls huom qu' est devenuz.
27. Ambes levres li fait talier,
Anc la langue que aut en quieu.
159 Com si r'aut tot vituperet,
Dist Evruins, qui tant fut mels:
" Hor at perdut don Dieu parler;
162 Ja nen podrat mais Dieu loder. ,,
25^- A 'uecn /l'i- zliI-: f: fc^^^*'^
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I& '1* 611 -akèTT^S leu yr-^ar-A r, |
ITT «^ ea Fes.:azii, in ciel moiisti^-.
ilio rec:^:i5.ireTii aarsr: Leiìigier. ^-\-] Jf- I
Domir.feiie^ig in ciel £jiel I
i^> i visitet Letiigier. son àerv. ^ad] Z- Jf.
31. La Labià li restaurar: li 'adi r. Jf.
sicinì. desanz Dea pre» làaiier:
Ire et Lane en aat merci si grand.
porlier lo tst sicum desanz. Parlier JT.
doc pres Leihgier a preier, do^ne Jtfl pareTdjier If.
1^ poble ben ^st cre-ire in E^en Xo] p. Jf.
32. Et EwTTiis, cuin il Taudit, aadid Jf.
credre nne 1 pot antro qae 1 vid.
Vis COSI il lo vii fad corroptios,
donc oct ab lui dures raizons,
e 1 corps exastra al tirant:
1^/2 peis li promest adenavant.
Saint Léger. 29
28. A terre jont, molt fat affliz:
Nen aut od sei cui en calsist, lai on s' assist (? | Z>.
166 Sovre lespiez ne paot ester, lis p. 2>. B,
Qne toz les at il condanmez.
Hor at perdnt don Dien j»rler,
168 Ja non podrat nuds Dien leder.
29. Sed il nen at langue a parler,
Dien exodist les sons pensers; pensez Gr. B.
171 Et sed il nen at noils camels,
Ancor les at espiritels; Encor L. en corps, ols ad
Et sed en oorps at grant torment, [espiritiels St. {Sp.\
174 L'anrane ent avrat consolement.
30. Grnenin ant non cni rcomandat:
La jns en cartres l'ent menat,
177 Et en Fescan. en eel monstier,
Huoc reclnsdrent sant Ledgier.
Domine Dieus en cel flaiel
180 Visitet at Ledgier son serf.
31. L^ levres li at restoret:
Si com desanz Dien prist loder. laudat Sp.
1® Et anc ent aut mercit si grant,
Parler lo fist si com desanz.
Donc prist Ledgiers a predier:
186 Lo pnople bien fist creidre en Dien. fist il L,
32. Et Evmins, si com Todit,
Creidre ne Tpout entroque 1* vit:
189 Com il lo vit, fat coro^;o«:
Donc aut od lui dures raisons:
El cuor exastret al tirant, el corps Z>. exasprat B.
192 Peis li promist ad en avant.
so JScnnt Léger.
33. A grand furor, a gran flaiel
si 1 recomanda Laudebert.
195 ciò li rova, et noit et di,
miei li fesist dontre qu'el yiv.
ciel Laudebert fura buons om,
198 et sanct Lethgier duis a son dom.
Laudebiert M.
duis[t] if.,
34. n li voi faire mult amet:
bewre li rova aporter;
201 garda, si vid grand claritet:
de cel vindre, fud de par Deu, vindre[t] M.
et sicum roors in cel es granz, eisi cum rode M. [est] M,
204 et sicum flamm' es dar ardaz. flAmmes M, ardanz M,
36. Gii Laudeberz, qual bora 1 vid,
tome s als altres, si Uor dist:
207 ciest onine tiel mult aima Deus,
por cui tels causa vin de ciel. vin[t] M.
por ciels signes que vidrent tels,
210 Deu presdrent mult a cónlauder.
36. Tuit li omne de ciel pais
trestuit apresdrent a venir.
213 et sanct Lethgier lis prediat,
Dominedeu il les lucrat,
rendet ciel fruit spiritici
216 quae Deus li auret perdonat.
a[n]presdrent M.
[e]spir M.
37. Et Ewruins, cum il Faudit,
credere ne 1 pot antro que 1 vid.
219 cil biens qu'el fist, cil li pesat,
occidere lo commandat. [dono] lo M.
quatr' omnes i tramist armez,
22 que lui alessunt decoller.
Saint Léger. 31
33. A grant furor, a grant flaiel,
Si r recomandet Lodebert:
195 Co li rovat, et noit et di
Mei li fesist dentro qu'il vit.
Cil Lodeberz furet buons huom,
198 Et sant Ledgier duist a son duom.
34. Il li volst faire molt amet : ( Qranji claritet vindre
Beivre li ruovet aporter; [de cel
201 Guardat, si vit grant claritet : Grarda si vit, fut de
De ciel vindre t, fut de par Dea : f [par deu St (Sp).
Eissi com ruode en ciel est granz, et cum roors Z>.
204 Eissi com fiamme est cler ardanz.
36. Cil Lodeberz, quel hore l'vit,
Tomat s'als altres, si lor dist: Tomet D.
2ff7 " Cest homne, cel, molt aime Dieus, ciel D.
Por cui tels cose vient de ciel. „ vind B,
Por cels signes que vidrent tels
210 Dieu prisdrent molt a conloder*
36. Toit li homne de cest pais
Trestoit lai prisdrent a venir;
213 Et sanz Ledgiers les prediat:
Domine Dieu il les lucrat,
Rendit cel fruit espiritel spirituel B,
216 Que Dieus li avret pardonet.
37. Et Evruins com il Fodit
Creidre ne Fpout entroque l'vit.
219 Cil biens qu'il fist, cil li pesat:
A ocidre lo comandat. ad ocidre L.
Quatre homnes i tramist armez,
222 Qui lui alassent decoUer,
32 Saint Léger,
38. Li tres vindrent a sanct Lethgier,
jus se giterent a sos pez:
225 de lor pechietz que aurent fliz &iz M,
il lo8 absols et perdonet.
lo quarz, uns fel, nom a Vadart, U M, a[ut] M.
228 ab un inspieth lo decollai. espieth M.
39. Et cum il l'aud tollut lo quev,
lo corps estera sobre Is piez;
281 ciò fud lonx dis que non cadit
lai s'aprosmat que lui firid;
entro li talia los pez dejus, Entrol talia M.
234 lo corps 'stera sempre sus. [ejstera M.
40. Del corps asaz l'avez audit,
et dels flaiels que grand sustint.
237 l'anima reciunt Dominedeus, reciut M,
als altres sanz en vai en cel.
il nos aiud ob ciel senior,
240 por cui sustinc tels passions. sustint M.
Finit, finit, finit,
ludendo dicit.
Nota al testo.
Il Paris non ha manifestato chiaramente le sue idee in-
torno alla patria della nostra vita di S. Leodegario ; ma dal
contesto del suo studio può desumersi che egli la ritenesse
piccarda, fondandosi sopra tutto sulle grafìe ca e qu dinanzi
a e, ie provenienti da a. La prova non è decisiva, per le con-
siderazioni esposte dal Suchier nel suo prezioso articolo Die
Mundart des Leodegarliedes nella JZeitschrift f, rom. PhiL, II,
256 sgg.; ma il Paris non era lontano dal vero, per quanto
Saint Léger. 33
38. Li treis vindrent a sant Ledgier,
Jus se giterent a sos piez:
225 De lor pequiez que avrent faiz
Il les asolst et pardonat.
Li quafz, uns fel, nom aut Vadart,
•228 Od un èspet lo decollat. ispieth D. B.
39. Et com il 1' aut tolut lo quieu,
Li corps esteret sovre 1' s piez :
231 pò £ut loncs dis que non cadit.
Lai s' aproismat qui lui ferit :
Entro taliat les piez dejus, entre 1 taìiat L.
234 Li corps esteret sempre sus.
40. Del corps asez l'aveiz odit,
Et dels flaiels que granz sostint.
237 L' aneme re9ut domine Dieus :
Als altres sanz ent vait en ciel.
Il nos aiut od cel seinor
•240 Por cui sostint tels passions !
combattuto dal Lùcking (p. 197) che pensava piuttosto al
l>oj^gogii03ie> fondandosi in particolare sulla forma d' imperfetto
regnevet. Lì Suchier ha il merito di aver posta la questione
su solide basi, dimostrando che la forma regnevet non permette
di trarre nessuna conclusione sicura e che il territorio, a cui
va ricondotto il nostro testo, è quello dei perfetti in -tu, cioè
l' alto nord, il piccardo o il vallone. Per ciascuno di questi
singoli punti fonetici e morfologici, rimando rispettivamente
ai paragrafi della mia introduzione, ove sono studiati: 1.) ca,
2.) gli impff. in -ere e 3.) i perfetti.
V.
Cantico dei Cantici. (^)
(Bibl. Nazion. di Parigi, f. lat. 2297, e. 99^).
Quant li soUeiz coaverset en Leon
En icel tens qu'^est « ortus Pliadon, »
Per un(t) matin,
4 Une pulcelle(t) odi(t) molt gent plorer
Et son ami [dol]cement regreter,
E io Ili dis:
« Q-entilz pucelle(t), molt t' ai odit plorer
8 « Et tum ami dolcement regreter,
« Et chi est illi ? »
[La vi]rge(t) fud de bon [entendem]ent
Si respon[di mo]lt avenable[ment]
12 So son ami.
« Li miens amis, il est de tei parage(t)
« Que neùls on n'en seit conter lignage(t)
« De r une part.
16 « Il est plus gensz que soleiz enn ested;
« Vers lui ne pued tenir nulle clartez,
« Tant par est belsz !
(1) Questo poema frammentario ( o meglio questa specie di ro-
manza o di " Chanson d' histoire ,,), fu edito la prima volta da
G. Paris, Jahrhuch f. engl. u. roman. Literatur, IV, 862, poi dal
Bartsch, daP. Meyer, Recueil cit., p. 206; Stengel, Auag. u. Abhcmdl.,
I, 65 e FoERSTER e Koschwitz, AltfrcmzoBièches Uebungnhuch 1.* e
2.* ediz. Queste due ultime sono edizioni diplomatiche. Il ms. è
della fine del sec. XI.
Cantico dei Ccmtici, 85
< Blans est et roges plus que io nel sai dire(t) ;
20 « Li snensz senblansz nen est entreiz cent milie(t)
« Ne ia nen ieri. »
n dist de mei que jo eretft) molt belle(t);
Si m'aimet tant toz temps li soi novele(t),
24 Sòe mercid;
Dol90r.de mei apeleid [a] mes [le]vres;
Desosz [ma] langue(t) est li laiz et les [rees,]
Et io sai beem
28 Nuls om ne vit aromatisement
Chi tant biem [ojillet con font mi vestement
al som plaisir.
La u jo sui(d) iversz n' i puet durer ;
32 Toz tens fiorist li leuz de ma beltèz
Por mon ami;
Li tensz est bels, les vinnesz sont flories,,
L' odor est bone(t), si l' amat molt misire(t),
36 Por mei' amor.
En nostre terre(d) n' oset oisels canter
Samz la torterele(t) chi amat ca(a)steed
Por mon ami.
40 Jo Pai molt quis, encor nel pois trover(t);
Nen vnlt respondre(t), aseiz V ai apeletz,
Quer lui ne plastz.
Les escalgaites chi guardent la citez
44 Gii me torverent, si m' ont batuz aseiz
Por mon ami,
Navree molt et mon palie(t) tolud.
Grand tort munt fait cil chi guardent le mur
48 Por mon ami.
26 Ms. desoiz. 28 aromatisement] La proposta è del
Grobber, Zeitschrift f. roman, PhiloL, VI, 474. Il ms. dà aro-
tnatigement, Meyer legge: aromi et ìiln]gement. 37 Ms. oilset.
36 Ccmtico dei Cantici,
Beles pnlcelesz, fillesz Jerusalem,
Per mei' amor noncieiz le mon amant,
D'amor langnis.
52 Chine milie anz at qu 'il aveid mi' amie(t) ;
Lei ad laisiet, quar n'eri de bel servÌ8e(t);
Si amet mei.
Il li plantatz une vine molt dolce(lt):
56 Proud ne la fist, si 'nn est cadeit en colpe(d),
Or est amere(d):
Li fil sa mere(d) ne la voldrent amer(t),
Commandent li les vinnes a guarder
eo Fors al soleiz.
Eli' est nercide(t), perdutz adz sa beltez
Se par mei non ia maisz n' avrat clartez
De mon ami.
64 Ainz que nuls om sotist de nostre amor,
Li miensz amis me fist molt grant ennor
Al tems noe.
Danz Abraham en fud premierz message(t),
68 Lui(d) m' en(t)veiad por 90 qu' il ert plus saives
Et de grant fei;
Isaac i vint, Jacob et danz Joseph,
Pois Moisen et danz Abinmaleo;
72 Et Samuel.
Del quart edé pois i vint reiz David
Et Salamon et Roboam ses fiz,
Et Abia;
76 Et ab i vint amos [et] Issaias,
Jeli, Joel et dam Azarias
Et Joatam;
58 Ms. sin nest.
Cantico dei Cantici, 37
Achaz i vint, adunc fud faite(t) Rome:
80 Quel part que alge(t), iluoc est ma corone(t)
Et mes tresors.
Ezelcias, Manases, losias,
Et Joaehim et dam Nazarias,
84 Del quart edé.
Del quint edé pois i vint Ananias,
E Misael et dam Zacharias,
Et plussors altresz;
88 Enpres icelsz et molt altres bamnsz
Par cui misire(t) mei ma[n]datz sa raisum :
Mei vult aveir.
Il enveiad sun angre(t) a la pucele,
92 Chi la saluet d' une saludz novele(t)
En Nazare[t]li.
98 II resto manca.
Nota al testo.
Sia subito avvertito che alcune parole hanno uno o due
accenti. Dolgor 25 è scritto dol&'or. Cosi il e di canter 37, di
caasteed 38. Cosi chi' 'ne 52, c^'adeit 56. Laisiet 53 ha un ac-
cento sull'i e ia 62 due accenti suU' i; go e scritto c*o\ Quanto
al dialetto, la frase del Paris ( p. 265 ) " le dialècte n' est guère
déterminable „ risponde purtroppo anche oggi allo stato della
nostre conoscenze. Si vedano tuttavia le note del Koschwitz,
Comm, p. 194, che pensa al Sud -Est della Francia. Il Paris,
jRom., XV, 448: « Mon opinion est que rien n' empèche de re-
« garder le poème comme compose dans le centro occidental
« de la Franco ( la rime Jerusalem : amant n' est certainement
« pas un obstacle), et e' est cette région plutót que 1' est qu'
« indique T empiei des accents diacri tiques ; mais la brièveté
« du texte et l' étrange graphie du copiste rendent tonte déci-
« Sion fort douteuse ». A nessun risultato concreto conducono
le ricerche del Luecking, op. cit,, 233-5.
VI.
Le Mystère de V Epoux. ^^^
(Bibl. Nazion. di Parigi, f. lat. 1139, e. 63^).
San Matth. XXV :
1. Tunc simile erit regnum caelorum decem vir-
ginibus, quae accipientes lampades suas exierunt ob-
viam Sponso [et Sponsae],
2. Quinque autem ex eis erant Fatuae, et quinque
Pmdentes ;
3. Sed quinque Fatuae, acceptis lampadibus, non
sumserunt oleum secum;
4. Prudentes vero acceperunt oleum in vasis suis
cum lampadibus.
5. Moram autem faciente Sponso, dormitaverunt
omnes, et dormierunt.
6. Media autem nocte clamor factus est: Ecce
Sponsus venit, exite obviam ei).
(1) Il codice appartenne all' abbazia di San Marziale di Li-
moges. Cfr. Coussemaker, Histoire de V harmonie au moyen àge,
Paris 1851, p. 126. Le carte 32-83 furono scritte, secondo 1' opi-
nione di P. Meyer, nel sec. XII. Il testo, che pubblico, è in fondo
quello ricostruito da W. Cloetta, Le mystère de V époux, in Ro-
mcmia, XXII, pp. 213-229. I passi degli evangeli sono tratti dal
KoscHwiTz, Lea plus anciena monumenta, cit., p. 52. Si veda anche
Stengel, Zeitschrift f. roman, Philol., III, 233 e Morp, Zeitachrift
cit., XXII, 385.
Le Mf/atère de VEpoux. 39
Chorns.
1 Adest Sponsus, qui est Christus: vigilate, virgines!
Pro adventu cuius gaudent et gaudebunt homines.
3 Venit enim liberare gentium origines',
Quas per primam sibi matrem subiugarunt daemones.
Hic est Adam, qui secundus per prophetam dicitur,
6 Per quem scelus primi Adae a nobis diluitur.
Hic pependit ut coelesti patriae nos redderfet
Ac de parte inimici liberos nos traheret.
9 Venit Sponsus qui nostrorum scelerum piacula
Morte lavit atque crucis sustulit patibula.
Gabriel.
Oiet, virgiìies, aiso que vos dirom,
12 Aiet presen que vos comandarom :
Atendet un espos, Sauvaire a nom.
Gaire noi dormet:
15 Aici' s V espos que vos or atendet !
Venit en terra per los vostres pechet,
De la virgine en Betleem fo net,
18 Eu flum Jorda lavet e batejet.
Gaire noi dormet:
Aici's l' espos que vos or atendet!
11 Ms. dirum. 12 aisex .... comandarum, 13 Prima di
Sauvaire (ms. Saluaire) e' è ihesu. 15 Aisel espos. Stengel
propone: Es vos V espos, 16 per] Ms. Per Cloetta pre. 18 E
flum iorda lauet eluteet. Cosi nel ms. Accetto la lezione pro-
posta dal Cloetta. Boehmbr, Roman. Studien, IV, 99, propo-
neva luteet {luteiet lucticatus ?), Stengel: hatizez.
40 Le Mystère de V Époux.
21 Eu fo batut, gabet e laidenjet,
Sus e la crot levet e claufìget.
Eu monumen desoentre pauset.
24 Gaire noi dormet:
Aici's l'espos que vos or atendet!
E resors es, la scriptura o dii —
27 Gabriels soi, eu m'a trames aici:
Atendet lo, que ja venra pr' aici.
Gaire noi dormet:
30 Aici' s l'espos que vos or atendet!
(Év. s. s. Matth. XXV:
7. Tunc surrexerunt omnes virgines illae, et or-
naverunt lampades suas.
8. Fatuae autem sapientibus dixerunt : Date nobis
de oleo vestro, quia lampades nostrae extinguuntur.
Fataae.
Nos virgines quae ad vos venimus,
Ut ad illas quibus nos credimus,
33 Negligenter oleum fudimus :
Vos orare, sorores, cupimus.
Dolentas, chaitivas, trop i avem dormiti
36 Nos comites huius itineris
Et sorores eiusdem generis,
Quamvis male contigit miseris,
39 Potestis nos reddere superis.
Dolentas, chaitivas, trop i avem dormiti
21 ms. gah let. 23 Eu] Deu ms. 27 eu trames ms.
Le Mysthre de V Époux. 41
Partimini lumen lampadibus,
42 Piae sitis insipientibus !
Pulsae ne nos simus a foribus,
Cum vos Sponsus vocet in sedibus.
45 Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit !
(Ev. 9. E.esponderunt Prudentes, dicentes: Ne
forte non sufficiat nobis et vobis; ite potius ad ven-
dentes, et emite vobis).
Prudentes.
Nos precari, precamur, amplius
Desinite, sorores, ocius!
48 Vobis enim nil erit melius
Dare preces prò hoc ulterius.
Dolentas, chaitivas, trop i avet dormit !
51 Ac ite nunc, ite celeriter,
Ac vendentes rogate dulciter.
Ut oleum vestris lampadibus
54 Dent equidem vobis inertibus.
Dolentas, chaitivas, trop i avet dormit!
De nostr' oli queret nos a doner.
57 No'n avret pont, alet en achapter
Deus merchaans que lai veet ester ...
Dolentas, chaitivas, trop i avet dormit!
( Ev. 90. Dum autem irent emere ).
42 Le Mystère de V Époux.
Fatnae.
A, miserae, nos hic quid facimus?
62 Vigilare numquid potuimus?
Hunc laborem, quem nunc perferimus,
Nobis nosmet ipsae contulimus.
Dolentas, chaitivas, trop i avem dormiti
66 At det nobis mercator ocius
Quas habeat merces, quas socius.
Oleum nunc quaerere venimus,
Negligenter quod nosmet fudimus.
70 Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit !
Mercatore^.
Domnas gentils, no vos covent ester,
Ni lo j amen aici a demorer.
Cosel queret, nou vos poem doner;
74 Queret lo Deu, ohi vos pot coseler.
Dolentas, chaitivas, trop i avet dormit.
Alet areir a vost sajas seros
E preiet las per Deu lo glorios
78 De oleo fasen socors a vos;
Faites o tost, que ja venra l'espos.
Dolentas, chaitivas, trop i avet dormiti
76 auostras saie seros ms. 77 preiat ms. pre Cloetta.
Le Mystère de VEpoux, 43
Fatuae.
A, miserae, nos ad quid venimus?
82 Nìl est enim illud quod quaerimus!
Fatatum est, et nos videbimus:
Ad nuptias nunquam intrabimus.
Dolentas, chaitivas, trop i avem dormiti
(Modo veniat Sponsus)
(Ev. 10. .. venit Sponsus, et quae paratae erant
intraverunt cum eo ad nuptias; et clausa est janua.
11. Novissime vero veniunt et reliquae virgines,
dicentes: Domine, Domine, aperi nobis).
86 Audi, Spense, voces plangentium!
Aperire fac nobis ostium
Cum soeiis ad dulce prandium!
Nostrae culpae praebe remedium!
90 Dolentas, chaitivas, trop i avem dormit !
( Év. 12. At ille respondens ait : Amen dico vobis.
Nescio vos).
CÌÈrìmtum.
Amen dico, vos ignosco, nam caretis lumino.
Quod qui perdunt, procul pergunt huius aulae
limine.
Alet chaitivas, alet malaùreias!
94 A tot jors mais vos son penas livreias,
E en enfem ora seret meneias!
94. Ms. so p. lirrfa.s.
i4 Lt Mtfifèrt de V Epoujr
Hota al testo.
I tratti lin^Lstici ir da tr, malvai re 13. areir 76; / fin. per
Z' frane ico, fquerei 73. veet 58, ecc.) ci conducono al Snd-Chrest
della Francia e il Cloetta {Bom., cit.. p. 219) pensa, a buon
diritto, che la patria del nostro testo si debba ricercare nel-
r Angoumois. Questo Mystère è un prezioso esempio della più
antica dramaturgia medioevale che forse ebbe la sua primissima
origine (a quanto può congetturarsi) in Francia, donde poi passò
agli altri paesi. Quasta ipotesi potrà parere assai ardita, dopo che
il D'Ancona ha mostrato di credere a uno sviluppo spontaneo
dei drammi liturgici latini e dei misteri volgari, derivati dagli
offici drammatici, in varii paesi ; ma cesserà, parmi, di sembrar
tale, se si mediteranno le pagine dedicate da G. Pakis, Jour-
nal dea Savaiits, 1892, pp. 682-5 alle celebri Origini del teatro
italiano f 2.* ediz. Torino, 1891. L'officio drammatico primitivo
rimonta al sec. IX e può essere riattaccato al grande movi-
mento liturgico prodotto da Carlomagno. L'epoca merovìngica
non ne ha esempio. « C'est dans quelque église de la France,
« proprement dite ou des bords du Rhin qu'ont été inventé
« ces liturgies drammatisées qui devaient étre le germe d'un
« si fécond développement. Si l'on considero — sono sempre
« parole di G. Paris — que pendant tout le moyen àge la
« France a énormement foumi à ses voisins et leur a infini-
te ment peu emprunté, on sera très porte à croire que là aussi
« V invention primière appartient au pays où d' ailleurs le drame
« liturgique et plus tard le théàtre chrétien se sont le plus
« richement développés ». Per chiarire, come si converrebbe,
questa grave e importante questione, occorrerebbe una lunga
e paziente indagine sistematica. Qui basti l' averne fatto cenno.
vn.
Épìtre farcie de la Saint- Etienne. ^^)
(Ms. del Sem. di Tours, sec. XII).
lieccio Actauia apostolomm.
I. Por amor De vos pri, saignos barun,
Seét vos tuit, escotét la lecun
De Saint Estevre, lo glorius barun,
4 Qui a ce ior re9ut sa pasiun,
Escotét la par benne entenciun.
In diebns illi» . Stephaniis (Caput VI, 1, vers. VI, 8).
II. Seint Estevres fut plains de grant bontó
Enma tot cels qui creeient en De,
8 Peseit miracles o non de demnedé,
As cuntrat e au ces a tot dona sante.
Por ce haierent autant li Jué.
7 ms. crenunt, 10 autant (Paris)] autens.
(1) Il testo è, salvo in qualche punto, quello del Foerster,
Hevue dea Imigues romanes, III Sèrie, T. VI, p. 6. Cfr. Bartsch,
Ztf,, IV, 99 e Groeber, id., VI, 475.
46 Épitre fareie de la Saint- Etienne.
Snrresernnt (VI, 9).
in. Encontre lui s'esdrecent trestuit,
12 Distrent ensenble: mauveis mes [est] cetui.
H a deable qui parole en lui.
Jotun ensemble por deputer o lue
E si arrun l'escience de lui.
Et non poterant (VI, 10).
16 rV. Au deputer furunt cil de Libie
E cil de Sire e cil d' Alesandrie
E de la terre qu'est enme Celicie,
Tuit li Juef, li plus save d'Asye,
20 S'il le concluent, ja li toldrunt la vie.
Andientes (VII, 54).
V. Mes au barun uè por[r]ent contrester
Ne d' eciencie ne de clergil mester,
Il fut bons clers, bien se sot deraisner;
24 Unques vers lui ne porent mot soner,
Entr'os porpensent, con le porrunt danner.
Cam autem esset (VII, 55^)
VI. Molt sunt ire li Jué, li felun,
Croisent les dent encontre lo barun
28 Con fait li chiens encontre lo larun,
Molt volentiers dannassent le barun,
Se il en lui trovassent Pachisun.
21 pornent.
Épttre far eie de la Saint-Iétienne. .47
i:ece video (VII, 55^).
VII. Unques por els ne se volt desmentir
82 . Por nule ohose que negunt li deit,
Esgarde el oel, si i vit Jhesu Orist,
Poi as Jués, a feluns, si lor dit:
Dxclfimaiite» (VII, 56).
Vili. Quant ce o'irent, ensemble s'ecrierent,
86 Tan dolent furunt por poi ne s'esragerent.
Lo barun pritrent, ledement le baterent,
Fors de la vile ledement le giterent,
Poi le barun entr' os si lapiderent.
Et teste» (VII, 67^).
40 IX. Mes ce trovun que as piet d' un enfant
Mistrent lor dras cil qui le segueient,
Saulus ob non de Demassa la grant,
Pois fu apostres si con trovun lesant,
44 Saint Poi 1' apellent la crestiane gent.
Et lapidabant (VII, 58).
X. Lo barun seguent molt g[r]ant torbe de gent,
Plaient lo for, lo sant vet espandant.
Li curs li faut, vait sei afebleant,
48 Domedé prie o ben cor docement:
" vSire, fset-il, mon esperite pren! „
46 sant] ms. scant, 47 cours nel ms. con o espunto.
48 Épitre farcie de la Saint -Etienne.
Positi» antem, domine ne (Vn, 59», Vn, 59^).
XI. Qaant volt fenir, se s' est ajonelét,
Nostre saignor de rechief a prie,
52 " Sire, fet-il, por la meie amité
Pardone a cet qui ci m' unt lap'ié,
Que ia por mei ne perdent t' amisté. „
Et enm lioe dixisset (Vn, 59«).
XII. A icest mot li sen De fa feni,
56 S' erme re9ut Jhesum qu' il a servi,
Oi est la [fe]ste si cun avet ói:
Preiun li tuit nos qui summes ici
• Que il pre de qu' il ait de nos merci.
51 ms. recchief.
19'ota al testo.
Per la lingua, si noti che il testo non conosce il ditt. ie
e poi che il suono an risponde al latino en e an, il che esclude
di già il dominio piccardo e vallone. Tutti i tratti linguistici
si accordano a portare il documento verso l'Ovest (Touraine).
FoERSTER, op, cit,, pp. 8-10 dell' estratto. Enma v. 7 non credo
significhi " amavit „ come vuole il Forster; cambierei volon-
tieri l'ultima vocale e leggerei enme (cioè: in medio).
vm.
Frammento di Alessandro. (^)
(Bibl. Laurenz. 35, PI. LXIV, e. 115^).
1. Dit Salomon al primier pas,
quant de son libre mot lo das:
" Est vanitatum vanitas
4 et universa vanitas „.
poyst lou me fay m 'enfermitas,
toylle s'en otiositas;
solaz nos faz' antiquitas,
8 que tot non sie vanitas.
2. En pargamen noi vid escrit,
ne per parabla non fu dit
del temps novel ne del antic,
12 nuls hom vidist uri rey tan rie
chi per batalle et per estrit
tant rey fesist mat ne mendic
ne tanta terra cunquesist
16 ne tan due nobli occisist
cum Alexander magnus fist,
qui fud de Grecia natiz.
(1) Segno le edizioni di Foebsteb e Koschwitz, Altfranzdsi-
8che» Uehungsbuch I, 2' ediz. 1902, col. 237, Bom., XXXI, 402) e di
Appbl, Frovenz, Ohreat.^j n." 2. Cfr. Monaci, Facsimili di ant. mss,,
12 e 18. Il cod. appartiene al sec. XII.
50 FraimmemUt di AUsaandro.
3. Bey furent fort et mnl podent
20 et de pecnnia manent,
rey farent sapi et pradent
et exaltat sor tota gent,
mais non i ab un plns valent
24 de chest dnn faz Palevament.
Contar vos ey pleneyrament
del Alexandre mandament.
4. Dicunt alqnant estrobatoor
2h quel reys fttd filz d' encantatour.
Mentent, fellon loeengetour.
mal en credreyz nec un de lour,
qu'anz fud de ling d'enperatour
82 .et filz al rey Macedonor.
6. Philippus ab ses pare non;
meyllor vasai non vid aiuz hom. *
E chel ten Gretia la region
86 els porzde mar en aveyron.
Fils fud Amint', al rey baron
qui al rey Xersen ab tal tenzon.
6. Et prist moylier dun vos say dir
40 qual pot sub cel genzor iausir,
sor Alexandre al rey d'Epir
qui hanc no degnet d'estor fugir
ne ad enperadur servir;
44 Olimpias, donna gentil,
dun Alexandre genuit.
Alessandro
tfUAitr' 4sibnUbr^in0ir
fìÉrM' xtrtiC' ttimfctn ttvitfir
^fffftrìt' TSitmy^ Mihnxr
(God. Laurenziano 85, PI. LXIV, o. 115^).
.^tnfUtf tsAl^nr M-^t^ Au
U^cn-«tvur'- mAletwrr<lrey^
fiaAtyntréieihr^iXf^tve'AAtn'
Frammento di Alesscmdro, 51
7. Reys Alexander quant fud naz,
per granz ensignes fud mostraz;
48 croUei^ la terra de toz laz ;
toneyres fud et tempestaz;
lo sol perdet sas claritaz,
per pauc no fud toz obscuraz;
52 ianget lo cels sas qualitaz,
que reys est forz en terra naz.
8. En tal forma fud naz lo reys
non i fud naz emfez anceys;
56 mays ab virtud de dies treys
que altre emfes de quatro meys;
sii toca res chi micha peys,
tal regart fay cum leu qui est preys.
60 9. Saur ab lo peyl cum de peysson
tot cresp cum coma de leon;
l'un uyl ab glauc cum de dra9on,
et l'altre neyr cum de falcon;
64 de la figura en aviron
beyn resemplet fil de baron.
10. dar ab lo vult, beyn figurad,
saur lo cabeyl recercelad,
68 plen lo collet et coUorad,
ampie lo peys et aformad,
lo bu subtil, non trob delcad,
lo corps d'aval beyn enforcad,
72 lo poyn el braz avigurad,
^ fer lo talent et apensad.
52 Frammento ffi Alessandro.
11. Mel« vay et cort de Fan primeyr
que altre emfes del soyientieyr:
76 eylay o vey frane oavalleyr,
8on corps presente volunteyr;
a fol omen ne ad esoueyr
no dejme fayr regart semgleyr:
80 aysis conten en magesteyr
cum trestot teyne ia Tempeyr.
12, Magestres ab beyn affactaz,
de totas arz beyn enseynaz,
84 quii duystrunt beyn de dignitaz
et de eonseyl et de bontaz,
de sapientia et d'onestaz,
de fayr estorn et prodeltaz.
88 13. L'uns Fenseyned beyn parv mischin
de grec sermon et de latin
et lettre, fayr en pargamin
et en ebrey et en ermin
92 et fayr a seyr et a matin
agayt encuntre son vicin.
14. Et Faltrel duyst d-escud cubrir
e de ss'espaa grant ferir
96 et de sa lanci' en loyn lausir
et senz fayllenti' altet ferir;
li terz ley leyre et playt cabir
et dreyt del tort a discernir.
Frcrnimsnto di Alesscmdro, 53
100 15. Li quarz lo duyst corda toccar
et rotta et leyra dar sonar
et en toz tons corda temprar,
per se medips cant ad levar,
104 li quinz des terra misurar
cum ad de eel entro l«i. mar.
106 ms. entrobe mar.
Nota al testo.
Secondo il Meyer, V autore apparterebbe al Sud del Delfinato.
Si dovrebbe cosi correggere il nome di Alberico di Besan9on
(attestato unicamente dall'imitatore tedesco) in Brianpon. Il
Flbchtnbr, Die Sprache des Alexander — Fragments, Breslau
1882 attribuisce il frammento alla regione lionese. Già V Ascoli
aveva dichiarato franco -provenzale il nostro prezioso fram
mento.
IX.
Vita di Sant'Alessio. (1)
I. Bons fut li siecles al tens ancienor,
Quer feit i ert e justise et amor,
Si ert credance, dont or n'i at nul prot:
Tot est mudez, perdude at sa color;
5 Ja mais n' iert tels com fut as anceisors.
(1) Il testo è quello ricostruito dal Paris. Qui sotto faccio se-
guire, per dare un' idea dei manoscritti, la lezione diplomatica
della prima strofe di ognuno d'essi: L. (Hildesheim) sec. XII;
A. (Asb.) 8. XII; P. (Parigi, Naz. 19525). Per i codici e le stampe,
si veda W. Foebsteb u. E. Koschwitz, AltfrcmzUaiachei Uehungs-
bueh, cit., col. 102 e Stengel, Ausg, cit., I, p. 4 segg. Si noti che
r 8 finale nei codd. è sempre lunga.
L. 1. Bons fut lisecles al tens ancienne
quer | feit iert e ìustise & amur.
si ert creance | dunt ore niat nul prut.
tut est muez | pdut ad sa colur
ia mais niert tei cum | fut as anceisurs.
P. 1. Bons fu li siecles al tens ancienor
car feiz ert et iustise et amor
si ert creance dunt or ni a nul prò
tot est muez perdue a sa color
iamais niert tei cum fu as anchesors.
A. 1. Bons fu li siecles al tens ancienur |
kar feis iert e iustise e amur
si ert creance | dunt or ni ad . . .
tut est muez perdu ad | sa culur
ia mais nier tei cum fu as ancessur(s) |
Vita di Sant' Alessio. 55
n. Al tens Noe ed al tens Abraham,
Et al David que Deus par amat tant,
Bons fnt li sieoles : ja mais n' iert si vailanz.
Vielz est e frailes, tot s' en vait declinant,
10 Si 'st empeiriez tot bien vait remanant.
m. Pois icel tens que Deus nos vint salver,
Nostre aneeisor ovrent cristientet,
Si £ut uns sire de Rome la citet;
Riches hom fut de grant nobilitet:
15 Por co V vos di, d' un son fìl voil parler.
IV. Eufemiens — ensi out nom li pedre —
Cons fut de Rome del mielz qui dono i eret;
Sor toz ses pers 1' amat li emperedre.
Donc prist muilier vailant et honorede,
20 Des mielz gentils de tote la contrede.
V. Pois converserent ensemble longement;
Que enfant n' ovrent peiset lor en forment.
Deu en apelent andoi parfitement :
« E rei celestes, par ton comandement
25 Enfant nos done qui seit a ton talent. »
VI. Tant li preierent par grant umilitet
Que la muilier donat feconditet :
Un fìl lor donet, si 1' en sovrent bon gret ;
De Saint batesme V ont fait regenerer :
30 Bel nom li metent sulonc cristientet.
66 Vita di Scmt' Ale8$io,
Vn. Fut batiziez, si out nom Alexis.
Qui r out portet volentìers le nodrit ;
Pois li bons pedre ad escole le mist:
Tant aprist letres que bien en fut guarniz;
35 Pois vait li enfes l' emperedor servir.
Vili. Quant veit li pedjre que mais n'avrat enfant
Mais que cel sol que il par amat tant,
Donc se porpenset del siede a en avant :
Or volt que prenget muilier a son vivant,
40 Donc li achatet filie d' un noble frane.
*IX. Fut la pulcele de molt halt parentet,
Filie ad un comte de Rome la citet:
N' at plus enfant, lei volt luolt honorer.
Ensemble en vont li dui pedre parler,
45 Lor dous enfanz volent faire asembler.
X. Noment le terme de lor asemblement;
Quant vint al faire, donc le font gentement,
Danz j^lexis 1' esposet belement ;
Mais de cel plait ne volsist il nient:
50 De tot en tot ad a Deu son talent.
Nota al testo.
Pubblicata dal Paris nel 1872 e nel 1885, la Vita di S. Ales-
sio, scritta intomo al 1040, è di gran lunga superiore, artisti-
camente parlando, alla Vita di S. Leodegario. Il testo originale
in istrofì assonanti di cinque decasillabi subì successivi am-
Vita di SarU' Alessio. 57
pliamentì e aggiunte nei sec. XII, XTTT, XIV. Due altri poemi
indipendenti su S. Alessio appartengono al sec. XIII. Cfr.
HsRZ, De Saint Alexis, Frankfurt 1879 e G. Paris, La litté-
rature frariQaise au moyen-age, 2» ediz., § 147.
Chanson de Eoland.
1r%tcCttm?tt^tJi rwtìJtc ],alrM oiJbref-
5 urlate n«ttc InjUfnf KoJffirpafme»?.
Siffe^nft-ttK»»? ff^ift-imtTrW ata^r»
i\^i f«jiic ttuirfftn colf; fuit infame''
P<»rfi!n oiigoilt Oliti v'iicecmoinrt uiopeT
JU)!!" ftìifir7ft!fi ccjzf^ f«f aiincf.
-fcIift*tiMmorucnc«r cittì mcfcir^.
f ceflccfpcc |»«tciui ni atabr*
^Xiicpl cittUff timtcìiffdpairdltìuvf.
1^ ofcitrftoitiji/efcfpceiiTofr.
^^ V tiHrlcjTmlrfUMddtfuninocr.
19 «n^cttrtttiV tu irt<f iiHt tWìior .
nwr lotjfitt t|uetiiijtt»f:«^t« ne uolr:
StlfictvwlcltmrtwgcmtrfiiraQf:'
fisHft^cl^iccr; lao!fi:e7l<rot.
AwfAoufUfoilrMdid^Udi inifl&if-
1 ttfafcfpict^filaà a»ftuMi«t7 iiKWc-.
apucf Itdit cultwt^paictt ca^tifnnM fi ól*.
«uetnc^faiftf.ntiaireirttC'a osa?.
(Ha. di Oxford).
X.
Chanson de Roland.
JHorte di Orlando.
I.
(Ms. 0, Oxford (Digby 23), e. 41.v) (1),
Halt sunt li pui e mult halt les arbres.
Quatre perruns i ad, luisant de marbré.
Sur l'erbe verte li quens Eoli, se pasmet.
Uns Sarrazins tute veie Pesguardet;
5 Si se feinst mort, si gist entre les altres.
Del sane luat sun cors et sun visage;
. Met sei en piez et de curre s[e] astet,
Bels fut et forz et de grant vasselage.
Par sun orgoill cumencet mortel rage;
10 Roll. saisit et sun cors et ses armes,
Et dist un mot: « Vencut est li niés Carles.
« Jeeste espee porterai en Arabe. »
En cel tirer(es), li quens s'apercut alques.
(1) Di questo ms. d' Oxford, scritto in Inghilterra verso la
fine del s. XII, abbiamo una riproduzione fotografica (E. Stengel,
PJiotographische Wiedergabe der Hs. Dighy 23, Heilbronn 1878) e
una stampa diplomatica (E. Stengèl, Daa altfranz. Molandslied,
Heilbronn 1878). Cfr. E. Seelmann, Bibliographie dea altfranzSsi-
schen Bolcmdsliedes, Heilbronn 1888, p. 2, e 1' introduzione dell' &-
dizione critica della " Chanson „ dovuta allo Stengel, della quale
è apparso sinora soltanto il primo volume. Pubblico i vv. 2271-2311.
60 Chanson de Moland.
*Co sent Eoli, que s' espee li tolt,
15 Uv(e)rit les oilz, si li ad dit un motf
« Men escientre, tu n' ies mie des noz! *
Tient V olifan que unkes perdre ve volt.
Si '1 fiert en l' elme ki gemmet fut a or;
Fruisset V acer et la teste et les os,
20 Amsdous les oilz del chef li ad mis fors,
Jus a ses piez si V ad tresturnet mort.
Apres li dit: « Gulvert (paien) cum fus (unkes) si os
« Que me saisis ne a dreit ne a tort?
« Ne V orrat hume ne t' en tienget por fol.
25 «Fenduz en est mis olifans el gros.
* « Ca iuz en est li cristals et li ors.
Co sent Eoli, la veue ad perdue,-
Met sei sur piez, quanqu'. il poet s' esvertuet ;
En sun visage sa culur ad perdue.
30 Dedevant lui ad une perre byse;
X. colps i fiert par doel e par rancune : v
Cruist li aoers, ne freint n[e s'] esgruignet ;
E dist li quens : « Seincte Marie, aiue !
« E ! Burendai, bone, si mare fustes !
35 « Quant io mei part de vos, n' en ai mais cure,
« Tantes batailles en camp en ai vencues
« E tantes teres larges escumbatues,
«. Que Carlos tient, ki la barbe ad canne !
« Ne vos ait hume ki pur altre fuiet !
40 «Mult bon vassal vos ad lung tens tenue:
« Jamais n' ert tei en Franco V asolue.
35 part ] Ms. pext.
Chanson de Roland. iU
II.
Ms. V^ (Marciana, Gali. IV), v. 2426 (e. gì') (1).
Alti son li poi et moli son grande li abre.
Quatre peron i ait luxant de marbré
Sor l'erba verde li cous Rollawt se pasme.
Un Saraciw tutes or lu regarde
6 II se fait mort si 9as intre li altre
Sawglewt avait son cors et son visa9e
Grant est et fort si ait grawt vasalape
Por son orgoil si pewsoit mortel ra9e
In pe9 se drÌ9e del córer si s'aaste
10 A Rollawt sasist et son cors et ses arme
E dist un mot vewcu est li nef parie
E ceste spee la porterai en Eabie
Prist ella in ses pu«g a Rollawt tira sa barbe
Da pasmason li cowt Rollawt reparie.
III.
Ms. P. (Bibl. Naz. di Parigi, fr. 860), 139 (2).
Grans est li puis li aubre grant et large
Quatre perron i sont en lor estaige
(1) Il codice, ora a YeneEia, fece parte dei mas. Gonzaga {Ro-
wxmioj IX (1880), 511), e fu scritto verso la metà del sec. XIII.
Fu stampato diplomaticamente da E. Koelbing, La Chanson de
Roland. Genauer Abdruck der Venetianer Handschrift IV, Heil-
bronn 1877. Cfr. Zeitsehrift f. roman. PhiloL, III, 241 e V, 86.
(2) Il codice, scritto verso la metà del sec. XIII, è stampato
diplomaticamente in W. Foerster, Das Altfranzdaische Rolandslied.
yext von Paris, Cambridge, Lyon, un den sog. Lothringischen
Fragmenten, Heilbronn 1886, in Altfran3d$ische Bibliothekj VII.
62 Chanaon de Molcmd.
La iut . I . Turs de merveilloz corage
Entre les mors fu repos en Terbaige
5 Rollans esgarde qui fu de fier coraige
Li Turs parole a loi domme mal saige
Par Mahomet qui fait croistre Perbaige
le vos trairai les grenons de la barbe
Celle part va moult par fist grant outraige
10 Quant par la barbe prinst Rollant le tres saige
Durandard trait ml't el cors la raige
BoUans le sent duel ot en son coraige.
IV.
Ms. T (Cambridge, Trinity College, R 332) 121 (l).
G-rant est li puis ly arbre haut et large
Quatre perrons y sont en leur estage
Ly due se pasme pour son grant hanage
Un Sarrasin de merueilloux courage
5 Entre les autrez se fist mort eli l'erbage
RouUant regarde et uit son grant damage
De sane lava son corps et son visage
Sur piez se met de courré ne se targe
Bethis eut nom ml't eut gran vasselage
10 Roullant sesist apres dist grant folage
Yceste espee porteroy en arrage
Veincu en a Roullant par mon barnage
La prent en son poign he die quel damage
Qùant par la barbe a prins Roullant le sage
15 Ly due le sent deul en a en son courage.
(1) Ms. cart. della fine del s. XV, edito dal Foerster, op. cit.
al V. 1 il ms. pare avere piuttosto pina.
Chimsùn de RùUmd, ^ kiS
Ms. L (LyoB, Bibl. della eìttà, n.*» 984) 9a (1).
Grant sont li pui li arbre grant e large
. iiij . baron y sont «i lour estage
La vint . I . Tuors de mU t tres fier corage
Entre les morz fu eouohiez en V erbage.
5 R.' regarde e voit son grant domage
Lors a jparle a loi d' ome salvage
Per Mabomet a crxi i' ai fait homage
le vos trairay le grenon del visage
Cele part vint si fit mi' t grant folage
10 Car per la barbe a pris R.' le sage
Durandart trait mi' t ot ou oaer la rage
R.' le fiert duel ot en son corage.
VI.
Ms. C (BibL di Chàteauroux) 239 (2).
Grant sunt li pin beax sunt et ben foillu
Desoz se pasme . B . qi tant mar fu
(1) M&. del sec. XIV. Edito dal Fobrstbr, op. cit.
(2) Queato ma. della fine del sec. X^II (Foerster) o del prin-
cipio del secolo seguente (Delisle) è di mano italiana (o frane, me-
! ridionale) ed è fratello del eod. marciano VII (V^), edito anche
! esso dal Foebsteb, op. cit. Registro qui le varianti : 1 pina bela,
I folu, 2 JRoU/ qui, B verde. éiSaracin. 6 aeit tapiz et rampu. 6 que^
ni. 7 del 8, 9 tot stoit ». mout pa i ot ieu. 10 ne noise, 11 dreicha
JSoll.* 12 aora, corru. 13 par a. orgoil. 14. dont, cmdui. 15 pa^r le
naaal le priat. 16 ai, Boll,*, venou, 18 apee rendrai. 19 Baligcmt
onquea teL 20 par le. 22 paameaon.
64 Chcmson de Roland.
Sor 1' erbe vert iut a terre estendu
Pres de lui ot un Sarapin crenu
5 Entre les autres sert tapi et repu
Qe il ne fu ne oiz ne veu
Des sane des autres ensanglentez se fu
Ne uoloit pas q' il fust aparceu
Toz estoit sains mot par i ot gèu
10 Quant il parloit noi noisse ne hu
Son chief dre9a . R . a coneu
• La ou il le voit sore li est coni
Por son orguel a tei plait esmeu
Don li seront andos li oil tolu
15 Por le nasel lo pris de 1' eume agu
Se li escrie . R . ie t' ai vancu
Plus ai conquis que n' avoie perdu
Ta bone espee randras par ton treu
A Baligan onqe^ tes borane fu
20 Per le grenon la pris lo mèscreu
Vers lui le sache . E . est revenu
De pasmison ou ot tant esteu.
Nota, al testo.
Come il* lettore avrà osservato, i testi della " Chanson de
Roland „ si dividono in due gruppi: il primo risulta di due
mss. (0, V^) " assonanzati „ , il secondo di mss.. rimati. Questi
ultimi sono chiamati complessivamente " Roncevaux „ e pos-
sono suddividersi in due classi: italiani (V^, 0) e francesi (tutti
gli altri, insieme a qualche lacerto di due mss., che dovettero
essere scritti nella Lorena). La " Chanson de Roland „ rappre-
senta una delle tre forme, sotto cui è pervenuta sino a noi la
leggenda di Roncisvalle. La seconda forma è data dal cosi detto
Carmen de prodicione Guenonis e la. terza dal Pseudo-Turpino
(cap. XIX). Secondo il Paris, {Le Carmen de prodicione Gueno-
nis in Romania, XI, p. 466 sgg.) il Carmen e la Chanson risal-
gono a una sola fonte; ma il poema che avrebbe servito di ori-
Chcmson de Roland. (35
ginale al Carmen, ci offrirebbe uno stato più antico di quello
rappresentato dalla Chanson. A uno stato di cose ancor più
antico rimonterebbe il cap. XIX del Pseudo-Turpino, che avrebbe
però raccolto nella sua narrazione anche alcuni elementi più re-
centi. Quest'opinione è generalmente condivisa dagli studiosi,
salvo 'lo Stengel e pochi altri. — La " Chanson de Eoland „
come tutti i poemi di gesta francesi, ci è stata tramandata in
codici relativamente tardi di fronte alla grande antichità dei
fatti narrati. Tra il fatto storico e la leggenda, quale noi co-
nosciamo attraverso le " Chansons de geste „ si ammette gene-
ralmente r intermediario delle cantilene o canti lirico -epici
(Rajna, Paris), mentre altri si appaga alla semplice tradizione
orale (Meyer), o all'una e all'altra cosa insieme (Voretzsch).
Ultimamente J. Bédier ha voluto rintracciare l'origine delle
" Chansons de geste „ lungo le vie dei pellegrinaggi ( sopra tutto
di quelli di S. Jacopo e di Roma), attribuendo uno straordi-
nario valore alle tradizioni locali nelle abbazie e nei monasteri,
naturale ricovero dei fedeli durante i lunghi e faticosi viaggi.
I lavori del Bédier (1) sono stati esaminati e approvati da Ph.
A. Becker, Literaturblatt f. gei-m, und rom/in. PhiloL, 1907,
n.^ 11, col. 358. Per chi scrive, il difetto del sistema del Bé-
dier è questo ; anzi tutto egli si limita a singoli fatti specifici,
senza abbracciare, nel suo complesso, tutta l'epopea francese e
Senza analizzarne le parti fondamentali e accessorie, tenendole
ben separate le une dalle altre; e poi egli parla di origine,
mentre la sua teoria non può applicarsi che all' ultima compo-
sizione delle " Chansons de geste „ o dei poemi che in genere
noi conosciamo in tardi e imperfetti manoscritti. La teoria dei
canti lirico -epici, di cui è uno strenuo sostenitore il Rajna, Le
origini delV epopea francese, Firenze 1888, non urterebbe, parmi,
in genere, contro il sistema del Bédier, se questi non lo volesse
decisamente; perchè il terreno d' indagine è diverso: nell'un
caso si tratta veramente di ricerche sulle origini epiche; nel-
l'altro soltanto di studi sulla composizione dei poemi di gesta.
E poi il Bédier può avere ragione in più casi, senza per questo
che il Rajna, il Paris, ecc. abbiano torto. Si veda tuttavia la
nota al testo n.*^ XII.
(1) Bevue des detix mondes 1907, pp. 649 e 591 ; Annales dv> Midi
1907, pp. 5 e 153; Bomcmia^ 1907, pp. 161 e 337; Romanische For-
schungen 1907, voi. XXIII, p. 805.
XI.
(1)
Viaggio di Carlomagno a Gerusalemme.
E. KoscHWiTZ, Karls des Grossen Reise nach Jerusalem
und Constantinopel*, Leipzig, Eeisland 1900.
I.
Un jorn fut li reis Charles al saint Denis mostier,
Rout prise sa corone, en croiz seignat son chief,
Et at ceinte s' espee dont li ponz fu d' or mier.
Dus i out et demeines, barons et chevaliers.
5 Charles li emperere reguardet sa moill^er,
Elle fut ooronee al plus bel et al mielz.
Il la prist par le poin desoz un Olivier,
De sa pleine parole la prist a araisnier:
" Dame, ve'istes onques rei nul dedesoz ciel,
10 Tan bien seist espee ne la corone el chief?
Enoore conquerrai citez od mon espiet „.
Cele ne fut pas sage, folement respondiet :
" Emperere „ dist eie " trop vos poéz preisier;
(1) Tengo sotto gli occhi , per il primo brano, la EinfUhrunt/
del Voretzsch e introduco nel testo del 2** episodio qualche can-
giamento dovuto al Paris nella sua crestomazia. Il testo è fran-
cico, come ha dimostrato il Koschwitz, Ueherlieferung u, Sprache
der Chcmaon du Voyage de Charlemagne à Jerusalem et à Costanti-
nople, Heilbronn 1876. La lingua è nei suoi tratti caratteristici
cosi somigliante a quella del Couronnement (Testo n." XII), che
può ritenersi che il Voyage appartenga su per giù allo stesso pe-
riodo (1* metà del sec. XII). Cfr. J. Coulet, Études sur V ancien
poème frcmqais du Voyage de Charlemagne en Orient, Montpellier 1907.
Viaggio di Carlomagno a Geruèalemme, 67
Encore en sai jo un qui plus se fait legiers,
15 Quant il portet corone entre ses chevaliers:
Quant la met sor sa teste, plus belement li siet „.
Quant r entent li reis Charles, molt en est correciez ;
Por Franoeis qui l'oìrent, molt en est enbronchiez :
"E, dame, ou est cil reis? E, car le m'enseigniez!
20 Si porterons ensemble le corones es chies.
Si i avrat voz druz et toz voz conseilliers,
Jo manderai ma cort de mes bons chevaliers.
Se Franoeis le me dient, dono l'otreierai bien.
Se vos m'avez mentit, vos le comparrez chier:
25 Trencherai vos la teste od m' espee d' aoier „ .
" Emperere „ dist eie " ne vos en «correciez.
Plus est riohes d'aveir et d'or et de deniers,
Mais n'est mie si proz ne si bons chevaliers
Por ferir en bataille né por ost enchalcier „ .
30 Quant 90 vit la reme que Charles est iriez,
Forment s'en repentit, vuelt li cheir as piez.
" Emperere „ dist eie " mercit por amor deu !
Ja gui jo vostre feme, si me cuidai joér.
Jo m' escondirai ja, se vos le comandez,
35 A jurer sairement o juise a porter:
De la plus balte tor de Paris la citet
Me larrai contreval par creant -de valer
Que poi; la vostre honte ne fu dit ne penset.
"Non ferez „ 90 dist Charles " mais le rei me nomez ! ,,
40 " Emperere „ dist eie " ja nel puis jo trover „.
"Par mon chief „ 90 dist Charles " orendreit lem direz,
O jo vos forai ja cele teste colper ,,.
Ore entent la reme que ne se puet estordre,
Volentiers la laissast, mais que muér nen oset.
45 " Emperere „ dist eie " ne me tenez a fole:
GS Viaggio di Carlomagno a Gerusalemme.
Del rei Hugon le Fort ai molt oit parole,
Emperere est de Q-rice et de Costantinoble
Et si tient tote Perse tresque en Capadoce.
.N'at tant bel chevalier de ci en Antioche,
50 Oc uè fu tels barnez com le suen senz le vostre „
" Par mon chief „ 90 dist Charles "90 savrai jo encore!
Se men9onge avez dite, a fiance estes morte „ .
" Par ma feit „ dist li reis *' molt m' avez irascut,
M'amistiet e mon gret en avez tot perdut,
55Encor ouit qu'en perdrez la teste sor le bue.
Nel deùssez penser, dame, de ma vertut.
Ja n' en perdrai mais fin tresque l'avrai veùt ,,.
L' emperere de France, com il fut coronez
Et out faite s'ofrende a l'alter principel,
60 A la sale' a Paris si s' en est retornez.
Eollant et Olivier en at od sei menez
, Et Guillelme d'Orange et Naimon l'aduret,
Ogier de Danemarche, Gerin et Berengier,
L'arcevesque Turpin, Emal et Aìmer,
65 Et Bernart de Brusban et Bertram le membret
Et tels mil chevaliers qui sont de France net.
" Seignor „ dis P emperere " un petit m'entendez:
En un lointain reialme, se Dieu plaist, en irez
Jerusalem requerre, la terre Damne-Deu.
70 La croiz et le sepulcre vuoil aler aorer,
Jo l'ai treis feiz songiet, mei i convient aler.
Et irai un rei querre dont ai oìt parler.
Set cenz chameilz menrez d'or et d'argent trossez
Por set anz en la terre ester et demorer.
75 Ja ne m' en tornerai tresque l' avrai trovet.
Viaggio di Carlomagno a Gerusalemme, fi9
II (1).
Li reis tint sa charrue por sou jom espleitier,
E vint i Charlemagnes tot un antif sentier;
Vit lo paile tendut et l'or flamboier.
Lo rei Hugon saluet lo Fort tres volentiers.
80 Li reis reguardet Chaxle, veit lo contenant fier,
Les braz gros e quadrez, lo cors graisle e delgiet:
'* Sire, Dieus vos garisset! De quei me conoissiez? ,,
Eespont li emperere : " Jo sui de Franco chies.
Jo ai mon Charlemagnes, Eodlanz si est mes nies.
85 Vieng de Jerusalem, si m' en vueil repairier ;
Vos e. vostre barnage vueil veeir volentiers.
E dist Hugue li Forz: " Bien at set anz e mielz
Qu 'en ai oit parler estranges soldeiers
Qued issi grant barnage nen ait nuls reis soz ciel.
90 Un an vos retendrai, se estro i voliiez ;
Tant vos donrai aveir, or, argent e deniers,
Tant en porteront Frano com en voldront chargier.
Or desjoindrai mes bues por la vostre amistiet. „
Li reis desjoint ses bues e laisset sa charrue;
95 E paissent par cez prez, a mont par cez coltures.
Li reis montet el mul, si s'en vait l'ambleùre.
" Sire ,, dist li reis Charles, '* ceste vostre charrue,
Tant i at de fin or que jo n 'en sai mesure;
Se senz guardo remaint, criem qu' eie seit perdude „.
100 E dist Hugues li reis: "De tot 90 n'aiez cure;
1) Bìtomando da Gerusalemme, il re Carlomagno passa per
Costantinopoli, e all'avvicinarsi a questa città, egli scorge il re
lavorando all'aratro.
70 Viaggio di Carlomagno a Grerusalemme.
Onques nen out ladron tant com ma terre duret.
Set anz i porat estre, ne serat remoùe „.
Dist Q-uillelmes d' Orenge: "E! Sainz Pieres, aiuel
Car la tenisse en France, e Bertrams si i fusset:
105 A pis ed a martels sereit aconseùe!
Li reis brochet lo mul, si s'en vait l'ambleùre,
E vint BUS al palais, s'at sa moillier vene:
Il la fait conreer, e cele est revestue,
Li palais e la sale de pailes portendue.
XioA tant es vos Charlon od sa grant gent venude.
L'emperere descent dessour lo marbré blanc,
Les degrez de la sale vint al palais errant.
Set milie chevaliers i troverent seanz
A pelÌ9ons ermines, blialz escbarimanz ;
115 As eschies ed as tables se vont esbaneiant.
La defors sont corut li plusor ed alquant,
Re9urent les somiers e les forz muls amblanz,
A lor ostels les meinent oonreder gentement.
Charles vit lo palais e la richece grant;
120 Ad or fin sont les tables et chaieres e bg,nc.
Li palais fut listez d'azur et d'adimant
Par molt cbieres peintures a bestes e serpenz,
A totes creatures ed ad oisels volanz.
Li palais fut voltiz e dessoure cloanz,
125 E fut faiz par compas e serrez noblement,
L'estache del mi lieu neielee d'argent.
Cent colombes i at tot de marbré en estant;
Chascune est a fin or neielede devant...
De cuivre e de metal tresjeget un enfant:
130 Chascuns tient en sa boclie un corn d' ivorie blanc.
Se galeme ist de mer, bise ne altre venz,
Qui fìerent al palais dedevers occident,
Il le font torneier e menut e sovent
Viaggio di Carlomctgno a Geritsalemme. 71
Come ruoe de char qui a terre descent ;
135 Cil corn sonent e buglent e tonent ensement
Com tabors o toneires o grant cloche qui pent;
Li uns esguardet l'altre ensement en riant
Que 90 vos fust viarie que tuit fussent vivant.
Charles vit lo palais e la richece grant,
140 La soe manantise ne priset mie un guant;
De sa moillier li membret que manaciee out tant.
" Seignor „ dist Charlemagnes *' molt gent palais at ci.
Tel nen out Alixandres, ne li vielz Constentins,
Ne n' out Creissenz de Rome, qui tante onor bastit „.
145 E tant com T emperere cele parole at dit,
Devers les porz de mer oìt un vent venir.
Bruiant vint al palais, d'une part l'acoillit,
Si l'at fait esmoveir e soéf e serit;
Altressil fait torner come arbre molin.
isoCeles imagenes coment l'une a l'altre sorrist,
Que 90 vos fust viarie qued il fussent tuit vif,
L' uns halt, li altre cler ; molt fait bel ad oir
post avis qui l'escoltet qu'il seit en pareìs,
La ou li angele chantent e soef e serit.
155 Molt fut granz li orages, la neif e li gresilz,
Et li venz durs e fors, qui tant bruit e fremist,
Mais les fenestres sont a crestal molt gentil,
Tailliees e confites a brasme oltremarin:
La enz fait tant requeit e soef et serit
160 Come en mai en estet, quant soleilz esclarcist.
Molt fu griés li orages e hisdos et costis.
Charles vit lo palais torneier et fremir;
Il ne sout que 90 fut, ne l'out de loing apris.
Ne pout ester sour piez, sour lo marbré s' assist.
165 Fraixoeis sont tuit verset, ne se puedent tenir,
E covrirent lor chiés ed adenz e sovin.
72 Viaggio di Carlomagno a Gerusalemme,
E dist li uns a F altre: *' Mal somes entrepris:
Les portes sont overtes, si n' en pooms eissir! „
Charles vit lo palais menudement tomer.
i70Franceis cuevrent lor chies, ne Tosent esguarder.
Li reis Hugue li Forz en est avant alez,
Ed at dit as Francois: " Ne vos desconfortez.
— Sire „ dist Charlemagnes " ne serat ja mais el? „
Et dist Hugue li Fors: " Un petit m'atendez „.
^75 Li vesprez aprochat, li orages remest.
Franceis saillent en piez. Toz fut prez li sopers.
Charlemagnes s' assist e ses ruistes barnez,
Li reis Hugue li Forz e sa moillier delez;
Sa fìUe out lo crin bloi, s'out lo vis bel e cler
180 Ed out la charn ta'nt bianche come fior en estet,
Oliviers l'esguardat, si la prist ad amer...
Nule rien qu'il demandent ne lor ifut deveet.
Assez ont veneison de cerf e de sengler,
Ed ont grues e jantes e paons empevrez;
185 Ad espandant lor portent lo vin e lo claret,
E chantent e viélent e rotent cil jogler,
E Franceis se deportent par grant nobilitet.
XII.
Le Couronnement de Louis. (^)
(E. Langlois, Le Couronnement de Louis y Paris 1888).
Oiez, seignor, que Dieus vos soit aidanz !
Plaist vos o'ir d'une estoire vaillant,
Bone chan9on, cortoise et avenant ?
De Loois ne lairai ne vos chant,
5 Et de Guilleaume al cort nés le vaillant,
Qui tant sofri sour sarrazine gent;
De meillor ome ne cuit que nuls vos chant.
Seignor baron, plairoit vos d'une esemple,
D'une clian9on bien faite et avenante?
10 Quant Dieus eslist nonante et nuef roiames,
Tot le meillor toma en douce Franco.
Li mieldre rois que Dieus tramist en Franco
Coronez fu par enoncion d'ange;
Por ce dist il tante terre i apendent:
15 II i apent Baiviere et Alemaigne
Et Normendie, et Anjou, et Bretaigne,
Poitou, Guascoigne desqu'as marches d'Espaigne,
Tote Borgoigne, Lohereigne et Toscane.
(1) Accetto nel brano qui pubblicato parecchie delle modifica-
zioni introdotte dal Paris, Chrest. cit. p. 27 al testo ricostruito
dal Langlois. Per le questioni d' indole storico-letteraria, si veda
J. Bédier, Lea légendes épiques, I, Paris 1908, p. 206 sgg.
74 Le Couronnement de Louis.
Rois qui de France porte corone d'or
20 Prodom doit estro et vaillanz de son cors;
Et s'il est om qui li face nul tort,
Ne doit guarir ne a plain ne a bos
Pe ci qu'il l'ait o recreant o mort:
S' cinsi nel fait, dont per France son los;
25 Ce dist la gesto : " coronez est a tort. „
Quant la chapele fu beneoite a Ais,
Et li mostiers fu dediiez et faiz,
Cort i ot bone, tei ne verrez ja mais;
Quatorze conte guarderent le palais.
30 Por la justice la povre gent i vait;
Nus ne s'i claime que tres bon droit n'i ait.
Lors fist l'on droit, mais or nel fait l'on mais;
A convoitise l'ont torné li malvais;
Por fals loiers remainent li bon plait.
35 Dieus en prent droit, qui nos governo et paist,
S'en conquerront enfer qui est punais.
Le malvais puis, dont ne ressordront mais.
Gel jor i ont bien dis et uit evesques,
Et si i out dis et uit arcevesques;
40 Li apostoiles de Eome cbanta messe.
Gel jor i out of erende molt belo,
Que puis cele ore n'out en France plus belo.
Qui la re9ut mout par en fist grant feste.
Gel jor i out bien vint et sis abez,
45 Et si i out quatre rois coronez.
Gel jor i fu Loois alevez.
Et la corone mise desus l'autel;
Li rois ses pere li ot le jor doné. «
Le Couronnement de Louis, 75
Uns arcevesques est el letrin montez,
50 Qui sermona a la crestiénté:
" Baron „ dist il " a moi en entendez :
Charles li maignes a molt son tens use,
Vieus est et frailes et chenuz et barbez,
Si ne puet mais ses guarnemenz porter,
55 Ses oz conduire ne el cheval monter.
Il ne vueut plus la corone porter:
Il a un fil cui la voudra doner;
C est Loois, se vit qui mout iert ber „ .
rran90Ìs l'entendent, sin ont joie mene;
60 Totes lor mains en tendirent vers De:
" Pere de gioire, tu soies merciéz
Qu'estranges rois n'est sour nos alevez! ,,
Nostre emperere a son fil apelé:
*' Beaus fiz „ dist il *' envers moi entendez :
65 Voiz \a. corone qui est dessour l'autel?
Par tei oovent la te vueil je doner:
Tort ne luxure ne pechié ne menez.
Ne traison vers nului ne ferez,
Ne orfelin son fié ne li toldrez;
70 S'ensi le fais, j'en lorai Damedé:
Pren la corone, si seras coronez;
se ce non, fiz,. laissiez la ester:
Je vos defent que vos li' i adesez „ .
Loois l'ot, le sens cui de desver:
75 N'alast avant por les membres couper.
Charles le voit, a pou n'est forsenez.
" Fiz Looìs, voiz ici la corone?
Se tu la prens, emperere iés de Rome;
Bien puez mener en ost mil et cent omes,
80 Passer par force les eves de Gironde,
Paiene gent craventer et confondre,
76 Le Couronnement de Louis.
Et la lor terre dois a la nostre jondre.
S'einsi vuels faire, je te doins la corone;
se ce non, ne la baillier tu onques „ .
85 Loo'is Tot, ne vout un mot respondre;
Charles le volt, s'en out al cuer grant honte.
*' Se tu dois prendre, bels filz, de faus loiers,
Ne desmesure lever ne esalcier,
Faire luxure ne alever pechié,
90 Ne oir enfant retolir le sien fìé,
Ne veve feme tolir quatre deniers,
Ceste corone de Jesu la te vie,
Filz Loois, que tu ne la baillier „ .
Loois Fot, le sens cuide changier:
95N'alast avant por les membres trenohier.
Charles le voit, a pou n'est enragiez.
" Ha! las! „ dist il, " com sui mal engeigniez!
Ja en sa vie n'iert de moi avancies.
Quin feroit roi, ce seroit granz pechiez.
100 Or li fesons toz les cheveus trenchier,
Si le metons la enz en cel mostier:
Tirra les cordes et sera marregliers,
S'avrà provende qu'il ne puist mendiier,,.
Delez le roi sist Arneis d'Orliens,
105 Qui. molt par fu et orgoillos et fìers ;
De granz losenges le prist a araisnier:
" Droiz emperere, faites pais, si m' oiez.
Mes sires est juenes, n'a que quinze ans entiers:
Ja seroit morz, quin feroit chevalier.
110 Ceste besoigne, s'il vos plaist, m'otroiez,
Tresqu'a trois anz que verrons coment iert.
S'il vuelt prouz estro ne ja bons eritiers,
Je li rendrai de gre et volentiers,
Et acroistrai ses terrea et ses fiez.
Le Couronnement de Louis. 77
115 E dist li rois: " ce fait a otroier „.
" Granz jnerciz, sire „ dient li losengier
Qui parent erent a Arneis d'Orliens.
Seinpres fust rois quant Guillelmes i vient;
D'une foresi repaire de chacier.
120 Ses niés Bertrans li coni a l'estrier;
Il li demande: " Dont venez vos, bels nies?
— En nom de dieu, sire, de la enz del mostier,
Ou j'ai o*i grant tort et grant pechié.
Arneis vuelt son droit seignor boisier:
i25Sempres iert rois, que Fran90Ìs Font jugié.
— Mar le pensa, j, dist Guillelmes li fiers.
L'espee ceinte est entrez el mostier,
Hueses vesties et esperons chauciez,
Desront la presse des barons chevaliers:
i30Ameìs trueve molt bien apareillié,
Que la corone li vout on metro el chief.
Il passe avant, des poinz li a sachié,
Par mautalent dessour l'autel l'assiet:
Par un petit qu'il ne l'a pe90Ìé,
13511 mist la main a Fespee d'acier,
En talent out qu'il li coupast le chief,
Quant li remembre del glorios del ciel,
Que d'ome ocire est trop morteus pecliiez.
Il prent s'espee, el fuerre l'embatié,
140 Et passe avant, *quant se fu rebraciez:
Le poing senestre li a meslé el chief,
Hauce le destre, enz el col li assiet:
L'os de la gole li a par mi brisié;
Mort le trebuche a la terre a ses piez.
145 Quant il l'out mort sii prent a chastoier:
" E! gloz „, dist il, " Dieus te doinst encombrier!
Pour quoi voloies ton droit seignor boisier?
Tu le detisses amer et tenir chier,
78 Le Couronnement de Louis.
Oroistre ses terres et alever ses fiez.
150 Ja de losenges n'averas mais loier.
Je te cuidoie un petit chastoier,
Mais tu iés morz; n'en donroie un denier,,.
Voit la corone qui dessus l'autel siet:
Li cons la prent senz point de l'atargier,
i55Vient a l'enfant, si li assiet el chief:
" Tenez, bels sire, el nom del roi del ciel,
Qui te doinst force d'estre bons justiciers! „.
Voit le li pere, de son enfant fu liez:
" Sire Q-uillelmes, granz merciz en aiez !
160 Vostre lignages a le mien esaucié. „
Nota al testo.
Mentre la " Chanson de Eoland „ e il " Pèlerinage de
Charlemagne „ appartengono al ciclo di Carlomagno, il
" Couronnement de Louis „ fa parte del ciclo di Guillaume
d' Grange o di Garin de Monglane. A questo ciclo lia de-
dicato recentemente un volume J. Bédier, Les légendes épiques,
I, Paris 1908, con l' intendimento di applicare di nuovo alle leg-
gende nazionali francesi il sistema brevemente riassunto nella
" nota"*,, al testo n.° X. Il Bédier osserva-'che Guglielmo dal corto
naso, o d' Grange, ebbe un vero culto nei monasteri di Aniana
e Gellona sulla via Tolosana che conduceva a S. Jacopo e affer-
ma che perciò non occorre farlo passare attraverso la trafila dei
canti popolari per spiegare il suo ingresso trionfale nelP epopea
francese. Tuttavia contro le ingegnose ipotesi del Bédier mi-
lita ancora, a parer mio, un grave fatto, il cui valore egli
non è riuscito a infirmare, e cioè l' identificazione, proposta dal .
Suchier, di " A'imer le chaitif „ , compagno e fratello d' armi di
Guglielmo, con un Hademar, il cui nome trovasi già attestato,
accanto a quello di Guglielmo, nelP a. 801 ( Bomania, XXXTT,
p. 364). Resiste anche alle nuove idee il frammento della
Haye (1), che il Bédier attribuisce senz'altro al sec. XI, accet-
(1) Questo frammento consiste di tre fogli aggiunti al cod.
921 della Bibl. reale della Haye. Il testo è scritto da tre mani
Le Couronnement de Louis. 79
tando, panni, con troppa facilità l'opinione di due esperti pa-
leografi contro il Pertz non meno esperto. E chiaro che il si-
stema del Bédier, che è in fondo un' amplificazione delle idee
del Becker, Dar sudfranzdsische Sagenkreis und seine Pro-
bleme, Halle 1898 cade del tutto, se si ammette che nelle leg-
gende di Gruillaume d' Grange persistano alcuni elementi sto-
rici concernenti questo o quel compagno dell'eroe principale,
poiché il culto dedicato a Guglielmo ad Aniana e Grellona non
potrebbe in niun modo spiegare il sopravivere nella leggenda
di altri personaggi, che non abbian rapporti di sorta con quei
monasteri. Per questa ragione, il Bédier combatte le varie iden-
tificazioni storiche del Suchier, e in parte riesce a sollevare
molti dubbi intorno ad esse, per quanto non giunga, parmi, a
demolirle tutte. E si badi che basta anche una sola a distrug-
gere il suo edifizio! Anche per questo libro del Bédier, può
dunque ripetersi quanto abbiamo detto nella ** nota „ al testo
n.^ X. L'autore potrebbe essere in molti punti nel vero, se
intendesse parlare dell'ultima e definitiva composizione delle
leggende nei ventiquattro poemi a noi pervenuti del ciclo di
Garin de Monglane, ma come egli applica le sue argomen-
tazioni all'origine primitiva dell' epopea, non otterrà facilmente
il consenso di tutti gli eruditi.
diverse: la prima finisce con le parole: suapcndi icto; la seconda
con in ictum. L' età, a cui può appartenere^ oscilla tra il X
e rXI secolo. -^ Il fram. fu scoperto e pubblicato dal Pertz,,
Mon. Germ. Hist.^ Ili (1839), 708 e poscia da G. Paris, Hiat. jyoé-
tique de Charlemagne (1865, e 2.» ediz. 1905), p. 465 e infine da H.
SuGHEER, Lea Na/rhonnaia^ Paris 1898, II, 168, che ne diede anche
un fao-simile completo (pp. 187-192). Spetta al Paris il merito di
aver dimostrato che il testo non è che una riduzione in prosa di
un poema in esametri perduto sul ciclo di Guillaume d' Grange.
Cfr. Gròber, Grundriaa der roman, Philol., II, 178; Suchier, Gp.
cit. p. Lxxx — K. Hofmann, Sitzungaherichte der MUnchner Akad,
1871, I, 328 e il Suchier, Gp. cit., lxxxiv hanno tentato la rico-
struzione in versi del poema latino.
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Prediche di Bernardo di Clairvaux. C^)
I.
(Cod. delia Bibl. di Parigi 24768).
Mestier at de pitiet li raignaule creature ce
dist misericorde . car eie est chative devenue . et
molt en doit om avoir grant pitiet . Venuiz est li
tens com doit avoir pitiet de lei . car li tens est
iai trespasseiz . Et veriteiz redisivet d' altre part . Il
cpujent sire que li par olle que tu disis soit aam-
plie . et por ceu coujent Adam tot morir avoc totes
celes choses qui «n luj estoient al ior qu' il manijat
del fruit qui defendujz li fut.
. (1) Edite, secondo il cod. 24768 della ^i azionale di Parigi, da
W. FoBssTER, Li Sermon Saint Berrutrà, Erlangen 1885 (Romcm.
FoTBchungerij II, p. 1 segg.) e da A. Schui.tze Bihl, d. liti. Ver,
Stuttgart, Tiibingen 1894, secondo il codice di Berlino. Per la lingua,
si veda K. Buschebbruch, Die AltframSsiscJien Predigten dea Heiligen
Bernha/rd von Clairvatix in Romcm. Forschungen, IX (1896), p. 662.
— Anche nella dissertazione di Corssen, Lautlehre der altfr, Ue-
her$etzung der Predigten Gregors Uber JEzechiel, Bonn 1883 si discorre
della lingua dei nostri Sermoni. Si veda E. Ploegek, Die Parti-
keln im Altlothringischen, Diss. Halle 1890.
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Prediche di Bernardo di Clairvaux. 83
n.
(Cod. della Bibl. di Berlino).
Li charitez, ke me fait estre cusencenos por
nos, me destrent de parler a uos, et molt plus
souent j parleroie, si nen estoient plusor afaire, quj
me detienent. Et ne fait mies a merujUier, si ju
sujs en cusenceon por uos. deske ju troz en moi
mismes granz okesons de cusenceon. Car totes celes
fieies ke ju eswart ma misere et plusors periz ou
ju sujs. ne fait a doter ke mon aiwrme ne soit tor-
beie em mi. ne moens de cusenceon ne rai ju mies
d'un chascim de uos. si ju uos aiwme si cum mi
mismes. Ceu seit cil quj les cuers cerchet, quantes
fieies mes cuers est plus chargiez de nostre cusen-
ceon ke de la scie mismes. Et nen est mies me-
ruelle. si i'aj grant cusenceon. ^
19'ota al testo.
Riproduco i due facsimili di questo testo dalle tavole di
SuCHiBR — BiRCH-HiRSCHFBLD, Franzosiscìie Litteraturge-
schichte, Leipzig 1900. Il testo è loreno e forse di provenienza
messina (cfr. Zeitschrift f. roman. PhiloL, Vili, p. 423), cosi
come le Prediche di Gregorio su Ezechiele edite da K. Hof-
mann, Ahìiandlungen der k. buyer. Akademie der Wissen-
schaften zu Munchen, I. CI. XVI, Bd. 1. Abth. 1881. I due
manoscritti appartengono alla fine del sec. XII o al principio
del seguente. Il traduttore di Ezechiele e delle prediche di
S. Bernardo non sono una sola persona. Cfr. H. Zwirnmann,
Dos Verhàltnis der altlothringischen Uebersetzungen der Ho-
milien Gregors iiber Ezechiel zum Originai und zu der Ueber-
setzung der Predigten Bemhards, Halle 1904, p. 47.
XIV.
Philipe de Thaun.
Li Cumpoz.
(Edi2. Mall, Der Computus des Philipp von Thaun,
Strassburg 1873).
Piiilipes de Thauii
At fait une raisun
Pur pruveires guarnir
De la lei maintenir.
5 A sun uncle l'enveiet,
Que amender la deiet,
Se rien i at mesdit
En &it u en escrit,
A Hunfrei de Thaun,
10 Le chapelain Yun
E seneschal le rei:
I90 vus di par mei.
Or oez sun sermun
Cum le met a raisun.
15 Jcil Deus ki tut fist
E ki tuz jurz veir dist,
Il guart l'amne de tei,
Que il n4 ait desrei,
Qu' eie ne facet rien
20 U tuz jurz n'i ait bien,
Ne li seit purluigniee
La joie apareilliee.
Philipe de Thaun, 85
Maistre, un livre voil faìre
E molt m'est a cuntraire
25 Que tant me sui targiet,
Que ne l'ai cumenciet;
Yjàx mult est necessaire
Cele ovre que voil faire;
Et mult plusur clero sunt
30 Ki grant busuin en unt,
Ki pur mei preierunt
E m'anme beneistrunt.
E sainz Augustìns dit,
La u fait sun esorit,
35 U numet le librarie'
Ki mult est necessarie
As pruveires guarnir
De la lei maintenir:
I90 fut li saltiers
40 E li antefiniers,
Baptisteries, graels,
Hymniers e li messels,
Tropiers e leQunier
E canes pur plaidier
45 A cels ki le mal funt
Envers Deu se forfunt,
E cumpoz pur cunter
E pur bien esguarder
Les termos e les cles
50 E les festes anuels.
Par 90 devum guarder
Nostre lei, celebrer
Des Pasches, des Noels
Les granz festes anuels.
55 U par cest les tendrunt,
U viaz i faldrunt.
86 Philipe de Thaun.
D'Ì90 me plaist guarnir
Cels ki iint a tenir
Nostre crestientent
eo Suìunc la Trinitet.
XV.
Tristan di BérouL
(E. MuRBT, Le Roman de Tristraii par Béroul et un anonyme,
Paris 1903, p. 13).
A sa chanbre li rois en vient.
Iseut le volt, qui mout le crient:
" Sire, por Deu, dont venez vous?
Avez besoin, qui venez sous?
5 — Rome, ainz vien a vos parler
Et une chose demander.
Si ne me celez pas le voir,
Qar la verte en vuel savoir.
— Sire, onques jor ne vos menti.
10 Se la mort doi recevoir ci,
S'en dirai je le voir du tot:
Ja TìH avrà menti d'un mot.
— Dame, veistes mon nevo?
— Sire, le voir vos en desvo.
15 Ne croiras pas que voir en die,
Mais jel dirai sanz tricherie.
Gel vi et pus parlai a lui,
O ton nevo soz cel pin fui.
Or m'en oci, roi, si tu veus.
20 Certes, gel vi. Ce est grand deus;
Qar tu penses que j'ain Tristran
Par puterie et par enjan;
Si ai tei duel que moi n'en chaut
Se tu me fais prendre un mal saut.
8b Trùfian di Bf^nl.
^ Sire, merci a ceste foiz!
Je t'ai voir dit: si ne m'en croiz.
Einz croiz parole fole et Taine.
Ma bone foi ma fera saine.
Trìstran, tes niés, vint soz cel pin
9) Qui est Ìa,i0oz en cel jardin:
Si me manda qn* alasse a InL
Ne me dist rien. mais je lì dni
Anor faire non trop frarine:
Par lui sui je de vos rome.
35 Certes, ne fnsent li cuvert
Qtii vos dient ce qne ja n'ert,
Yolantiers li feise anor.
Sire, jos tien por mon seignor,
Et il est vostre niés, 9'oi dire:
40 Por vos l'ai je tant amé, sire.
Mais li felon, li losengier,
Quii vuelent de cort esloignier,
Te font a croire la men9onge.
Tristran s'en vet: dex lor en donge
46 Male vergoigne recevoir!
A ton nevo parlai ersoir:
Mout se complaint com' angoisos,
Sire, que l'accordasse a vos,
Gè li dis ce, qu' il s' en alast,
50 Nule foiz mais ne me mandast;
Qar je a lui mais ne vendroie
Ne ja a vos n'en parleroie.
Sire, de rien ne m'en crerrez:
Il n'i ot plus. Se vos volez,
55 Ociéz moi; mais c'iert a tort.
Tristran s'en vet por le descort;
Bien sai que outre la mer passe.
Dist moi que l'ostel l'aquitasse:
Trvstan di BérauL S^
Nel voi de rien nule aquìter
60 Ne longaement a lui parler.
Sire, or fai dit le voir sanz fisdle:
Se je te meni, le chief me taedle.
Ce saciez, sire, sanz dontanoe,
Je li feise l'aqnitance,
66 Se je osase, volentiers,
Ne sol . ini . besanz entiers
Ne li voi metre en s' aumosniere,
Por ta mesnie noveliere^
Povre s'en vet, Dex le condaie!
70 Par grant pechié li donez fuie.
Il n'irà ja en cel pais,
Dex ne li soit verais amis „.
Li rois sout bien qu' el ot voir dit,
Les paroles totes oit.
75 Acole la, cent foiz la besse.
El ploro, il dit qu' eie se tesse:
Ja nes mescrerra mais nul jor
Por dit de nnl losengeor,
Allent et viengent a lor buens.
Nota al testo.
Il poema di Béroul (metà del sec. XII) non ci è giunto
che allo stato frammentario, come quello di Thomas sullo stesso
Tristan (2» metà del sec. XII) edito da J. Bédier, Società de,s
anciens textes frangais, voi. I e II, Paris 1905. Ma mentre il
secondo può essere ricostruito nel fondo sulle versioni tedesca
(Golfrid de Strasbourg), norvegese (sec. XIII) e inglese (sec.
XIV); il primo non si può ricostruire che in parte sul testo
tedesco di Eilhart d'Oberg, che s'accorda soltanto parzialmente
con il poema di Béroul. (Cfr. Romania, XV, 481; XVI, 288;
XVn, 603; XVIII, 322).
ChEV ALTER AU LiON.
(Nazionale di Parigi, f. fr. 73).
V
XYI,
" Le chevalier au Lion „ dì Crétien
de Troyes.
(FoKRSTKR, Kristian von Troye.^, Yrain^ der Lfì^^nritt^t^,
Halle 1902, Bomanische Bibliothek, n^ 5, e G. Paris- E,
Langlois, Crestotnathie du moyett àgt, Paris 1903, p. 96).
Qnant on ot enfoi le mort,
S'en partirent totes les genz.
Clers ne chevaliers ne sergenz
Ne dame n'i remest, que cele
5 Qui sa dolor mie ne cele.
Mais cele ì remaint tote sole,
Qui sovent se prent a la gole,
Et tort ses poinz et bat ses paumes.
Et lit en un sautier ses saumes
10 Enluminé a letres d'or.
Et mes sire Yvains est encor
A la fenestre, ou il l'esgarde;
Do' qui a, pie' di pagina, la trascrizione del brano ripro-
dotto qui a lato dal cod. Gange/ 73 della Nazionale di Parigi ,
su cui è fondata l'ediz. di.W. L. Holland, Li romana don
Chevalier au Lyon von Crestien von Troyes^ ^ Braunschweig
1886, p. 38, V. 371.
Mes sire Yvains de la cort s'anble
Sì, q'a nul home ne s'asanble,
Mes seus vers son ostel s'en va.
Tote sa mesniee trova,
Si comande a metre sa sele
Et .1. suen escuier apele,
Cui il ne celoit nule rien.
92 "Xe chevalier au Lion „ di Crétien de Troyes.
Et come il plus s'en done garde,
Plus Faime et plus li abelist.
15 Ce qu'ele plore et qu'ele list
Vousist qu'ele laissié etist
Et qu'a li parler li leùst.
En cest voloir l'a Amors mis,
Qui a la fenestre l'a pris;
20 Mais de son voloir se despoire,
Car il ne puet cuidier ne croire
Que ses voloirs puisse avenir.
Et dit: « Por fol me puis tenir
Quant je vueil ce que ja n'avrai.
25 Son seignor a mort li navrai,
Et je cuit a li pais avoir?
Par foi ! ne cuit mie savoir, f
Qu'ele me het plus orendroit
Que nule rien, et si a droit.
30 D' " orendroit „ ai je dit que sages,
Que feme a plus de mil corages.
Celui corage qu'ele a ore
Espoir changera eie encore;
Ainz le changera senz " espoir „ ,
35 Si sui fous quant je m'en despoir.
Et Dieus li doinst par tens changier!
Estre m'estuet en son dangier
Toz jorz mais dès qu' Amors le vueut.
Qui Amors en gre ne recueut
40 Dès que eie entor lui se trait
Felonio et traison fait,
Et je di (qui se vueut si Foie!)
Que n' en doit avoir bien ne joie.
Mais por ce ne perdrai je mie.
45 Encore amerai m'enemie;
Que je ne la doi pas hair
*^ Jjt chevalier au Lion „ di Crétien de Troyes, 93
Se je ne vueil Amors trair.
Ce qu' Amors vueut doi je amar.
Et moi doit eie ami clamer?
eo Oil voir, por ce que je l'aia.
Et je m' enemie la clain,
Qu'ele me het, si n'a pas tort;
Que ce qa'ele amoit li ai mort.
Et dono sui je ses enemis?
55 Nenil certes, mais ses amis,
Qu'onques rien tant amer ne vous.
Mout me poise des beaus chevoas
Qui passent or, tant par reluisent;
D'ire m'angoissent et aguisent
60 Quant je li voi rompre et trenchier;
N'onques ne pueent estanchier
Les lermes qui des ieuz li chieent:
Totes cez choses me dessieent.
xvn.
Chanson d'histoire.
(P. Mbybe-Gt. Baynaud, Le chansonnier frangaù,
de Saint -Germain-des-Prés. Paris 1892, e. 146*').
Le samedi a[l] soir fa[u]t la semaine:
Gaiete et Orior, serors gennaines,
Main a main vont bagner a la fontaine.
Vante l'ore et li raim crollent:
5 Qui s' antraiment soef dormenti
L'enfes Q-erairs revient de la quintaine,
S'ait choisie Gaiete sor la fontaine:
Antre ses braz Ta prise, soef Ta streinte.
Vante Tore et li raim crollent:
10 Qui s'antraiment soef dormenti
« Quant avras, Orior, de V ève prise,
Reva toi an ariere, bien seis la ville:
Je remandrai Gerairt, qui bien me prise » .
Vante Tore e li raim crollent:
15 Qui s'antraiment soef dormenti
Or s'an va Orior teinte et marrie;
Des euls s'an va plorant, de[l] cuer sospiro,
Cant Gaiete sa suer n'an moine mie.
Vante l'ore et li raim crollent:
20 Qui s'antraiment soef dormenti
4. raim 1 raime. — 5. soef ] soweit, — 6 quintaine J cuintaine,
7. choisie ] choisit. - 8. soueif la strainte, — 11. Oriour de Ictgue.
18. te remainra..,ke, — 16. Orioa atinte.
u i^asse ,, , £adt Orior, « com mar fai nee !
«Fai laissié ma seror en la vallee;
L^ enf es Geiairs Y an moine en sa contree ! »
Vante Tore et li raim croUent:
25 Qoi s'antraiment soef dormenti
L'enfes 6eiaÌTs et Gaie s^an soni tomeit
Lor droit chemin ont pris vers la citeit.
Tontost com il i vini, Tait espose.
Vanto l'ore et li raim croUent:
Qm s*antraiment soef dormenti
21. laùe. — 22. larUt.
xvm.
Bueve de Haumtone. W
(A. Stimmtng, Der anglo-normanische Boeve de Haumtone,
Bibl. Nonnannica, n. 7. Halle 1899).
Seingnurs barons, ore entendez a mei,
Si WS dirrai gestes, que jeo diverses sai,
De Boefs de Haumtone, li chevaler curtays,
Ke par coup de espeie conquisi tant bons reys.
5 Si vus volezoyer, jeo vus en dirrai;
Unkes ne oistes meyllur, si com jeo crai.
Seingnurs, si de lui oyer desirez,
Jeo vus en dirrai, kar jeo sai asez;
Primes vus en dirrai de soun parentez.
10 A Haumtone fu li quens plein de bontez,
Il out a noun Guioun, chevaler fu prisez;
Meilour de lui ne fust en son tens trovez.
Seignurs, iceo quens Gruioun dount vus chaunt
Estoit bon chavaler, pruz e combataunt; *
15 Mes de une chose lui alout home blamaunt,
K' ainz ne vout femme prendre en tot son vivaunt,
Dunt pus se repenti par le men ascient.
(1) Ms. B (Biblioteca nazionale di Parigi, fondo fr. 4532, nov.
acq.). Per la saga, rimando allò Stimming, Das gegenseitige Verhal-
tnÌ8 der franzdsischen gereimten Veraionen der Sage von Beuve de
Hcmstone, in ** Abhandlungen ,, Herm Prof. Dr. A. Tobler darge-
bracht, Halle 1895, p. 159.
Biieve de Haumtone, 97
Mes quant il fu veuz home e out long tens vescu,
Donk prist il femme que de haute gent fu,
20 File au roi de Escoce cele dame fu.
Guioun la prist a femme, lui chevaler membru.
Puis avint cel jour que mult ire en fu,
Ke il perdi le chef par desus le bu.
La dame si estoit bele e afeité.
25 Le emperur de Alemaine la out avant amò
E a son pere le out sovent demaundé,
Mes lui roi de Escoce li avoit deveé.
Si la dona Q-uin ov la chere membré.
Pus en perdi le chef (alias, quele destine!)
30 Pur la amour de la dame que il out espose.
Seignurs, icele dame dunt jeo vus ai dist,
Estoit bele dame saunz nule contredist,
Mes mult fu felimesse, ne out le quer parfist,
Mult ama son seignour Guioun petit,
35 Einz le hai sur tuz e le teneit en despit;
Yhesu la confounde, ke tot le mond fit!
Eie out de son seignur un emfaunt avenaunt,
L'em le apele Boefs, ke mult esteit sachaunt,
Bien out passe dis aunz, le unzime est entraunt.
40 Un jur se purpense la dame malement
Ke estoit bele femme, jovene e avenaunt,
E son seignur fu veuz homme e alout declinaunt;
Ne le lerrai, ceo dist eie, pur nul homme vivaunt
Ke eie ne lui face tuer a dol e a torment.
XIX.
Aucassin e Nicolette.
(H. SuGHiBR, Aucassin et Nicolette. Texte crìtìque accompag&é
de paradigmes et d'un lexique^ (trad. di A. Counson),
Paderbom 1903, p. 12).
(Paris, Bibl. Nat. fr. 2168).
Or diènt et content.
Aucassins fii armés sor son ceval, si con vos
avés 01 et entendu. Dix ! con li sist li escns au col
et li hiaumes u cief et li renge de s'espee sor le
senestre hance ! Et li vallés fu grans et fors et biax
et gens et bien fomis, et li cevaus, sor quoi il sist,
rades et corans, et li vallés l'ot bien adrecié par
mi la porte. Or ne quidiés mie qu'il pensast n'a
bués n'a vaces n'a civres prendre, ne qu'il ferist
cevalier né autres lui! Nenil niént! Onques ne
Ten sovint, ains pensa tant a Nicolete, sa douce
amie, qu41 oublia ses resnes et quanques il dut
faire. Et li cevax qui ot senti les esperons Pen
porta par mi le presse, se se lance tres entre mi
ses anemis. Et il getent les mains de toutes pars
si le prendent, si le dessaisisent de l' escu et de le
lance si Ten mainnent tot estrouseement pris, et
aloient ja porparlant, de quel mort il le feroient
morir. Et quant Aucassins V entendi ;
Ha dix! fait il, douce ^creature! Sont cou mi
anemi mortel qui ci me mainent, et qui ja me
Auca»9in e NicoUtte. 99
cauperont le teste? Rt pois que j'arai la teste
caupee, ja mais ne pigrler^i a Nicolete, me douce
amie qne je tant aim« Encor ai j e ci une bone espee
et siec sor bon destrir sejomé! Sé or ne me def-
fent por li, onques diz ne li alt, se ja mais m'aime!
Li vallós fu granis et fors, et li cevax, sor qnoi
il sist, fu remnans. Et il nxist le main a l' espee,
si comence a ferir a [e. 73*] destre et a senestre,
et caupe hiaumes et nasens et puins et bras, et fait
un caple entor lui autresi con li senglers, quant li
cien l' asalent en le forest, si qu' il lor abat dis ce-
valiers et navre set, et qu'il se jete tot estrosee-
ment de le prese, et qu' il s' en revient les galopiax
ariere s' espee en sa main.
Li quens Bougars de Valence oì dire e' on pen-
deroit Aucassins son anemi, si venoit cele part, et
Aucassin ne le mescoisi mie. Il tint F espee en la
main, se le fiert par mi le hiaume, si qu'il li en-
bare el cief. Il fu si estonés, qu'il cai a terre, et
Aucassins tent le main si le prent et l'en mainne
pris par le nasel del hiaume et le rent a son pere.
Pere, fait Aucassins, yes ci vostre anemi qui
tant voùs a guerroié et mal fait. Vint ans a ja
dure ceste guerre, e' onques ne pot iestre acievee
par home.
Biax fix! fait li pere. Tes enfances devés vos
faire, niént baer a folie!
Pere, fait Aucassins, ne m' alés mie sermonant,
mais tenés moi mes covens.
Ba! Quex covens, biax fix?
Avoi pere! Avés les vos obliés? Par mon cief!
qui que les oblit, je nes voil mie oblier-, ains me
tient mout au cuor. Enne m'etistes vos en covent,
quant je pris les armes et j'alai a Tester, que, se
100 Auetiuin e NieoletU,
dix me ramenoit sain et sanf, qne vos me lairiés
Nicolete ma douce amie tant veir, que j'aroie parie
a li dettó parole» [e. 73**] ou troia et qne je l'aroie
une foia baisie? Ce m'eùstes vos en covent, et ce
voil je que vos me tenés.
Jo? fait li peres. Ja dix ne m'aìt, quant ja
covens vos en tenrai. Et s'ele estoìt ja ci, je l'ar-
deroie en un fu, et vos me'lsmes porriès avoir tote
paor.
Est ce tote la fins? fait Aucassins.
Si m'ait dix, fait li peres, oìl.
Cortes, fait Aucassins, je sui molt dolans, quant
hom de vostre eage ment. Quens de Valence, fait
Aucassins, je vos ai pris!
Sire, voire! fait li quens.
Bailiés ca vostre main, fait Aucassins.
Sire, volentiers.
Il li met se main en la siue.
Ce m'afiés vos, fait Aucassins, que a nul jor,
que vos aiés a vivre, ne porrés men pere faire
honte ne destorbier de sen cors ne de sen avoir,
que vos ne li facies! »
Sire, por diu! fait il, ne me gabés mie, mais
metés moi a raencon. Vos ne me sarés ja de-
mander or ni argent, cevaus ne palefrois ne vair
ne gris, ciens né oisiax que je ne vos doinse.
Coment? fait Aucassins. Ene conissiés vos que
je vos ai pris?
Sire, oie, fait li quens Borgars.
Ja dix ne m'ait, fait Aucassins, se vos ne le
ni' afìés se je ne vous fac ja cele teste voler.
E non diu! fait il, je vous afie quanqué il
vous plaist.
Amemnim e KitùiéUe. 101
n li afie, et Aacassins le fùt mouter sor un
ceval, et il monte sor nn autie si le oondoist tant
qa*il fìi a sauveté.
Or 86 cante.
Qsoit or voit li quens Grarins
de son en&iit Aucassin
qn'ìl ne pora departir
de Nicolete an cler vis,
5 en nne prison Ta mis,
en un celier sosterin
qui fa &is de marbré bis.
Quant or i*vint Aacassins,
dolans fa, ainc ne fa si.
10 A dementer si se prist,
si con vos porrés oir.
« Nicolete. flors de lis,
douce amie o le cler vis,
plus es douce que roisins
15 ne que soupe en maserin.
L'autr'ier vi un pelerin,
nes estoit de Limosin,
malades de l^esvertin,
si gisoit ens en un lit.
20 Mout par estoit entrepris,
de grant mal amaladis.
Tu passas devant son lit
si soulevas ton traìn
et ton pelicon ermin,
25 la cemisse de blanc lin,
tant que ta ganbete vit.
Garis fu li pelerins
et to.s sains, ainc ne fu si.
102 Aueassin e Nicolette.
Si se leva de son lit
ao si rala en son pais
sains et saus et tos garis.
Doce amie, flors de lis,
biax alers et biax Vénirs,
biax jouers et biax bordirs,
36 biax parlers et biax delis,
dox baisiers et dox sentirs,
nus ne vons poroit hair!
Por vos sui en prison mis,
en ce celier sousterin,
40 u je fac mout male fin.
Or m'i couvenra morir
por vos, amie!.
XX.
Lapidario estense. (^)
(Cod. est. a. L. 9, 90 edito da L. Pannibb, Lts lapidaires
frangia du moyen àge, Paris, 1882, p. 71).
Et miels plaìsir a Dia le fait.
Eneas qui tant perilla,
Que li feus de Troie eBcilla,
Par l'achate qu'il ot et tint
5 El deseure tos tans revint.
Plus a vertu que autre geme.
Qui l'achate met sor le feme
Adonqùes quant eie trayaille,
Dex ne fist rien qui tant i vaille;
10 Encor soit en li li fruis mors
Sei fait l'achate venir fors.
Entre les pieres en est une
En cui dex grant vertu aùne;
A cesti peu en a parelle.
15 En avant vient par grant mervelle
7. la feme P. 14. ceste P.
(1) La stampa del Paunier non è buona. Il brano qui pubbli-
cato fu coUasionato colP unico ms. della fine del sec. XIII.
101 Lmpidmrio ewUmat.
Lonc tant viyr^ n^en verrés nient
Petit en est, petit en vìent.
Qnant li oos est capons novìans
Et pois après .m. ans u means
20 Li commenoe el iosier a croistre,
Bnene est qui le saroit ooonoistre.
Un an et autre croist tos dis
Tres le tieic an desci a dis.
Ja n'iert plus grande par mesore
25 D'une feve, e' est sa nature.
Clere est le piere et antretaos
De la color comme cristans;
Si tres clere est en son endroit
Plus que ève tant clere soit.
30 Nostre Maistre, ce dist Testoire,
Le misent a non alectoire.
Nus n'est vencus qui sor lui l'ait,
Tant croist se force et tant li fait;
Maint roi maint conte l'ont eue
35 Mainte bataille en ont vencue.
9a en arrier un princes l'eut,
Nus contrester a lui ne peut;
Tos les buens barons en venqui
Por le piere qu' il ot sor li.
40 Le soi destruit, le soi de90Ìt '
Qui en se bouce le re90Ìt;
Home escillié se terre rent,
Grasse done vers tonte gent.
Biens et honors terres perdues
45 Aucuns a maintes fois rendues:
Honors aoroist et fait parages
19. 7ie meaus ms. 26. la piere P. 36. (J)a]. Ood. ca.
40. decoit ms. 41. recoit ma, 43. dome ms.
1
Lapidario esteiwe. 10&
Bìan fait parler et sambler sage.
En buenes meurs les fait estables
En tot et a tot aceptables.
50 A ceos qui ainment le luxure
Plus lor en done que nature.
Grasse et amor done gregnor
L'espousée vers son segnor.
D'alectoire qui vuelt avoir
55 Les biens, se li covient savoir
Que ens en or porter Pestuet
TJ se vertu mostrer ne puet.
Une autre en est molt vertueuse
Jaspes a non s'est mervelleuse;
60 .xiiij. manieres en sont,
Ghrans porfis dounent grans biens font.
,N'en est espesse ne maniere
Si poi vaillans ne soit molt ciere.
De .xiiij. parties vienent
65 Et .xiiij. colors retienent,
Cascune maniere le sive
Et cascune porte s'aive.
Encor ait cascune vertus,
Li vers iaspes en porte plus.
70 Li vers et li tres olers ensamble
O'est li mieldres, si com moi samble:
Plus a vertus, miels reconforte
Colui qui castement le porte;
Pievre cace et ydropiscie
75 Si a une autre segnorie:
Se feme le sent qui/travaut,
48. mour^ P. 60. . Xiiij. J Dis et sept P. 67. s'aive]
r aive P.
106 Lapidario estense.
Tel vertu porte et tant li vaut,
Enoor soit 90U que ne puist vivrà,
Si li fait Dex le fruit delivre.
8^) Desfendemens est a eelui
Qui le iaspe porte sòr lui.
Amer le fait et plus pooir
En toutes coses plus valoir.
Fantosme tolt qu'on ne le voie,
86 En bien ratrait, en bien ravoie.
A home done molt de preus
Mais a feme nen est il preus, . •
Car il lor tolt une droiture
Qui lor avient de lor nature.
90 S'en perdent lor con90Ìvement,
S'en avienent grant mal sovent.
En argent soit li iaspes mis
Illueques est de gregnor pris.
Qui porter le vuelt a son droit
95 Car 90U domande et ens el doit.
90. cancoiv&ment ms. 92-93. Pannier stampa: Li ruges
est de (/regnor pris — En argent soit li japes mis.
XXL
Il fanciullo giudeo. W
Un' ayentnre, ke jeo vus di,
Avint en Burges enz Beni.
Ceo nus conte un ordine
Ke dunke esteit en la cité,
5 Quant avint ceste aventure
De la gloriuse virgine pure
Ke tut le monde enlumine
E tute duzur nus destine.
Icest cunte voil avant dire,
10 Ke jeo ne desturbe la matire.
Gyus, ke sunt esparpilez,
Par tut li munde enservagez
Cum en meinte bone cité.
Se furent en Burges herbigé;
.15 Eurent &ynagoge a lur lei,
Kar n' urent cure de la seinte fei ;
Tant ke vint la duce seisun
De la duze resurrecciun,
Ke 1' om apele Paske a dreit.
20 Cum chescun an fere soleit,
Seint' eglise por grant amur
5. ceste] ms. e W. cesi. 12. ensorvagez ms. et W.
(1) Edito sur un cod. del British Museum 20 B. 14 da H.,
E. ;WoLTBB, Der Judenknabe, Halle 1879 (Bibl. Normannica hgg.
V. H. Snohier, II).
106 n fanciullo giudeo.
Grant joie fit cum icel jur
De seinz soner, chanter e lire
De loange pur icel sire
25 Ke par pussance e seignurie
Gel jur relevat de mort en vie,
Kant par s' amor out reint la gent
Del pur d' enfern ord e pulent.
Nula hom greignur joie ne fist
30 Cum fist la meine Jhesu Crist;
Tuz se hastent vers le eglise,
Pur oir le seint servise.
Hommes, femmes e joefne enfanz
Vunt vers muster joie fesanz,
36 Tant ke un enfant jovene e petit,
Q-ytel esteit, mes par delit
Siwi les enfanz par compainie
Cum soleit fere; a la folie
Ne sout ke il fist, mes par mussage
40 Ceo li fist fere jofne age.
Al muster vint cum altres firent,
Les enfanz deu le covirent.
Les pareis esteient curtinees,
Les ymages bele deorees
45 Verines beles, le alter bel;
Mult se delita le Gyutel,
De la beneite esbai fu
Ke unke mes ne aveit veti.
Mut se pena, mult s' esioìst,
50 Elan ke firent V enfanz, cil fist :
Ore engenoille, sa cupe bat.
24. Ms. e W. pur amur i . sire, 26. sa seign. 40. fere
d'un jofne age, Ms. et W. 49. Ms. se sist, W. s* esba-
hist (?).
Il fanciullo giudeo. 109
Un' bure se lesse chair tut plat.
Les enfanz le firent e la gent,
Gii le feseit tut ensement ....
55 Tant cuin durra [i]cest afere,
Le pere e la mere le funt quere
De tute pars par les rueles;
Mult demandent de ses noveles,
Fesant deol e gueiinent[em]auiit;
eo Partut vunt querant lur enfant
Par le paìs, en tute la vile.
57. les] la ma, e W. 58. de ses] des ma, e W.
xxn.
De Consolatione Philosophiae
di Boezio. (^)
(Cod. di Berna, ii.° 365).
Cesi li livre de Boece de consolation.
Quar ceulz qui sout en gran tristesces
Confortet doucement Boesces
C om dit " de consolation, „
Propos ai et entention
5 De li translater en fransois,
Si que chivalliers et bouriois
I preingnent confort et les dames,
C^ il ont triboul de cors ou d* armes.
On livre ait veirs et si ait prose;
10 Si weul ci ordoneir la chose
Que li veirs soient mis en rime
Ou consonant ou leonime;
La prose iert mise plainement.
Or oeis V encomencement.
Ci comencet Boesces '^ de consolation „ en fransois.
15 Je qui seul deitier et esorire
Les livres de haute maitire
(1). Pubblico, runa di fronte all'altra, le due lezioni che si
hanno di questa versione di Boezio. Il cod. di Berna (fine del
seo. XIII) è di provenienza lorena (Metz); il cod. di Parigi è
scritto in una lingua che può dirsi letteraria, cioè in francioo.
xxn.
De Consolatione Philosophiae
di Boezio.
(Bibl. Naz. di Parigi, f. fr,.n.<> 1096) (1).
Quax ceulx qui sont en grans tristeces
Conforte doucement Boeces
Con dit de consolacion
Propos ay et entencion
5 De lui translater eji fran90Ìs,
Si que chevaliers et bourgois
Y praingnet confort et les dames
S-ilz ont triboul de corps et d'ames,
Ou livre a vers et si a prose;
10 Si vueil si ordonner la chose
Que li vers soient mis en rime
Ou consonànt ou leonime;
La prose est mise plainement.
Or oez r encomenoement.
15 Je qui sueil diter et escrire
Les livres de haute matire
12. ms. leolime.
(1) Il ms. appartiene alla fìne del sec. XIV. Beca il segraente
'^ explicit jji Explicit boeeius de consolctcione in gallico , scripttu per
g.'f^ guidomari veneten , diocesia cmno ah incar.^^ rf.*** Afo CCQo iìq-
naff,no vij . in mgi.<i natalis ejusctem.
112 De Consolation Philo»ophi<»e di Boezio.
Et d' estuide avole la flour,
Fais or dis de duel et de plour.
Les musetes qu! aus primiers ans
20 Enseingne[n]t rimeir les anfans,
Qui i' amai molt en ma ionesce,
Me confortent en ma viellesce,
Tant au mains de la compaignie
En ceste donlorouse vie
25 De viellesce qui e* est hastee
Car doulour 1' a tost amenee.
Je suis iai fronciez et òhanus
Ains que li temps an soit venus
On deuroit molt proisier la mort
30 Que home qui a son confort
Ne sorprent ne tolt sa liesce
Maix quant il chiet en teil tristesce
Qu' il est anuies de sa vie
Tantost le prent que il T em prie;
35 Maix a moi fait tout lou contraire
Quant fortune mi ert debonaire
Per .j. poc qu' elle ne m' estaint
Maix or quant elle m' a empaint
En la grant dolour ou ie sui
40 Viure me fait a grant anui.
Amis, pour quoi me clamiiez
Bieneures? ne saviez
Aue cilz n' est pas bieneureiz
Qui ne puet estre aseureiz?
45 W estoit pas certain mon estait
Quant si bas fortune m' abait.
Quant ie pourpesoie W a ce escrire ma dolorouze
complainte, il me fut avis que une dame s' estut de-
vant moi a chiere de troup grant reverance, les ieux
(1) ms. pon/rposoie.
De Cofuolatione Philosophiae di Boezio. 113
Et d'estude avole la fleiir,
Fais or diz de duel et de pleur
Les muses qui aux premiers anz
20 Ensaignent rimer les enfans,
Que j' amay mout en ma jonnece,
Me confortent en ma veillece;
Tant ay au mains de compaingnie
En ceste douloureuse vie
25 De viellece qui s'est hastee
Quar douleur l'a tost amenee.
Je suis ia fronciez et chenuz
Aincois que temps en soit ventiz.
L' en devroit moult priser la mort
30 Qui homme qui a son confort
Ne sourprant ne tolt sa leesce
Mais quant il chiet en tei tristesce
Qu' il est annuyez de sa vie
Tantost le prant que il l'en prie;
35 Mais a moy fait tout le contraire
Quant fortune m'est debonnaire
Par un pou qu' elle m' estaint,
Mes or quant elle m'a empraint
En la grant douleur ou je suy
40 Vivre me fait a grant anuy.
Amy, pour quoy me clami ez
Bieneure? né saviez
Que cil n'est pas bieneurez
Qui ne puet estre asseurez?
54 N'estoit pas certain mon estat
Quant si bas fortune m'abat.
Quant je pourpensoie a ce et escrivoie ma doule-
reuse complainte il me fu avis que une dame s'estut
devant moi a chiere de trop grant reverance: les
8
114 Ih CatiMolalione FkUosophiae di Boezio.
ardane et cleir voìang plus que nnlz hoins ne poit
avoir; la colour vive et de tres grant vigor combìen
qa' elle fdt de ci grant eage qn' elle pasast trestons
ceolz qui vivent. Sa longour n' estoit pas ceitainne,
car une fois sambloit qa' elle fut igalz as homes, pnis
gambloit qn' elle tonchaist le ciel de son chief. Et pnis
le levoit si hanlt qn' elle passoit le ciel, ci qne ^^) oiel
d' ome ne le pooit veoir. Sa robe estoit de tres deliiez
filz couzue a tres sotil artefice et de matiere dnrable,
laquelle elle avoit cossne de ces mains ci com elle
recognnit apres. Mais estoit obscnre come ymage an-
fomee pour negligence de viellesce. On bort desons
avoit une lectre .p. qui welt dire " pratike „. Au desour
une autre .th. " theorike „. Et estoit fait de gres de
bordeure par lesqueilz on montoit de V une lectre a
r autre. La roube estoit desciree car aucuns 1' avoit
route a force, et en avoient porteit aucunes pieces.
En sa destre main elle portoit livres, en la senestre
.J. ceptre. Quant elle vit les musetes devant nostre
Ut qui m' amenistroient les paroles de ma complainte,
elle fuit molt esmeue et ot les eulz enflameiz et
cruieulz.
Nota al testo.
L. Delisle nella sua pregevole memoria sopra le antiche
traduzioni francesi della " Consolazione „ di Boezio (2) ha bre-
vemente esaminato in tutto otto versioni: I. Una traduzione
in prosa dovuta a Jean de Meung. Un solo framento ce ne è
«tato conservato in un foglio che pare del sec. XIII ex. nella
Nazionale di Parigi, mentre V intera versione trovasi in quattro
(1) ma. qui,
(2) L. Delisle, Anciennes traductiona from^aises de la conaolation
de Boece conservées a la Bibl. Nationale, in Bihl, de V École des
Charles, XXXIV (1873), 1-32.
De Oonsolatione Philoiophiae di Boezio. 115
yeulz ardanz et cler veanz plus que nuls hons ne puet
avoir; la couleur vive et de tresgrant vigour combien
que elle feust de si tres grant aage que elle passast
tretouz ceulz qui vivent . Sa longueur n'estoit pas
certainne, quar une foiz sembloit que elle feust ygaus
aux hommes, puis sembloit que elle touchast le ciel
de son chief. Et puis se levoit si tres haut que elle
passoit le ciel, si que yeul d' emme ne la povoit veoir.
Sa robe estoit de tres deliez filz texue a tres soutil
artifice et de matire durable. Laquelle elle avoit texue
de ses mains si comme elle recognut apres. Mais elle
estoit obscure aussi comme ymages enfumee (l) pour ne-
gligence de veillesce. Ou bort dessoubz avoit une lettre
. P . qui veult dire pratique . Au desus une autre . Th .
theorique et estoient fais de gres de bourdeure par
queux l' en montoit de V une lettre a V autre. La robe
estoit desciree quar aucuns V avoient roupte a force et
en avoient porte aucunes pieces. En sa destre main
elle portoit livres. En la senestre un sceptre. Quant
elle vist les musetes, devant nostre lit qui m'ameni-
stroient les paroles de ma complainte, elle fu moult
esmeue et ot les yeulz emflamez et crueuls.
ms. dei seoc. XIV -XV della medesima biblioteca. L'opera è
dedicata a Filippo il Bello e si chiude con alcune importanti
linee : « A ta royal majesté, très noble prince, par la grace de
« Dieu roy des Fran90is, Phelippe le quart, je Jean de Meun,
« qui jadis ou rommant de la Eose, puis de Jalousie, ot mis
« en prison Bel Acueil, enseignai la maniere du chastel prendre
« et de la rose cueillir, et translatay de latin en fran90is le
« livre Vegece de Chevalerie et le livre der merveilles de Hyr-
« lande et la vie et les epistres Pierres Abaelart et Heloys...
4c envoie ore Boéce de Consolacion ...... — II. Una traduzione,
« parte in versi e parte in prosa, attribuita a Jean de Meung.
(1) ms. enfumez.
116 De Conaolatione Philosophiae di Boezio.
Essa s' apre con la dedica a Filippo il Bello ; ma è ben diversa
di quella ora ricordata. Comincia : ^
Je qui souloie diter et escrire
Les livres de haulte matiere
Et d'estude avoie la fleur,
Fais or dis de duel et de pleur...
e si rinviene in un numero assai notevole di manoscritti (non
meno di diciasette) di cui uno è del sec. XIV, di mano di En-
rico di Trévou. — III. Una traduzione anonima, in versi e in
prosa, che presenta una grande somiglianza con la versione
precedente. E quella di cui abbiamo riferito un brano nel testo.
Il Delisle l'ha conosciuta nel solo ms. 1096 di Parigi (scritto nel
1397). — IV. Una traduzione in versi di un poeta originario
di Meung, ma da non confondersi con il celebre Jean de Meung.
— V. Una traduzione in prosa dovuta a un italiano. Il cod. è
del sec. XIV. — VI. Una traduzione in versi di un anonimo.
Trovasi in un codice della fine del sec. XIV. — VII. Una tra-
duzione in versi dovuta a Renaut de Louens (Louhans in
Francia, a quanto è lecito pensare). Questa versione trovasi in
un gran numero di codici. Il Delisle ne cita otto dei secoli
XIV -XV, ma ne esistono molti altri (1). — Vili. Una tra-
duzione in versi falsamente attribuita a Carlo d'Orléans.
P. Meyer ha sostenuto nella Romania, II, p. 271 che la tra-
duzione n.*> in — quella conservata nel ms. 1096 dell' a. 1397
— devesi considerare come un plagio della versione n.° II at-
tribuita a Jean de Meung. E, in verità, la data del manoscritto
parrebbe dargli ragione; ma le indicazioni del Delisle, come
quelle che concernono i soli manoscritti della Nazionale di Pa-
rigi, sono insufficienti a formarsi un chiaro concetto dei rap-
porti tra le due traduzioni. Infatti il codice della Biblioteca di
Berna che contiene la versione n.° III, e di cui abbiamo dato
il principio di fronte al ms. parigino, non può a niun patto
ascriversi al tempo a cui risale il ms. di Parigi, ma gli è an-
teriore, per lo meno, di più di mezzo secolo. Il compilatore del
catalogo dei codd. di Berna, lo Hagen, lo colloca anzi nel sec.
(1) Nagel, Zeitschrift /. roman, PhiloL, XV, p. 1. e Gboebeb,
Grundris, II, 1027.
De Cantolatùme PhiìoaophÌ4Me di Boesio. 117
XTTT senza alcuna peritanza. Invece ì mss. della traduzione
n.^ n sono tutti più tardi; onde nasce facilmente il sospetto
che la versione II sia modellata sulla versione IH e non vi-
ceversa.
Se si tengono poi presenti i raffronti assai significativi,
istituiti dal Nagelf ci si accorge facilmente che la versione HI
è indubbiamente superiore, quanto al testo, a quella II. Si os>
servi anche che due versioni (la I e la II ) recano lo stesso
prologo di Giovanni di Meung a Filippo il Bello e che non è
impossibile che la traduzione delP autore del Roman de la Rose
siasi divulgata con e senza dedica, e che quest^ ultima sia pas-
sata, per opera dei copisti, da una versione all'altra, sicché il
trovare in un manoscritto la lettera ricordata a Filippo non
può essere una prova decisiva in favore dell' attribuzione al da
Meung. Anche nell'articolo déiV Hist. litféraire de la France
XX m, 412, dedicato a Jean de Meung, si legge: « Hien ne
« nous explique comment il se fait que ces deux version, qui
« n'ont aucune ressemblance, soìent attribuées au méme au-
« teur et précédées du méme prologue, où il se fait si parti-
« culièrement connaitre >. La ragione potrebbe essere questa:
che la vera traduzione di Griov. di Meung fosse quella che
porta il n.® ITE, che non ha dedica di sorta, e che le altre
due (n.o I e n.® Il) dovessero essere considerate quali due ver-
sioni, che i copisti hanno rivestite delle penne altrui, attribuen-
.dole al poeta del Roman de la Rose. Chi ci rimise, fu la ver-
sione n.« in, che si perpetuò nei manoscritti, priva della bella
lettera di dedica a Filippo il Bello. Mi limito qui ad enunciare
brevemente questo sospetto, che meriterebbe, non v' ha dubbio,
una più ampia discussione. Ma questa sarebbe fuor di luogo
nel presente manuale.
GLOSSAEIO
* In questo glossario sono riferiti e tradotti tutti quanti i yo-
caboli dei più antichi documenti (Giuramenti di Strasburgo,
S. Eulalia, Jonas, ecc.) e quelli d^ntelligenza meno ovria degli
altri testi. Cito con G i Giuramenti, con E l' Eulalia, con J il
Jonas, con L Saint Léger, con C il Cantico, con M il Mystère, con
Et Saint Etienne e con Aless. P Alessandro. Per gli altri testi, le
abbreviazioni sono tanto chiare, che non può avvenir confusione,
salvo per il Viaggio a Gerusalemme citato sempre con Jér,
Avevo dinanzi alcuni modelli (Stengel, Monaci, Koschwitz), ma
ho preferito attenermi al manuale del Koschwitz, per ciò che spetta
le forme verbali, semplificandolo tuttavia nelle parti utilizzate,
per renderlo di più pronto uso, poiché il Koschw. registra persino
gli errori degli amanuensi : p. es. fu» L. 107, fliz L, 225, ecc. Ne
è venuto, che invece di dare nell' introduzione la tabella delle
forme, secondo il sistema del Bartsch, queste sono state regi-
strate nel Glossario. Del resto 1' indole della mia introduzione,
dedicata unicamente alle peculiarità dialettali, con particolare
riguardo ai testi più vetusti, non avrebbe voluto altrimenti.
a 1) 5 sing. pres. di aver L. 126.
167, 173, 227; M. 13.
2) prep. per ad E. 12, 18, 21
ecc:, per ab J. 25.
aanz, s. pena, dolore L. 4, 9.
ab, 1) prep.f con, G. 11, Aless.
38; cfr, a, ad e ob.
2) Perf, 5» stw^. cZi aver, Aless,
23, 38, 82.
abbas, s. m. afta^e L. 30.
absols, pf, 3 sing.f assolvere L.
226.
acer sost. m, sing. acciaio Boi,
19, 32.
achapter inf,, comperare , pro-
curare, M. 57 ; acheder J, 11 ;
achederent pf. 3 pi. J. 60;
achatet pf, 3 sing, Alessio 40.
achisun sost. f. 8. occasione Et.
30.
aconseiie p. pass, fem. g, di a-
consivre, ottenere, acquistare
Jér. 105.
ad 1) 5 sing. pres. di aver L.
169, ecc. Rol. 1.
2) per ab, cfr, ab; 3) ^. 22,
J, 14, 20; L, 119, ecc.
3) prep. indicante il dat. Aless.
43.
adenavant, avv, W ora innanzi
L. 192.
adenz per tei^a Jér. 166.
adunet, 5 sing, pres. ind. riu-
nire E. 15 ; adunat pf. 3 .v. L.
91 ; adùnat P, pass. L. 137.
afeité pari, pass, s. piegante
Boeve 24.
afflicz p. pass, afflitto L. 163.
aformad, part. pass, formato
Aless, 59.
agait sost. f. guardia Ale.fs, 93.
aiest 2 pi. sogg. pr. di aver J, 73.
aiet 3 s'. sogg. pi^es. di aver ./. 71.
aiet 2 pi. sogg. pres. cfr. aver
M. 12.
aici qui M. 15, 28, 72.
aima pres, ind. 5* sing. di a-
mar L, 207.
aiso pron, dim., ciò ilf. 11.
aiud 5* pers, sing. pres. sogg.,
aiutare L. 239.
aiuda sost. fem., aiuto G, II, 5.
aler inf,, andare J. r.° 1; vai
pres. ind. 5* sing. L. 133, 140,
237; alessunt, 5* plur, impf,
sogg. L. 222.
alevament sost, Aless, 24. L'Ap-
pel, Cresf., gloss. si domanda
122
Glosnarìo.
se la parola significa " Erbe-
bung „ o " Anhub, Anfang „.
alques avv. alquanto Boi. 13.
alsmosnes sost. f. pL, elemosina
J. 75.
altet avv, alto Aless. 97.
altres s. m. pi. di altre L. 206,
238; Boi. 6. Altre Aless. 63.
amat, pf. ind. 5* sing. L. 12;
Alessio 7, 8, 37; impf. sogg.
amast E. 10.
amix, sost. s. L. 112, pi. L. 117.
amor s. f. amore L. 3; amur G. 1;
Alessio 2.
ampie agg. umpio Aless. 69.
amsdous ambedue, Boi. 20.
an sost. m. anno, Aless. 74.
anatemam (greco àvdtd-siia) fr.
anathématiser L. 124.
anc ancora L. 183.
aiiceisor(s) Tiom. e obi. pi. an-
tecessoH, Alessio 12 e 5.
anceys avv. prima^ Aless. 55.
ancienor, sost. m. gen. pi. Alessio
1.
andui ambedue, Alessio 23.
aiigret(t) sost. m. angelo, C. 91.
anima (lat.) sost. f. s. anima
L. 174; E 2; L. 237.
antic, agg., antico Aless. 11.
antiquitas, sost. Aless. 7.
antro v. entro,
aorer adorare Jér. 70.
apelent 3 pers. ind. pres. chia-
mare Aless. 23.
apendent ind. pr. 5* pers. pi.
dipendere cour. 14.
apensad part. pass. Aless. 73.
apporter, inf. apportare, L. 200.
apres avv. dopo L. 9: Boi. 21.
apresdrent pf. 3 pi. prendere
V abitudine L. 212; apresist
impf. sog. 3 s. L. 18.
aproismat m/*. L. 232.
araisnier (ad-*rationare) parlare
Jér. 8.
arbres aZòert (arbre) Boi. 1.
arde pr. *o^^. 3 s. ardere E. 19 ;
arda[n]z p. pr. f. s. L. 204
-dant g&r. 133.
argent sost. m, «. danaro, E. 7.
armes *o«^. f. pi. armi Boi, 10.
ajrmezp.p. m.pl. armato L. 221.
art sost. f. s. arte, scienza L. 25:
arz Aless. 83.
as art. dat. pi. m. Alessio 5.
asali(e)r inf. assallire, L. 140.
asaz V. asez.
asembler, asemblement, Alessio
45, 46.
asez mxìlto L. 235.
asist pf. i. 3 5. sedere L. 142.
asolue j?. p. f. Boi. 41.
astet [se] 5* pcr^. *m^. iTid. pres.
affrettarsi Boi. 7.
astreiet, -ent v. estrai,
at V. aver,
atendet pr. i. 2 pi. attendere M.
15, Ì77i2>. 2 pZ. 13, 28.
aucid, -drai, -dran v. occidere.
aud V. aver,
audid, audit v. odit.
augrent v. aver,
aur V. or.
aurent i;. aver,
aut V. aver,
avant; en avant d* ora innanzi
L. 113, in a. G. 2; a en av.
Alessio 38.
avardevet mp/". i. 3 «. J. 21.
aver inf. L. 94 ; haveir J. 1 avere
aveir Jé. 27; /i/^. awra Z/. 174;
Glossario.
123
avrai Alexio 36; arrun i» pL
Et. 15; avret 2 pi. M. 57 preò-.
ind. i.» p. 5. ai L. 169, 171, 172 ;
at 3*, 166 Alessio 4; a I/. 125,
167, 173, 227 ; M. 13; avem 1 pi.
M. 35, 40, 45 ecc. ; avez 2 j?Z.
ly. 235; aveist J. 69; oc pf. 5*
si72^. X. 76; oct 164, 190;
ott, 63; oth 35, 36, 55, 175; aut
25, 34, 131; 155, 158, 159, 183;
aud 229; rout Jer. 2. au-
grent 3 pi. L. 4; aurent 225;
auret p. pf. L 3 «. jB. 2, 20;
L. 56, 216; pres. sogg. 3 sing.
aiet J. 71 ; ait Boi. 39, aiest
J. 73; auuisset (awisset?)
impf. sog. 3 s. E. 27; ouist
L. 88.
aveyron, en av., intomo, Ales-
sandro 36.
avient pr. i. 3 s convenire J. 70.
avigurad part. pass., forte Ales-
s. 72.
aviron, v. aveyron.
avrà, avran, avrem v. aver.
awra, awret v. aver.
Baldequi nome di pers. (Bal-
decMldis) L. 16.
baron sost. m. s. pi. baroni L. 52.
batut p. p. m. s. (* battutum)
M. 21.
bel agg. m. s. hello E 2; bels
pi. L. 35.
bellezour agg. comp. f. s. più
bella E. 2.
ben V. bien.
Betleem nome di luogo.
bewre inf. sost. m. s. bere, be-
veraggio L. 200.
bien avv. L. 23, 27, 40, 47, 50,
67, 77, 121; ben L. 21,70,72,
82, 186.
bìens sost. m. s. bene L. 5, 219;
bien obi. s. 38.
blialz sost. m. pi. obi. vestito
Jér. 114.
bons a^g. m. s. buono L. 39;
buona f. s. E. 1; bona L. 24,
53; benne Et. 5.
bordir inf. piacevoleggiare Auc,
p. 102.
bu sost. m. sing. busto, tronco,
Boeve, 23.
bue Cour. 55, v. bu.
buona, buons v. bons.
cadhuna pron. ' f. s. ciascuna
G. 5.
cadit perf. ind. 3 s. L. 231.
calsist V. cbielt.
cantomps pr. i. 1 pi. cantare
li. 3; cantumps 6; cantat pf.
i. 3 s. L. 82.
cap V. chieef.
caple sost. m. s. carneficina,
massacro Auc, p. 99.
car V. quar.
caritet ^wst. f. s. carith L. 33;
cherte J. 73.
carne Is agg. sing. carnale L. 171.
castier inf. castigare L. 104.
castres ( =: cartres ? ) sost. m, pi.
prigione L 176.
cauperont fut. 5* pers. plur. di
cauper (couper) tagliare Auc,
p. 99.
causa V. cose,
ceinte part. pass. f. cingere
Cour. 127.
cel V. cil.
cela, cele, celle v. cil.
124
Glosaa/rio.
celat pf. i. 3 s, celare L. 77.
celier sost. m. «. obi. cella Auc,
p. 101.
celor pron, pL loro J. 10.
celui, celz v, cil.
cent num, cento Jér. 127.
cert avv. certo J. 77.
ces, cest, ceste, cestes v. cist.
ces sost. m. pL obi. cieco Et. 9.
cesti pron. dim. fera, questo
Lap. 14.
cetui, pron. dim. costui, Et. 12.
chaiere ( cathedra ) sost. fem.
sedia, cattedra Jér. 120.
chaitivas miserabile M. 35, ecc.
charrue aratro Jér. 94.
chastoier inf. castigare.
chaucier part. pass. pi. obi. cal-
zare Cour. 128.
che V. que.
cheir inf. cadere Jér. 31.
cherte v. caritet.
cheve v. chieef.
chi V. qui.
chieef sost. m. s. capo E. 22;
cheve J. 27; cap L 154; quev
125, 158, 229 chies Jér. 83,
16(3, 170.
Chielperics nome di pers. m. si.
Chilperico L. 67, 85 ; -rings
115; -rig 54; -rin 57; -ring 74.
chielt pr. i. 3 s. (calet) im-
portare E. 13; calsist impf.
sogg. 3 s. L. 164.
cho V. co.
Christian agg. m. s. cristiano
G. 1; christiien E. 14.
Christus (Christ) Cristo.
ci avv. qui L. 96; Jér. 142.
ciel sost. m. s. E. 6, 25; L. 208,
203; cel 202, 238. Jér. 89.
ciest, V. cist.
cil pron. quegli, quella, ecc.
cil m. s. L. 11, 101, 205, 219;
ciel 20, 49, 56, 149, 197; cilg
/. 36; cel J, 2, 19, 66; r.<> 12,
L. 80; ciel 15, 23, 65, 106, 111,
144, 148, 177, 179, 211, 215,
239; cil pi. J. 56; cels E. 12;
J. 82; ciels L. 13, 32; ciel' /'.
s. 79; o. s. 25, 105; cele J.
57; celle E. 23; cilla L. 139;
ciels pi. L. 209.
cist pron. questi m. s. G. 4, 8;
cest J. 78, 80; ciest L. 207;
cist pi. J. r° 29; cise J. r° 2;
ceste f. s. J. 55.
civ sost. f. s. città L. 139.
civre sost. f. s. capra Auc. p. 38.
civtat, s. città L. 141.
dar avv. chiaro L. 204.
claret sost. m. idromele Jér. 185.
claritet Jiost. f. s. chiarità L. 201.
claufìget p. p. chiavato M. 22.
clementia (lat.) sost. f, s. cle-
menza E. 29.
cler. Vedi dar. Jér. 152. agg.
Jér. 179.
clergier inf. L. 65.
clerj' sost. m. chierco L. 100;
-ies pi. 145.
cloanz part. pres. di dorè chiu-
dere Jér. 124.
cloche sost. f. s. campana Jér.
136.
co (= 90) pron. s. J. 7, ecc. ciò
s. L. 16, 28, 37, 99, 231; obi. 48,
52 ecc. ; czo E 21 ; por ciò que
L. 53.
coist pf. i. 3 s. bruciare E. 20
colorab .^ost. m. s. colombo E. 25.
colombes sost. /'. pi. colonna.
Glossario.
125
colpes sofft. f\ pi, torto E. 20.
coltures sost. f. pi. campi lavo-
rati Jér, 95.
com avv, come L, 19; cum L.
75; cong. 25, 42. 90 etc. tant...
com tanto quanto, tanto che
Jér. 101.
comandat pf. i. 3 s. comman-
dare L. 20, 26, 128, 176; com-
mandat 220; darom (ms. -um)
fut. 1 pi. M. 12.
comburir inf. bruciare J. 58.
comenciest pr. i. 2 pL comin-
ciare J. 71.
commun agg. m, s. comune G.
1; communement avv. J. 60.
concluent pres. ind. 5* pi, con-
vincere Et. 20.
conreer inf. adornare Jér. 108.
corone sost. f. s. corona Cour. 19.
coronez part. pass. m. s. coro-
nare Cour. 13.
corp sost. m. s,\ en corpi. 172;
corps s. L. 191.
corps sost. m. E. 2] L. 173, 235.
Cfr. corp.
correcious agg. m. s. irato J. 3;
corroptios h. 189.
corropt sost. m. s. ira L, 105.
corroptios v. correcious.
cors Jér, 81; cfr. corps Cour. 20.
coru p. pass. m. correre Cour.
120.
cos sost. m, s, gallo, Lap. 18.
cose sost. f. s. cosa E. 9; causa
L. 208;kose E. 23; cosa G. 5.
cosel V. conseil.
coseler inf. consigliare M. 74.
costis ? Si legga coitis ( coctivus)
o tortis o forcis Jér. 161.
couper inf. tagliare Cour. 75;
coupast impf. sogg. 3 s. Cour.
136.
covent pr. i. 3 s. convenire M. 71.
covit pf, i. 3 s. desiderare L. 17.
covrirent perf, 5* pi., coprire
Jér. 166.
cravanter inf. ditruggere Cour.
81.
creant (par creant) con fiducia
Jér. 37.
credre inf. credere L. 186, 188;
-d(e)re 218.
creeient (o si dovrà leggere cree'i
vent?) Forme di credre Et. 7.
crestal s. m. sing. cristallo Jér.
157.
crestiénté sost. f. s. cristianità
Cour. 50.
crevey inf. crepare, L. 154.
criem i* pers. sing. ind. pres.
di creindre temere Jér. 99.
crin sost. m. s, capello^ Jér. 179.
cure sost. fem. sing. cura Jér. 100.
croisent 5* pers, pi, pres. ind.
croisent les dent. = stringono
i denti Et. 27.
croix sost. f. 2>^. croce L. 146;
crot M. 22.
crot V. croix.
crucis agg. m. s. crudele L. 153.
communiet pf, i. 3 s, comuni-
care L. 83.
compte sost. m. s. conte L. 55.
concreidre inf, credere E. 21.
condemnets p. p. m. pi. con-
dannare L. 166.
condignet pf, i, 3 s, accordare
L. 59.
[condjuire inf. condurre J. 82.
confites p. p. f. pi. di confire
preparare Jér. 158.
126
Glossario,
confortent pi\ i, 3 ^>i. consolare
L. 119.
conlauder Ì7if\ lodare L, 210.
conoissiez 2* pers. pi, ind, pres.^
conoscere, Jér, 82.
^onreer inf. corredare, vestire
Jér. 108.
conseil m. ò*. consiglio L, 61;
consiel L. 69; cosel M, 73.
conselliers sost. m, pi. consi-
gliere E. 5; consilier L. 92.
conservat {lai,) pr. i, 3 s. con-
servare S. 29.
consilier v. conselliers.
consolament sost, m. s. consola-
zione L, 174.
contra prep. contro G, II, 6.
contenant, sost, masch, contegno
Jér. 80.
convoitise sost. fera. s. cupidigia
Cour. 33.
contredist pf, i, 3 s, contradire
E, 23.
contrition sost. f. r, «, contri-
zione J, 69.
controverent pf, i, 3 pi. imagi-
nare L. 62.
convers p. p, m, s. e pi, J. 19, 64.
com sost, m. s, corno Jér. 130,
135.
coment 5* p. pi. ind, pres.,
soffiare nel corno Jér. 150.
coronat p. p. m. s. tonsurare L.
126.
creant (par creant) con fiducia
Jér, 37.
cuevrent 5* pers. ind. pres. co-
prire Jér, 170.
cui V. qui.
cuide 5* pers, sing, pres. cre-
dere Cour. 94.
cuivre sost. m. s. rame, Jér. 129.
cumgiet sost, m. s. congedo L. S4.
cuntrat, sost. m, pi, obi, con-
tratto Et, 9.
cusencenos agg, m, 8, pensieroso
afflitto Olairv, p. 83.
cusenceon sost. f. s, tristezza
Clair. p. 83.
czo V. co.
damno v. damz.
damz sost. m. s. danno L. 51;
damno G. 9.
davan prep, L. 41.
de prep, E. 25, 27; L. 6, 19, 23,
30, 48 ecc.; M. 17, 56, 78.
de sost, m, s, dio Et, 1.
decoller inf. decapitare L. 222;
decollai pf i. 3 s. L, 228.
deent v. devemps.
defors avv. fuori L. 142, 144.
degnet pr. sogg, 3 s, degnare
E. 26.
dejus avv. L, 238.
del, dels v, il, li.
delir inf, distrurre J. 58.
dementer (se) inf, disperarsi
Auc, p. 101.
demorer inf dimorare, M. 72.
demonstrat pf, i. 3 s. mostrare
L. 78, 110, 112.
demnede, domineddio Et, 8.
den avv. poscia L. 121, 123.
de par prep. da parte di L. 202.
deputer inf, disputare Et, 14, 16.
deraisner inf. difendere Et, 23.
desanz avv. prima, L, 182, 184.
deSoentre avv. d. pauset sepel-
lire M. 23.
destorbier sost. m. sing. danno,
torto Auc, p, 100.
Glossario.
127
devastar devastare L. 132.
devemps pr. i 1 pi. dovere L.
1; dift 3 5. G^. 6; deent 3 pL
J. 69.
deveng pf. i. 3 s. divenire L,
124; divint 30; devengti(n)z
p. p. m, s. 156.
di sost, m. s. giorno G. 2 ; L, 15,
80, 195; dis E. 12; L. 231.
diable sost m, s. diavolo L. 128 ;
diaule (o diavle) E. 4.
Didun n, di pèrs, s. L. 19.
didrai fut. 1 s. dire L. 7; di-
rom {ms. -um) 1 pi, M. 11;
di(i) 3 s. M. 26; dist. 3 s. J.
17 (36, 37); i. 43, ài, 160,
206; distre[iit] 3 pi. J. r"* h.
dift cfr. devemps.
distrent pf. 5* plur. dire Et. 12.
doist pf. i. 3 «. insegnare L. 23;
doit j?. p. m. s. L. 26.
doleiet (ms. doceiet) v. douls.
dolentas agg. f. voc. pi. afflitte
M. 35, 40.
doliants v. douls.
dolreie v. douls.
dol sost. m. s. tristezza L. 63;
duo! 65.
dom sost. m. o. s. 108, signore
L. 140; dom Deu 161; don Deu
L. 24, 167.
dominat pf. i. 3 s. dominare L
72.
Dominedeus sost. m. s. L. 129,
237; Dominedeu L. 1, 127, 214.
domnas sost, f. voc. pi. M. 71.
domnizelle sost. f. s. pulcella
E. 23.
don V. dom.
donc, donches v. dune,
doner inf. donare M. 56, 73.
dunat pr. i. 3 s. G. 3; donatp/".
i. 3 s. J. 30.
dont V. qui.
dontre que cong. mentre che L.^
196.
dormet imp. 2 pi. M. 14; -mit
p. p. 35, 40 ecc.
douls pr. i. 2 s. essere triste J.
51; doleiet (m*. doc.)imp/:3
5. 11; dolreie cond, 1 *. 53;
doliants p. pr. m. s. 13.
dreit sost. m. s. diritto G. 5.
duis pf. i. 3 s. condurre L. 198;
duistrent 3 pi. 14.
dunat V. doner.
dune aw. J. 7, eec. doc 185.
duol V. dol.
duos dtie L. 8, 119.
duretie sost.f. s. durezza v. p. 15,
n. 1.
dures agg. f. pi. L. 190.
ebisque v. evesque.
edé età C. 73, 84.
edrat pf. i. 3 s, agire L. 114.
edre sost, m. s. edera J. 30, 35,
ecc.; eedre 36.
efem inferno M. 95.
el agg. neutro s. altro L. 102.
element sost, m, s. forza E. 15.
elle, -es, els, elz v. il.
emfaunt z=z enfant Boeve 37.
empedementz sost. m. pi. osta-
colo, E. 16.
en V. in, ent.
e[n]amat pf. i. 3 s. amare, L. 12.
enbarer verbo att, danneggiare
Auc, p. 99.
encredulitet sost. f. s. incredu-
lità p. 15, n. 1.
encusat j?/l i. 3 s, accusare L. 74.
128 Glo88a>rio,
enma Et, 7 cfr. p. 48 ìi, enme
(in medio) Et. 18.
enme (in medio) Et, 18.
Enne foiinula d* interrogazione^
Auc, p. 99.
enortet pr, i, s. esortare E. 13.
enpres prep. dopo C. 88.
enservagez part, pass. pi. in-
selvaggito Fano, giudeo 12.
ensi (m^.nesi) cong. cosìJ. 12, 76.
ent, int, on, enn, (e)n, nt, n.
aw. ne int. G. 5; en L. 21,
47 ecc.\ inn. cons. ent. J. 83;
L, 76, 120; int G. 4; L. 42;
en L. 41, 48, 84, 122, 164, 176;
L. 181, 183; M. 67; enn L 38;
enf i;; 15; en L 66, 166; n 42,
147, 174.
entelgir inf. comprendere J. 68.
entenciun sost. f. s. intenzione
Et. 6.
entro avv. L. 233; antro que
sino a che 188, 218.
enveia invidia L. 102.
enveiad pf, ind, 5.* s. inviare
C, 91.
enviz agg. m. s. contro volontà
L. 97.
enz en prep, in E. 19.
eo pron. pers. io G. 3, II, 5; io 3,
4; J. 63, ohi, mi G, 6; me G.
3, m (enclit.) L, 93.
eps pron. ni. s. L. 66, L. 80.
er, era, ecc. v. estrai,
escalgaites sost. f. pi, guardia
C, 43.
escharimanz plur, ohi. stoffa per-
siana Jér. 114.
escit pf. i. 3 s. uscire J. 20 ; exit
L. 146, 147.
escotet imperat. 2.^ plur. ascol-
tare Et. 2.
escriptura v, scriptura.
esdevent pf, i. 3 s. divenire L. 79.
esdevint cfr. esdevent.
esdrecerent pf. 5.* plur. sorgere
Et, 11.
eskoltet pr. i. 3 s. ascoltare. E, 5.
espiet sost. m. s. spada. Jér. 11.
espos sost. m. 8. sposo M. 79
e 13, 15.
est V. estrai,
ester inf, stare L. 96, 166; M.
68, 71; i(n)stud L, 111; estera,
'stera pf. i. 3 s. J. 230, 234.
Estevre nome proprio Stefano,
Et, 3.
estrai fut. 1 s. essere J. 92 ; fut.
er G. II, 6; L. 37, 38; seret 2
pi. M. 95; astreiet cond. 3 .v.
J. 10; -eient 3 p^. 44; soi prs,
i. 1 5. ^f, 27; est 3 .v. L, 5,
203, 204; es L. 6, 166, M. 26;
sunt 3 pi, J, 46; so (ms,) son
ilf. 94; eret imp. E, 12; J. 26;
erent 3 pi, J. 54, 64; fut pf.
i. Is.Ss. E. 1, 11; J. 7; fud
L. 13, 28, 33 ecc.] fu J. 36;
L. 42; fo L. 163; M. 17, 21;
furent 3 pi. L. 80; furet p,
pf. i. 3 s. E, 18; fura J. 197;
sit /??*. sog. Ss. G. 9; seit J.
r° 28; seietst 2 p^. J. 74; fust
3 imp. sogg, s. ./. 32, 44, 112.
estre prep, oltre L. 60, 62.
estrit sost. m. s. lite L, 65.
estrouseement avv, in fretta
Atte, p. 98.
esvertin sost. m. s, una specie
di malattia Auc, p. 101 cfr.
Tobler, Mise. Caix e Oanello,
p. 74.
et e S. 6, 7, 8, 9, 11,29; ìEJ. 28;
L. 2, 6, 11, 25, 34, 36, 37 ecc.
Glossario.
129
e (dav. cons.) E. 11; J. 2, 8,
eccr, L, 45, 117; M, 21, 22, 77.
e(t)spiritiels v, spiritiel.
eu V. il, li.
Eulalia nome di pers. f. E. 1.
ève sost, fera, «. acqua Lap, 29.
evesque sost, m. s. vescovo L.
48; ebisque 19.
evesquet sost, f. s. vescovado L,
93.
Ewruins nome di pers. m. L.
11, 63, 101, 109, 123, 149, 160,
217; -uis 187; -uis 101, 104,
118; Evrui 56, 100.
exaltat pf. i, 3 s. levare L, 29,
45.
exa[r]stra p, pf. i. 3 s. ardere
L. 191.
exaudis (exodist) pf. i. 3 s. esau-
dire L. 170.
exercite sost. m. s. esercito L.
138.
fkire i7if fare E. ^] J. 68, 75;
L. 199; fair L. 60; fereiet
cond. 3 s. J. 22 ; fait pr. 3 sg.
12. /•°12; fai L. 38, 135, 154,
157; feent 3 pi. J. 68; feseit
impf. 5.* 8. Et 8; fisient
impf i. S pi. J. r° 30; 60, 69;
fìst pf ind. L. 21, 40, 47, 48,
67, 68, 150 ecc.-, fisdren 3 pi.
L, 62; fis(t)dra p. pf. i. 3 s.
L. 121, 123, 152; fazet pr.
sogg, 3 s. G. 6; faciest 2 pi.
J. 70; fasen 5* j^^t^r. M. 78;
fesist imjp/'. so^^. 3 s. J. 27;
fesist L. 196; feissent 3 p^.
L. 54; faites iTwp. 2 pi. J. 76;
ilf. 79; fait p. p. J. 65, 79;
L. 155.
fan, farai, fasen, ecc., v. faire.
fel fellone sost. s. L. 227.
fendnt v. [o]£endut.
Eescant nome di luogo m. Fé-
camp L. 177.
feseit, V. faire.
fesist, V. faire.
fid jfos^. f. if. fede L. 34, 114;
fìet 53; fied 24.
figure sost. f. s. forma E. 25.
fìlz sost. s. L. 16.
fincta p. p. f. s. finta L. 109.
firid pf. i. 3 s. colpire, ferire L,
232.
fisdra V. faire.
flaiel sost. m. s. pena L. 179,
193; -els o. pi. 236.
flamm' sost. f. si. s. fiamma L.
204; -ma 133.
flum sost. m. s. fiume M, 18.
fo V. estrai,
foc sost. m. fuoco L. 133; fou
E. 19.
fors avv. fuori L. 146 ; f oers de
prep. J. 20.
fou V.- foc.
fradra v. fredre.
frane agg. m. pi. franco L. 52.
fredre sost. m. s. fratello L. 58;
fradre 4, ecc^ fradra 10.
fruit sost. m. s. frutto L. 215.
fu, fud, ecc. V. estrai,
fu sost. m. 8. obi. fuoco Auc.^
100.
fuiet sogg. pr. 3 s. fuggire E. 14.
fulc popolo L. 131.
furor sost. s. furore L. 193.
fus V. estrai.
gabet (ms. gablet) p. p. m. s.
deridere M. 21.
130
Glotacirio,
I
Grabriels nome, pr. s. Gabriele
M. 27.
gaire avv. M. 14, 19, 24, 29.
galopiax (les) al galoppo Auc.
p. 99.
garda pf. t. 3 s. L, 70, 201.
gentils agg, m. voc. pi. gentile
M. 71.
getterent pf, i. 3 pL gettare E,
19; giterent L. 224.
gladies sost, pi. spada L, 134.
glorios agg. m. s. glorioso M. 77.
glorius id. glorioso Et. 3.
grancesmes agg. superi, m. s.
J. 37.
granz agg. m. s. grande L. 51;
f. s. 75, 203; m. pi. L. 4, 10;
f. r. pi. 151; grant in. s. J.
26; grand L. 12, 173;;?Z. 236;
f. s. E. 18; L. 84, 105, 193
ecc.] gran m. s. L. 63, 142,
193.
grasse sost. f. s. grazia Lap. 43.
gratia sost. f. s. grazia L. 46, 88.
gred sost. m. s. grado volontà
L. 60; gret 62.
Guenes nome di pers. m. L. 175.
haierent pf. ind. 5.* pi. odiare
Et. 10.
Iriaires so,ft. f pi. camicia (v.
ted. haria) J. r° 25.
lianch V. anc.
Itaveir v. aveir.
hom sost. m. s. e pron. indef.
S. 9; L. 31, 73, 197; omne
L. 79, 207; pi. 211; omnes pi.
honestet sost. f. s. onestà E. 18.
liouor sost. f s. onore L. 2; -ors
pi. L. 7, 120.
honorez p. p. m. s. onorare L.
50; onorat pf. i. 3 s. 45.
bora 1) sost. f. s. ora L. 149,
205. — 2) avv. hor L. 151,
161; M. 15 (ms.); ora 95; or
L. 5, 167; ore J. 45, 55, 67,
69; [orjes 43.
Hostedun v. Ostedun.
humilit(i)et sost. f. s, umiltà L.
i avv, ivi L. 51, 55 ecc. no i,
noi, n(o)'i M. 14, 19, 24 ecc;
iu G, n, 6.
iestre inf, di esse Auc, p: 99.
Cfr. introd. p. Lxxiii.
iholt (> jholt) sost. m. s. (ca-
lidu) calore J. 26, 37.
il pron. m. s., G, S; E. 13; J.
1, 11 64; L. 8, 17, 21, 25 ecc.
ili L. 114; el 29,40,171,196
eu M. 21, 27 e 26. -- lo m,
e neutr. s. G. Il, 3; J, 68, 82
X. 14, 17, 21, 26, 77, 97 ecc.
M. 28, 74; Ilo L. 23 ecc.-, le
17, 77; V G.IL, 4 ; L. 25, 29 ecc,
\ (enclit,) J, 68, 81; L, 20, 43,
59, 78, 107 ecc.] u n non -M.
73. - lui L. 12, 44, 222,
232; dopo prep. E, 28; L. 4,
86, 107, 108; lui dat. J, 83
Ì..20, 16;liG. n,6;iE;.13,22
J. 27, 77, 80, 84; i. 42, 43,
46, 85, 87, 216; (enclit.) L. 110,
112. — il pi. J. 45, 64; L,
61. — los L. 166, 172, 226
les 214; les J. 57 {ms. le)
Is 64; els dopo prep. J. 3,
43, 67; — lor dat J. 9; llor
L. 206. - elle f s, E. 5, 6,
14, 17, 20; eir 15; - la ^. 3,
i
Olù8»ario.
131
4, 9; lo E, 19. — lei dat. E.
13; li 22. — las M. 11.
ille V. ilio.
ilio (iluoc) avv. Ih L. 178; ille
100.
in 1) avv. V. enz. — 2) prep.
in, G. 9, ecc.\ E. 2B; L. 3,
33, 35, ep; en E. 6, 19; /.
74, ecc.; JD. 95, 122, 141, 155,
172; M. 16, -17, 95 e J. p. 15,
n. 1; enl, el, e[uj v. li; en (in)
avant v. avant.
incontra prep, contro L. 70.
infans (enfan) infante.
inimix sost. m. s. nemico] Deu i.
L. 73; Deo -mi n. pi, E. 3.
in quid cong. purché G. 6.
in quant in tanto che G. 2.
inspietli sost, m. 8, spada L. 229.
int v, ent. '
intrer inf, entrare L. 95, 141;
-rar 98; -rat pf, i, 3 s. 66, 99.
io V. eo.
rpsum V, eps.
irae sbst, f, s, ira L, 79 ; ira, 75,
105.
ireist p. p, m, s, irato J, 3.
ist V, es.
iu V, i.
iusier sost, m. " gesier „ stomaco^
usato anche nel senso di fe-
gato, Bom., XXXVI, 476.
ivers sost, m. s, inverno J. r^ 16.
]a aw, già L. 37, 73; M, 28, 79;
ja non L, 92, 162, 168.
jantes sost f, pi, anatra Jér,
134.
jeo prov, pars io Boeve 6, 8.
Jesus. M, 13 (ws.)'
jholt cfr, iholt.
joefne giovane, Fanc, giudeo 38.
jo pron, pers. io Jér., 98, ecc.
Jorda nome di fiume M. 18.
jors sost. m. pi. giornea M, 94.
jos V, jus
joth pf. 3* s, giacere L, 163.
jotnn imperat i.» plur, unissi
Et, 14.
juise (porter) sottomettersi a un
giudizio Jér, 35.
jurat. pf, i, 3 s. giurare G, II. 2,
jus aw, giù L, 224; la jus L, 176.
juvent sost, m. s, gioventil L, 31.
Karlus nom^ di pers, G. 2; -lo
4, II, 1; -le 9.
kose V, cose.
1 =z lo, li, ecc. V. il, li.
la V, il.
labia sost, neutr. pi, ìat, labia
L, 181.
laboret p, p, m. lavorare J, 25.
lai aw, là L, 96, 232; M, 58.
laidenjet p, p. m, s, maltrattare
M, 21.
[laissier] inf, lasciare ; lazsier E.
24; laisse pr, ind, 3 s, L, 98;
laisei, -ssat perf. ind, 3* s, L.
127; laisera fut ù 3 s, 126;
. laist pr. sog, 3 5. -E. 28 ; laisses
impf. sogg, 3 s, L, 148; -ssas
106; laisse imp, 2 s. 95.
la jus aw, là giù L, 176.
la nel senso neutrale, Jér, 44.
larrai fut, i.* sing, di laer la-
sciare,
las a^r^r. «towco .7. 26.
lauder tn/l lodare L, 1; -dier
162, 168, 182; -daz p, p, m, s,
L. 38; -diez 41.
L%
GloBtario.
Laudeberz nome dipers. L. 205;
-bert 197.
lavet pf. L 3 8, lavare p. p, m.
8. M. 18.
lawras (levres) 808t. f, pL lab-
bra L. 157.
lazsier v, laìssìer.
lecun 808t f. 8. Lezione Et. 2.
legiers agg. 8. m. nel senso di
ornato piax^evole Jér. 14.
lei 808t. f. 8. legge L. 71.
les V. il, li.
Lethgiers nom de per8, 8ing. Lé-
• ger, ital, Leodegario, L, 50;
Letgiers 89; (sanct L[ethgier])
(//w. se. L.) 76, 81, 89, 103, 121,
143, 186, 213; obi 6, 68, 118,
140, 178, 180, 198, 223.
leuz 808t. w. 8, ftominat. luogo
C\ 32.
li 1) V. il. — 2) art. m. 8. [i]lli
dav. con8. E. 21; L. 10, 152,
153; lo dav. con8. L. 227,230,
234; V dav. voc. M. 15, 79;
1 (enei.) L. 191. — lo dav. cons.
K. 10, 14, 15, 22, 24; L. 38,
41, 83; M, 77; le, o le evan-
gelio p. 15, n 1 ; li L. 58; V dav.
voc. L. 17, 19, 55; 1 dopo voc.
dav. cons. al J. r^ 4; L. 14,
69, 191; del L. 31, 154, 235;
en 1 E. 19; u in eu M. 23
(ms. deu); e[u] 18. — li pi.
E. 3; J. 10; I/. 118, 211,
223. — les d>l. pi. E. 5, 16;
L. 90; lis 154, 170; li I/. 165;
los L. 233; M. 16; Is in als
L. 206, 238; dels L. 9, 236;
Mobre Is L. 230; 1 in del L. 3;
US in deus M 58. — la f. s.
E. 10, 23; M. 26; r P. X. 76,
174. — la o6/. *. E. 28; 1>. 158;
le E. 15; de la F, 8; Jf. 17;
en la i. 141; e la M. 22; T i.
237. — las Zr. 151; dels (ho-
nors) L. 1. — la neutr. pL
L. 181 (Paris eorr. les).
lier inf. legare L. 150.
lingua (lat.) sosL f. 8. lingua
L. 158, 169 (lingu').
Lisos (Lusos) nome di luogo. Li-
sieux L. 99.
litt(e)ras (lat.) sost. f. pi. let-
tera L. 18.
livre[i]as p. p. f. pi. M. 94 li-
berare.
Lodhuvigs nome di pers. m. G.
n, 1; -wig 5.
loi v. lo e i.
long agg. m. s. lungo L. 28; pi.
231.
lo[n]jamen aw. M. 72.
lor 1) il. — 2) pos8. {[ìjllorum)
L. 117, 120, 226; 9, 11.
los V. il, li.
Lotliiers Tiome di pers. m. L. 16,
20; -ier 49; Ludher cbh G. 3.
Is V. il, li.
lucrat pf. i. 3 s. guadagnare L.
214.
Ludher v. Lothiers.
lui V. il.
luteet (forse uguale a batejet)
p. p. m. s. bat tezzare M. 18.
Iz (Is) V. il.
in pron. end., v. eo.
maent pres. i. 3 s. restare E. 6.
magis V. mais.
magistre sost. m. s, maestro L.
22.
mais 1) aw. pia M. 90 ; ja . . . mais
113.
Glossctrio
2, 168. — 2) cong. L, 58,
188
maitire (matire) sosL f. «. ma-
teria Consolation de lìo'èci 16.
mais a^g. m. 8. L. 129, 160; mais
pL E. 6; /. 80; male f. s. J. 71 ;
mala L. 114.
malaureias (ms. malaureas) agg.
f, voc, pi, infelice M, 93.
manantise sost. f, 5. possesso,
possessione Jér. 140.
manatce sost. f. s. minaccia E. 8.
mandai pf, 1. 3 «. mandare L,
43, 87.
mas V, mais.
maserìn sost, m. s. obi. coppa
di Ugno (Schale aus Maser-
holz) Auc., p. 101.
Maxenz, Sanct M. nome di luogo
St. Maìxent L, 30.
Maximiien nome dipers. m. Mas-
simiano E. 11.
me pron. obi., v. eo.
medre sost. f. tnadre L. 130.
meis sost. m. pi. messo L. 86, 90.
mei so^it. m. ìnale J. 65.
mt^lz r. mieldre.
menat pf. i. 3 s. condurre L.
176; -neias p. p. f. pi. M. 95.
menestier sost. m. s. viesti-ere E.
10: mistier L. 81, IC^.
ment nost. f. #. senno E. 15.
meos m. s. mìo G. II, 2: meu'
^meie /' o. s. L. 93.
merchaans sost m. pi. m-rrcaot^^
M. DÒ.
mercit sost. f, s. grazia', -ci h.
188.
mes souL fa. $, tti/t^sTf, Et. 12.
mftscoLsir wm K^tUr< .!>//?., p. 90.
ii.r^ tj.lt *.orif. ./♦. jr, /?«-> a/Z/y Z*. ^>.
metreiet cond. S s. J.8 ; -ttreiet
67; misi pf. L 3 «. L, 22; mis
155;
meu V. meos.
mi pron. oò/. v, eo.
mieldre compar. m. s. migliore
L. 32; melz msglU) E. 16.
miei r^iate L. 101.
mis v. metreiet.
missae sost f. obi. s. messa L. 82.
mistier v. menestier.
molt V. mult.
monstier sost. m. s. convento L.
66, 95, 98, 111, 117.
monumen sepolcro M. 23.
morir inf. morire', mor, mors p.
p. m. s. X/. 115; morte f. sing.
s. E. 18.
mort sost. f. a. morte E. 28.
mostret p. p. mascli. sing. m/t-
strare J. 81.
mou sfjst. m. s. J. r^ 4.
mult avv. J. 8, 24, 20, 51, L. 163,
199. 207, 210; molt 101; mul
'molty L. 82. 143.
■e 1) V. non. — 2) part. ne' P.
n, 4; E. 7, 8; ned A'. 7; ni M.
72; ne si p. ensi.
negiint wssunft Et. 61.
nenil negaz. no Aìic., p. 98.
nercide part. pas. ferri, siruj. an-
nerito C. 61.
neuls arjg. m. s. nuUo G. II, 4;
niuls J. r* 228: niul M, g, r*
4: niule /. s. E. i).
nez p. p. nato L. 137.
ni V. ne.
nie8 «>jf. m. #. n''p*^>te J^r. >^.
Niniven non^e di b/rx^o, SiniK^,
J. r- 1. 19.
134
Glossckrio.
niul, niule, niuls, niul, v. neuls.
no V. non.
nodrit, v. lionrit.
noieds? (sarà necatus?) J. r°
13.
noit 808t f. 8. notte L. 195.
nom 808U m, 8, nome E, 14; L,
227; M. 13; nuni i. 56, 175.
non part non ; dav, a voc, L. 92,
164, 169, 171; dav, com. G, H,'
3; E, 9; L. 96, 97, 102, 162,
168, 231; nun G. Il, 6; no in
no i (noi) M, 14; no 'n M. 57;
no ì L, 18; non (noi) M. 73,
no Is L, 64; no s E. 20, 21;
no vos M, 71 ; non(t) ^. 5 ; ne
dav, voc, J. 71; dav, cons. 11,
22, 53; L. 31, 67, 59 (credrej
nnel 188.
nonqe avv, non mai E, 13:
nunquam (laL) G, 7.
nonrit ( nodrit )jp/'. i, 3 8. nutrire
E. 27.
nos pron, per8, pi. noi L, 6 ; obi.
pi. E. 26, 27, 28; L, 239; M.
56.
nostro po88. m. 8, no8tro G. 1 ;
nostr' M. 66.
noun 808t, m. s. nome Boeve 11.
(nt) V. ent.
nu V, non.
nunquam v, nonqe.
nus nessuno Lap. 37.
o pron. dim, neutro, ciò L. 40;
M, 26, 79; in o quid purché
G. 6.
o prep. con Et. 14.
ob V. ab.
observer inf. osservare L, 136;
-vat pf. i. 3 s. 71.
oc, oct V, aver.
occidere (lat.) inf. uccidere L.
220; occist pf, i, 3 8, L. 12.
odit 7?. p. udire J, 69; audit L.
235; aurez /"w*. 2 pi. L. 113,
151; oiet imp. 2 j9?. M. 11;
audit pf L 3 «. L, 42, 86, 187,
217.
(o)fendut p. p. s. offendere J.
hi (?).
oi atro, oggi J. 71.
oiet V, odit.
oli sost. m. 8. olio M. 56; oleo
(ia«.) 78.
ols sost, m. pi. occhio L. 154,
171.
om, omne v. hom.
onorat v. honorez.
or sost. m, s. (aurum) oro E. 7.
Cfr. anche bora,
oram imp, 1 pi. pregare E. 26.
orendreit avv, tosto, subito.
OS ;pron. dim, pi, m. obi Et, 25.
Ostedun nome di luogo Autun
L. 139; Hostedun 48.
oth, ott V. aver,
ov V, o Boeve, 28.
oyer inf udire Boeve 1.
oz sost. pi, obi, oste, esercito Cour.
56.
pagiens agg. m. s. pacano E. 21
sost obi. pi. 12.
paias impf, sogg. 3 s. conciliare
L. 108, 110.
pais sost. f 8. pace L. 109.
pais sost. m. s: paese L, 211.
paramenz sost. m. pi. paramento
E. 7.
parent sost m. pi. parenti L. 14,
117.
Glossario.
185
parlier (parler) inf. parlare L.
161, 169; porlier 167, 184.
part sost. f. s, parte G. Il, 3.
Paschas sost /*. pi. pasqua L. 80.
passions sost f, pi. L. 240.
pauset p. p. m. s. deporre M,
23.
pavor sost f. s. paura L. 76.
pechiet sost m, s. pi. L. 22B;
pechet M. 16.
peer sost m. s. pari J. 72.
peis comp. neutr. peggio L. 192.
Peitieus nome Poitou L. 191
penas sost f. pi. pena M. 94;
poenas L. 151.
penet p. p, dispiaciuto J. 25.
penre inf. prendere L. 150; prin-
drai fut. 1 s. G. 8; pres pf-
i. 3 s. L. 55, 145, 182, 185;
prest 132 ; prist 104 ; presdrent
3 pL L. 61, 210; presdra j?p/:
i. L. 86.
penssBz sost m. pi. pensieri L.
170.
penteiet impf. 3 s. rifl. pentirsi
J. 65.
per prep. per G. h) L. 36, 102;
M. 16, 77; par E. 29; por L.
114, 116. V. pr alci.
percussist impf. sogg. 3 s. di-
strarre J. 35; cutan ger. L.
134.
perdesse impf. sogg. 3 s. perdere
E. 17 ; -dut p. p. m. pi. J. 45,
21; -dud obi. s. L. 167; pordud
161.
perdonat pf. ind. 3 sing. L. 46;
-net 226; -nat p. p. 216.
perfectus (lat) agg. m. s. per-
fetto L. 33.
perfides agg. m. s. perfido L. 153.
perii sost m. s. pericolo J. 3, 66;
- -rils obi. pi. ro 27.
permessient pf. 3 pi. f persele-
rarélJ. cfr. p. 15, n, 1.
pero V. por o.
pesat pf. i. 3 s. pesare L. 219.
pescion sost m. pesce J, r° 12.
piers sost m, pari L. 59.
piez sost. m. obi. pi. piede L. 165,
230; pez 224, 233.
pis sost m, pi, obi. piccò, ascia
Jér. 105.
plaid sost m. obi. s. piato G. 7.
pleier inf. piegare E. 9.
poblo sost m. 9. popolo G. 1 ;
poble L. 186; poblen? 83.
podir inf. sost. potere G. 3; po-
dra fut 3 s. L. 162, 168; pois
pr. i. 1 s. G. Il, 4, 5 ; pose L.
96; pod 3 s. L. 40, 165; poth
64; pot 135; M. 74; pf 3 s.f
L. 141, 188, 218; poem pr. 1
pi. M. 73; pouret ppf. i. 3 s-
E. 9 ; posciomes pr. sogg. 1 pi.
J. 33; podist impf. sogg. 3 s.
J. 11.
poem V. podir.
pois V. podir.
polle sost f. s. fanciulla (puUa)
E. 10.
pont negazione -M. 57.
ponz sost. m. s. sogg. impugna-
tura della spada Jér. 3.
por prep. per E. 7, 8, 26; J. 42,
r° 9; I/. 4, 24, 88 etc.\ prò (lat)
G. 1.
por ciò que perciocché L. 53.
pordud (perdut) L. 161.
porent pf ind. 3^ pi. potere (po-
dir) Et 24.
porlier v. parler.
136
Gloisario,
por aw, per ciò E. 11, 18, 20 ;
J. 70; porr o L, 147; porr o
que perciò che 64.
por quant tanto L. 135.
por que cong. perchè J. 30; -quet
V, p. 15, n. 1.
porpensent ind, pres. 5* pL ri-
flettere Et. 25.
porrunt fut. 5* pi. potere Et. 25.
porter inf. portare L. 2.
pos V. post.
pose, posciomes v. podir.
post Qat.) prep. dopo E. 28; pos
dopo che L. 96.
pot, poth, ecc., V. podir.
pr aici aw. (= per aici) per di
qui M. 28.
prediat pf. i. 3 s. predicare L.
213; pretiet j>. p. s. J. 19; preier
inf. L. 185.
preiement sost. m. s. preghiera
E. 8.
preier v. prediat.
preier inf. pregare E. 26 ; L. 147,
185; preirets fut. 2 pi. J. 78;
preia pf i. 3 8. L. 106, 108
pritrent 8^ pi. Et. 38, preiest
imp. 2 J9Z. J. 78; preiet (m^.
-at) M. 11.
presdra v. penre.
presen agg. neutr. s. presente M.
12.
presentede p. p. f. s. presentare
E. 11.
pretiet v. prediat.
primes aw. anzitutto Boeve 9 ;
L. 1.
prindrai, prist v. penre.
priser pari. p. m. 8. pregiare
Boeve, 11.
prò V. por.
promest pf. i. 3 s. promettere
L. 192.
pruz agg. sing. m. prode Boeve 14.
pulcella sost f. s. fanciulla E.l.
qu' V. quar, que, qui.
quae v. quar, que, qui.
qual pron. rei. f. s. quale L. 149,
205.
quandius cong. fintanto che L.
49, 69, 111.
quant quanto in q. G. 2 ; por q.
L. 135. — 2) cong. quando
L. 13, 79.
quar perchè L. 129 car J. 43;
quae 168; (que, lat. quid) L.
122; que M. 28, 79 (77); qui
L. 166.
quarz agg. num. m. 8. quarto
L. 227.
quatr' quattro L. 221.
que 1) V. anz, mais, o, por o,
per que, por ciò que, por que,
quar, qui, tam. — 2) compar.
che qu' E. 17. — 3) cong. E.
26; J. 35, 37, 78, 81, 83; !.. 18,
87, 110 dav. cons. L. 6, 148;
dav. voc. quid G. 6 ; qued E.
14, 27; quet J. 27, 74, ecc., r"*
16; qu' E. 6.
quens sost. m. s. conte Boeve 10.
qued V. que.
queret pres.' ind. 2 pi. chiedere
M. 56, 73; -rei/ imp. 2 pi. M.
74.
quet V. que.
quev V. chieef.
qui rei. m. s. G. 8; L. 15, 26,
32. — chi m. s. dav. cons. E.
6, 12; J. ro 18, 29; M. 74; chi
dav. voc. pi. J. 68, 79. — que
Glossario.
137
m. s, L, 12, 232; M, 15; dav.
voc, L. 125; dav. cons. X/. 10,
209, 236; M. 58; dav. voc. L.
225; ?iew^r. J. 77; ilf. 11, 12.
— quet m. 8. J. 65, 70. — qu'
neutro 8. L. 156; m. «. 219.
— cui G. n, 4; L. 29, 208,
240; obi. indir. L. 164, 175. —
dont E. 13; dunt J. 40, 69.
quid t;. que.
quidies sogg. per8, credere (cui-
dier) Alte., p. 98.
rades a^g. m. 8. rapido Auc. p. 98.
raizons 808t. f. pi. ragione L.Bb,
190.
ralat pf. i. 3 s. andarsene L. 90,
122; -let 84; -Igent |>r. sogg.
3 p^. 120.
raneiet pr. sogg. 3 5. rinnegare
E. 6.
re v. reis.
recimer inf. L, 126.
reciwre (receivre) inf. ricevere
L. 57; -ciut pf. ind. 3 5. L. 21,
130 ; -ciu 27 ; Et. 4 -ciu(n)t
L. 237.
reclus 505i. m. prigione L. 155.
reclusdrent p/l i, 3 |>Z. impri-
gionare L. 178.
recomanda ^r. i. 3 s. raccoìnan-
dare L. 194.
re9ut V. reciwre.
regiel agg. f. s. regale E. 8.
regnet sost. m. obi. regno L. 72,
116.
regne sost. m. s. regno L. 132.
regnevet impf. i. 3 s. regnare
L. 15.
reis sost. m. s. re L. 20, 49, 67,
85; rex (lat.) E. 12, 21; L. 115;
rei obi. s. L. 14, 41, 54, 62 83
re 60.
rendet pf. ind. 3* s. rendere L.
215.
renge sost. f. s. cintura Auc. p. 98.
repausement sost. m. s. riposo
J. 31.
repauser inf. riposare J. 28.
resors p. p. risuscitare M. 26.
restaurat pf. i. 3 s. ristaurare
L. 181.
retumar inf. ritornare G. II, 3, 4.
resnes sost. f. pi. redine Auc,
p. 98.
revenir inf. rivenire J. r^ à] -nist
impf. sogg. 3 s. L. 87.
revestiz pf. 3 s. rivestire L. 145,
rex V. reis.
roisin sost. m. s. uva (raisin)
Au^c.j p. 101.
roors (?) sost. f. s. aurora (?) cfr.
T'uode L. 203.
róut V. aver.
rova (rovat) pf. i. 3 s. pregare
L. 65, 196, 200; rovat L. 18.
150; roveret ppf. i. 3 s. E. 22 ;
ruovet pr. ?. 3 s. E, 24.
ruode sost. f, s. ruota L. 203.
s V. il, se, SOS.
sa V. SOS.
sagrament giuramento G. II, 1.
saignos sost. p. voc. signore Et. 1.
sajas agg. f. plur. saggio M. 76.
salut sost. f. s. salvezza G. 11.
salvament sost. m. s. salvezza
G.2.
salvar inf. salvare G. 3; -varai
fut. 1 s. G. 3.
sancz agg. m. s. santo L. 50;
sanct 76, 81, 89; sanz L. 39;
138
Glostario,
sanct obi s. 30, 68, 118, 140,
178, 198, 223; sant 6; sancz
obi pL L. 2; sanz a 238.
sans, sant, ecc. v. sancz.
sas V, SOS.
saunz prep. senza Boeva 32.
sauvaire (ms. salv-) sosL m. «.
salvatore M. 13.
save m. pi. nom, sapiente, Et. 19.
savir inf. sapere G. 3; savier L.
23; saveiet impf. i. 3 s. J. 10;
soth pf. i. 3 s. L. 89, 156; sot
77 ; sowrent 3 jpZ. 116 ; soust
impf. sogg. 5* sing. C. 64.
scriptura sost. f. s. Scrittura
M. 26.
se pron. rifl. 5C J. 26 ; L. 51, 115
224; ob se L. 28, 164; a se 43;
si L. 70, 110; dav. voc. s' i.
66, 122; J. 28; encZ«. s ^. 18,
20, 21; J. 66; i. 28, 65, 89, 206.
seche agg. f. «. secco J. 36.
sed se L. 169.
seét imperai. 2» jpZ. sedere Et. 2.
sei V. SOS.
seietst, seit v. estrai,
seint santo Et. 6.
sempre aw. tosto E. 10; L. 37,
39, 40, 44, 94, 234. 22.
sendra sost,*m. s. signore G. Il,
2; senior L. 76, 239; seniors
obi. pi. L. 8.
sens prep. senza L. 84.
seran, seret v. estrai,
sermons sost. obi pi discorso L.
36.
seros sost. f. pi sorella M. 76.
serw (serf) sost. m. s. servo L.
180.
servir inf. servire E. 4; -vier L.
24; 'Yìàpf. i. 3 s. 29; -vist
impf. sogg. 3 s. 44.
seu V. SOS.
seule .90^^. m. «. mondo E. 24.
si 1) cowflF. 58 /S: 27, 30; L. 171,
173; — 2) avv. (co) sì G. 3;
I/. 10, 37, 165, 169,183; si...
cum J. 68; si cum G^. 6 ; J. 45 ;
1/. 182, 184, 203, 204. — pari.
J. 7, 15; L. 66,194, 201, 206;
e si J. 20, 66; X/. 6; et... si
L. 84. — 3) V. se.
siec pres. ind. i* j>er«. s. di setr
sedere Auc, p. 98.
signes sost. m. mirizcolo pi L.
209.
sist pf. 3* p. sing. J. 21 ; Ave. e
nic., p. 98, 69,
sit V. estrai,
sobre prep. L. 230; super {lat.)
166; soure E. 12; sore J. 27.
socors so«<. m. s. soccorso M. 78
soi V. 1) estrai. — 2) v. sos.
soi 908^. f. 8. sete Lap. 40.
solt pr. o pf. i. 3 s. solere J. 1.
son v. estrai.
SOS poss. li suos L. 10. — son
senza art. G. 5, II, 1; L. 72, 81,
126, 180, 198; con V art. L. 31.
— so L. 60, 62, 103; sun J. 30 ;
sen 27 ; sem. 72 ; lo suon E. 16 ;
al suo L. 69 ; li seu 58. — soi
(sei) pi; L. 14; sos, ssos dopo
voc. L. 2, 69. — sa obi s. E.
17; L. 46, 88; s' 22; se Aue.
p. 100 ; souue E. 29 ; siue Aiic.
p. 100; suo G. 3; su' L. 3. —
ses L. 146.
sost prep. sotto J. 35.
sostendreiet cond. 3 s. sostenere
E. 16; sustinc L. 240; -ting
10; -tint 236.
sosterin agg. m. s. sotterraneo
Auc.y p. 101.
sot, soth V, savir.
s Olire V, sobre.
soveir inf, sost s. sonno J. 30.
sowrent v. savir.
spiritici (zgg. 8. spirituale L. 215;
e(t)spiritiels pi, 172.
stanit V, tanit.
sun, STint V. estrai,
sun, suo, suos v. sos.
%uon sost m. s. suono E. 15.
sus aw, su L. 234 ; sus en ^. 6 ;
s. e M. 22.
t V. tos, tu.
ta V, tos.
tal V, tels.
talier inf. tagliare L, 157; talia
pr. i, 3 s. 233.
tan aw, tanto L. 160.
tanit pr. L 3 s, (tenet?) teTiere
G, II, 4. piuttosto franit?
tas V, tos.
te V. tu.
tels pron. m. s. L. 73; tiel s, 65,
144, 207; tal 138; tels obi. pi.
L. 209. — tels f. 8. 79, 208;
J. 41; tels pi. L. 240.
temps sost. m. s. tempo L. 5;
pi. L. 13; tiemps 28, 32.
tener inf. tenere L. 93; tìngpf.
3 s: 28.
tens Boeve 12 v. temps.
terra sost. f. s. terra L. 163 ; M. 16.
Theoiri nome di pers. m. Teode-
rico L. 58.
tiel V. tels.
ting V. tener,
tiranz sost. m. s. tiranno L. 152;
-ant 8. 191.
tolir inf. togliere E. 22' tollut
p. p. m. 8. L. 229.
Glossario. 139
toldrunt fut. 5* piar, togliere.
Et. 20.
ton 1?. tos.
torment sost. m. s. tormento L.
12, 173,
tome pr. i. 3 s. rifl. andarsene
L. 206.
tos poss. m. 8. L. 92.
tost aw. tosto E. 19; J. 57; M.
79.
tot a^^. e pron. m. s. L. 148;
toth 126, 159. — tot neutr. s.
L. 88; toth 102, 106. — tuit
m. pi. E. 26; L. 61, 211; toit
116. — toz pi. L. 166; tot M.
94.
tramist pf. i. 3 s. trasmettere h^
86, 221; -mes p. p. m. s. M,
27.
tres m. pi. L. 223.
tresque en sino in Jér. 48.
trestuit a^g. pi. m. tutti L. 212.
trist agg. m. s, triste L. 143.
trop aw. troppo M. 40, 50, 55, etc.
trovat pf. i. 3 s. trovare L. 100.
tu pron. pers. tu J. 20.
te compi.' dir. L. 94.
n 1) V. uns, il, li. — 2) (lat.y
aut J. 22.
umbre sost. f. s. ombra J. 17.
unanime agg. pi. unanim/e J. 74..
unque, unque v. omque.
un num. e art. ind. L. 227; un
8. J. 27, 35; L. 55, 66, 228-
M. 13; u (dav. a e m) L. 22^.
95, 98. — une s. E. 22.
US V. li.
Tadart nom£ di pers. m. L. 227..
vai, van v. aler.
f
140
Glossario.
ve V. venir.
veder inf. vedere] veet pr. i. 2
pi. M. 68; vid. pf. i. 3 s. L.
144, 149, 188, 189, 201, 205,
218; vit L. 90; virent pf. i.
6 L. 209; vidist sogg. imp. 3*
8. L. 138.
veintre inf. vincere E. 3 ; ventre
L. 64.
venir inf. venire E. 28; L. 212
venra fui. 3 s. M. 28, 79
vint per/*, ind. 3 s. J. 36; L.
129; vin 208; venit M. 16
vindrent 3 pZ. L. 117, 223
vindre j). f. L 3 5. Z/. 202.
veritiet sost f s. verità L. 34.
verme sost. m. s. verme J. 35.
yiarie avviso Jér, 138.
vid V. veder.
vine sosi. fer, vigila C. 55.
virge sost f. s. vergine M. 17;
virgines (lat.) voc. pi 11.
virginitet sost. f. s. verginità E.
17.
yisitet pf. i. 3 s. visitare L. 180.
visquet V. vivre.
vit V. veder.
vituperet p. p. m. s. sfigurare
L. 159.
vivre vìvere; viv pr. i. 3 s. L.
196; visquet pf. i. 3 s. 49.
vivs adj. m. s. vivo L. 137.
voi sost. m. volontà S. 12.
volat pf. i. 3 s. volare E. 25,
volere (lat.) voi pr. i. 1 s. L. 96;
vols 2 s. L. 94 ; volt 3 s. (pf f)
E. 24; L. 136; voi i. 57, 101,
147, 199; volunt Spi. 60; vol-
drent pf i. 3 pi. jBJ. 3, 4; vol-
dret p. pf i. 3 s. 21.
voltiz agg. m. s. nom. munito di
volte, Jér. 124.
voluntiers avv. volontìeri Lu 97,
130.
vos pron. pers. voi L. 113; M,
15; e. dir. M. 78; e. indir. L.
7, 9; M. 11, 12, 71, 73,74,94.
vost pron. f. pi. J. 75; M. 76
(ms. vostras).
zo t?. co (90).
INDICE DELLE EIPEODUZIONI
Testo I (p. 2).
Giuramenti di Strasburgo.
Scrittura carolina minuscola, che si può attribuire allo
:Scorcio del sec. X. Codice scritto senza dubbio in Francia, come
pensa ancbe per argomenti interni G. Paris, Miscellanea Caix-
Canello, p. 87. Fra i tratti notevoli, segnalo et espresso col nesso
corsivo db e non con la nota tironiana, la quale « non ostante
la sua origine, è una forma relativamente moderna, una forma
<ìioè raramente adoperata prima del mille ». Frano. Nitti,
Arch, stor, ital., s. XII, voi. V, p. 259 e C. Cipolla, Monu-
mienta novaliciensia vetustiora, II, Roma 1901, p. 9.
Testo II (p. 6).
S. Eulalia.
Scrittura carolina minuscola, attribuibile al sec. IX;
Testo III (p. 10).
Jonas. '
Fine del sec. IX, in gran parte in note tironiane.
Testo IV (p. 16),
Saint liéger (1).
Scrittura carolina della fine del sec. X o del principio del
^secolo seguente. Noto duistrent (v. 14) e ah u mag, (v. 22)
ove Vu e rappresentato da un o con un v sovrapposto.
(1) Mi sia concessa una piccola rettifica. Si mettano due punti
dopo il V. 14 e virgola dopo il v. 15, come ha mostrato P. MEfEB,
JRom. XXIII, p. 8.
142
Testo Vili (p. 51)
Frammento di Alessandro»
Scrittura del sec. XII.
Testo X (p. 68).
Chanson de Roland.
Scrittura angle -normanna della tìne del sec. XII^
Testo XIII (pp. 80 e 82).
Prediche di Bernardo di Clairvaux.
Le due tavole ( pp. 80 e 82 ) danno un' idea dei due codici r
parigino e berlinese. La scrittura del primo panni un po' più
ajitica di quella del secondo. Siamo (cfr. p. 83, nota) sul finire
del sec, XII o sul principio del sec. XIII, e forse si può con
qualche confronto serrare i due limiti estremi. La mano del
codice berlinese presenta un' evidente somiglianza con quella
di Jean le Borgne, amanuense nel 1183 del ms. della storia
scolastica di «Pierre le Mangeur», di cui qualche linea è-
data dal Prou, Manuel de Paléographie, pi. Vili. La scrittura
del nostro codice berlinese è un poco più serrata — il che
parla per una minore antichità del manoscritto — mentre il
cod. parigino ha le lettere più aperte e di forma più antiquata*
Attribuirei dunque alla seconda metà del sec. XII il cod. di
Parigi e alla prima metà del sec. XIII il ms. di Berlino senza
però discendere troppo verso il 1250.
Testo XVI (p. 90).
Scrittura gotica minuscola del sec. XIII.
INDICE;
Prefazione Pag. m
Introduzione. Vocalismo tonico » xv
Vocalismo atono » xxvii
Consonantismo » xliii
Morfologia (Declinazione) .... » lui
» (Coniugazione) .... » lxv
Tratti principali caratteristici degli
antichi dialetti » lxxvii
Testi . . . Giuramenti di Strasburgo Pag. 3
Sequenza di S. Eulalia » 7
Jonas » 11
Saint Léger » 16
Cantico dei Cantici » 34
Mystère de V iìpoux » 38
Epìtre faroie de la Saint-Etienne- . . » 45
Frammento di Alessandro » 49
Vita di S. Alessio » 54
Chanson de Roland » 59
Viaggio di Carlomagno a Gerusalemme » ' 66
Couronnement de Louis » 73
Prediche di Bernardo di Clairvaux . . » 81
Li Cumpoz de Ph. de Thaun .... » 84
Tristan di Béroul » 87
Chevalier au Lion » 91
Chanson d' histoire » 94
Boeve de Haumtone » 96
Aucassin et Nicolette » 98
Lapidario estense » 103
Il fanciullo giudeo » 107
De Consolatione Philosophiae .... » 110
Glossario » 121
Indice delle riproduzioni » 141
ERRATA.
P. yiiii 1. 24 Philipon; p. xxiii, 1. 22 entire»; p. xxviii § 40 ei proviene;
1. le proviene ; p. xxix, 1. 11 o in no ; p. zzx, 1. 15 carta xii ; p. 5, 1. 5
BuBauY; p. 9, 1. 23 Literatur; p. 35, v. 47 m'unt; p. 48, v. 11 eadrecerent;
p. 68, V. 50 ne.